Cesare Cremonini, le regole dei LùnaPop e l'incontro devastante con la malattia

In occasione dei vent'anni di "50 special", il cantante bolognese si racconta in una intervista dove ripercorre i momenti chiave della sua vita professionale e umana

Con la sua '50 special' ha incorniciato l'estate di un'intera generazione e quel ritornello "ma quanto è bello andare in giro con le le ali sotto ai piedi" è stato il leit motivi di tante serate spensierate. Da allora sono passati esattamente vent'anni (era il 20 maggio del 1999) e la vita di Cesare Cremonini è cambiata parecchio. I LùnaPop durarono giusto il tempo di un album "Squerez", poi si sciolsero. E lui continuò da solista. Sui motivi che portarono a quella scelta si è saputo sempre poco. O almeno fino a qualche giorno fa, quando lo stesso Cremonini ha deciso di raccontare in una lunga intervista rilasciata a Walter Veltroni per la rivista Sette del Corriere della Sera le vere motivazioni, non tralasciando di accennare al suo privato, fatto di momenti duri, che hanno segnato in qualche modo la sua esistenza.

Perché si sono sciolti i LùnaPop

Successi come "Un giorno migliore" e "Qualcosa di grande" diedero una spinta pazzesca al gruppo, ma Cesare Cremonini scelse la strada da solista. "I LùnaPop si sciolsero perché le regole che tenevano in piedi un progetto musicale composto da ragazzi così giovani erano regole strane, utili ma molto difficili. La prima era: i genitori fuori dalle scatole. La seconda: possibilmente anche le fidanzate. Regole impossibili da rispettare, per ragazzi tra i diciassette e i diciotto anni, tutti di famiglie borghesi. Figli della Bologna che coltivava il valore della famiglia, quindi del condividere la vita dei figli. I Lunapop diedero vita ad un progetto che ebbe un successo straordinario. Ancora oggi l’ultimo grande successo della musica italiana, dal punto di vista discografico. Nel momento in cui si ruppero questi equilibri, queste regole divennero impraticabili, non era più pensabile poter continuare".

L'ictus del padre

Un'altra tappa importante nella vita di quel ragazzotto che negli anni 90 cantava di colli bolognesi, di vespe truccate e della scuola che non va è stato l'ictus di suo padre. Un'esperienza molto forte dal quale Cesare Cremonini sarebbe venuto fuori diverso, cambiato per sempre. A Walter Veltroni l'ha raccontata così. "Qualche anno fa mio padre ebbe un ictus davanti a me, a cena. Stavamo passando una bella serata in due in Piazza Santo Stefano, una delle più belle cartoline di Bologna, quando le sue parole cominciarono a cadere sul tavolo. La sua voce spariva e tornava accompagnata da un fortissimo mal di testa. Decidemmo di tornare a casa. Una volta arrivati nelle campagne fuori Bologna dove ancora vive, smise di parlare. Lo portai in ospedale attraversando chilometri di strade in mezzo ai campi senza badare ai semafori e agli incroci. Continuavo a raccontargli di quando ero piccolo e lui mi addormentava con delle improbabili favole inventate. Improvvisavo alla meglio per cercare di tenerlo sveglio, mentre lui emetteva frasi sconnesse. Arrivati all’ospedale Sant’Orsola lo operarono immediatamente e mi ritrovai a pregare per lui nella sala di aspetto. ‘Dio, fammi risentire ancora una volta la sua voce!'".

L'incontro con la fede, il cambiamento

Quello fu il primo e vero incontro con la fede, grazie alla quale avrebbe guardato gli eventi in modo diverso, dando più importanza agli attimi e meno alla superficialità delle cose. "Anche se vorrei non capitasse mai più, quel momento ha cambiato profondamente la mia vita, racconta, il mio rapporto con lui e la mia spiritualità. L’intervento riuscì e dopo due settimane di silenzio e balbettamenti mio padre tornò a pronunciare il mio nome correttamente. Pochi giorni dopo era di nuovo in ambulatorio a visitare i suoi pazienti". Certo, lo spavento resta, impresso a ferro e fuoco nella memoria. E fa quasi male solo a ropensarci. "Sentire la sua voce sparire e rendersi irriconoscibile è il momento che vorrei poter cancellare dalla mia memoria".