[Il ritratto] Così Casco d'oro ha perso e ritrovato i capelli. La lotta col tumore di sua maestà Caselli

E' la regina della discografia italiana, l'unica discografica a fare ancora da talent scout e a lavorare per anni attorno ad un talento scovato con passione. Dagli anni dei successi beat alla chemio, con rinascita

Caterina Caselli ai tempi del 'casco d'oro'.  A destra, la produttrice oggi
Caterina Caselli ai tempi del "casco d'oro". A destra, la produttrice oggi
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

I capelli raccontano una verità. Una rinascita. La donna più potente della discografia italiana (da quando Mara Maionchi è diventata un personaggio televisivo) i suoi capelli un tempo scolpiti e decolorati nel mitologico casco d'oro, li ha visti cadere uno per uno. Mentre cominciava la battaglia contro il tumore. Vissuto in modo privato, nel ritiro familiare, per farsi poi rivedere alla festa di fine anno in casa Sugar (l'etichetta discografica), una Caterina Caselli che fra gli applausi e la commozione, sotto il copricapo proteggeva i segni delle chemio. Rinascere a 73 anni significa riprendere fiato dopo un periodo duro, doloroso, triste, in cui il sostegno psicologico e quello medico erano fondamentali per affrontare qualcosa di completamente inatteso, e che non ti lascia spazio per molto altro. Oggi che i capelli sono corti e nessuno si vergogna di un look sale e pepe, Miss Sugar fa i conti con se stessa e con una vita che ha saputo essere straordinaria da molti punti di vista.

Addio vecchie priorità

In una intervista sul Corriere della Sera, Caterina Caselli ha raccontato: "Pensavo che la mia vita fosse infinita. Questa esperienza mi ha fatto capire che non lo è. Allora ti rendi conto delle cose che contano, degli affetti che contano e anche dei privilegi che hai. Ti rendi conto che è successo qualcosa per cui le priorità cambiano, ora c’è un lavoro nuovo che devi fare che non avevi previsto e che ha bisogno del tuo tempo e del tuo corpo". E di privilegi nel corso della sua lunga carriera, la modenese Caselli ne ha meritati e costruiti parecchi. Cogliendo al volo, ancora giovanissima, il rifiuto di Celentano di cantare Nessuno mi può giudicare, che diede a lei un grande successo. Poi lasciandosi plasmare, da ragazza della provincia emiliana tutta amori per il beat, per il soul e per Ray Charles che andava sul palco con capelli selvaggi e psichedelici, a casco d'oro scolpito apposta per lei dagli stilisti Vergottini. Fra il 1965 e gli anni immediatamente successivi, Caterina Caselli diventa un mix micidiale: la ragazza apparentemente composta e rassicurante che lascia affiorare un nuovo modello femminile, indipendente e sfuggente al modello italiano casa-famiglia-lavoro stabile-canzoni-di-Modugno. Da Nessuno mi può giudicare a Perdono e Sono bugiarda (cover di I'm a Believer dei Monkees, scritta da Neil Diamond) fino a Insieme a te non ci sto più diventa la prima ragazza del Piper, ancora prima dell'aliena Patty Pravo. E scala classifiche e vertici dell'industria dello spettacolo. Allora le priorità erano altre.

Il desiderio di una famiglia

La Caselli degli anni Settanta non è più casco d'oro. Cambiano mode e suoni e lei, che punta su un suono sofisticato e un'immagine diversa, non viene capita. Nel 1970 conosce e sposa Piero Sugar, figlio del potente discografico Ladislao titolare della omonima etichetta. Cinque anni dopo si ritira dalle scene. Comincia la sua seconda vita: andare a caccia di talenti e dar loro spazio ed occasioni. La fila di belle scoperte è lunghissima. In ordine temporale sparso, ricordiamo: Paolo Conte (che scriverà per lei Insieme a te non ci sto più) Elisa, Bocelli, Negramaro, Avion Travel (quelli cantautoriali degli ultimi anni), Giuni Russo, Gerardina Trovato, Francesca Michielin, Erica Mou, la meteora Gazosa, Paolo Vallesi. Lascia l'azienda discografica di famiglia a Piero, suo figlio, già presidente della Siae. Una dinastia di assoluto peso nella produzione discografica italiana, nome di primo piano nelle edizioni musicali. Oggi Caterina Caselli è un po' come la regina Elisabetta: un'istituzione, rispettata al di là di tempo, mode, intrighi produttivi del momento, trend sonori. Una regina, felice di fare la nonna di tre nipoti e di funzionare da "gradino", come lei stessa dice: lasciarsi salire addosso dal talento per lanciarlo definitivamente. Il tumore è arrivato l'ha segnata, ha ricordato a tutti la sua fragilità. La stessa umana finitezza che il cameriere di sua maestà vede ad ogni risveglio mattutino, fra vestaglie, pantofole, e la fatica bella di affrontare le sfide di una nuova giornata.