Non solo l'ospedale e l'incidente. Perché Blanco è un fenomeno che non si era mai visto prima

Perché piace tanto? Perché ha venduto 320mila biglietti in pochi minuti, senza soluzione di continuità da Nord a Sud

di Massimiliano Lussana

E’ metà pomeriggio di un torrido martedì del primo giorno d’estate quando dal profilo Instagram seguitissimo di Blanco, che si chiama @blanchitobebe, appare una foto del tutto inattesa: c’è lui, Riccardo Fabbriconi, vero nome di Blanco, in un letto d’ospedale. E c’è un testo che non parla del motivo, rassicura sulla salute attuale, ma dà la peggiore possibile notizia per tutti i suoi fans, soprattutto quelli che aspettavano la prima data italiana del suo tour dopo l’apertura di Locarno, quasi una data zero, al Connection Festival, due giorni fa.

Dice Blanco: “Ciao belli, purtroppo ho avuto un incidente per il quale devo per forza restare a riposo… (ora sto bene). La data del 24 a Genova sarà rimandata a un altro giorno vi voglio un mondo di bene e amo la musica più della mia salute per questo non sapete quanto soffro a non poter essere sul palco quel giorno spero di non deludere nessuno. Vi aggiornerò sulla nuova data in cui la sposteremo. Per lo stesso motivo non sarò presente ai tim summer hits di Roma del 23 giugno e recuperiamo e ci vediamo il 1 luglio a Rimini. E non riuscirò neanche il 25 per la festa di radio deejay. Chiedo scusa. Vi voglio bene . @Blanchitobebe”.

Integrale, punteggiatura mancante compresa. E’ una notizia, è la Notizia dell’estate della musica.

Perché Blanco è un fenomeno che non si era mai visto nella storia italiana e vedere polverizzati 320mila biglietti in pochi minuti, senza soluzione di continuità da Nord a Sud, senza differenze fra una città e l’altra, senza alcuna sfumatura di latitudine e longitudine, è qualcosa che non si era mai vista in Italia. Certo, c’è stata Modena Park. Certo, c’è stato Campovolo. Certo, ci sono stati i grandi festival. Ma questa è un’altra storia.

Perché con Blanco non si parla di un grandissimo evento sold out di un grandissimo nome, ma di una serie di esauriti ovunque in un tour per un cantante che era conosciuto quasi esclusivamente dai ragazzini (e dai loro genitori) prima del trionfo a Sanremo e della partecipazione all’Eurofestival e che è passato direttamente nell’Olimpo in pochissime settimane. Paola Donati è la numero uno dei direttori di palco italiani, insieme a Nicolò Sasso la più stretta collaboratrice di Vincenzo Spera, presidente di Duemilagrandieventi e di Assomusica, l’associazione che riunisce tutti gli organizzatori di concerti. E Paola spiega: “Faccio questo lavoro da tantissimi anni, ma un exploit come quello di Blanco non l’avevo mai visto. Forse, qualcosa di simile, si è avuta all’inizio del fenomeno Lunapop, ma così, in queste dimensioni, mai”.

Insomma, oggi Blanco è il numero uno, quantomeno per la generazione Z.

Ma, in qualche modo, le sue ultime settimane sono proprio la fotografia della generazione Z, fra trionfi (enormi) e cadute (piccole). Da fenomeno, l’attenzione su di lui si è moltiplicata e quindi ogni cosa che fa o dice, pensieri, parole, opere e omissioni sono elevate a potenza.

Così, ovviamente, Blanchito è stato protagonista del Radio Zeta Future Hits Live che Lorenzo Suraci, l’uomo che ha reinventato la radio e la radiovisione in Italia, ha trasformato in un evento assoluto, riscontrando un seguito tale da replicare per la prima volta un programma nella storia della galassia delle sue emittenti.

Insomma, quel giorno, alla cavea dell’Auditorium di Renzo Piano, quasi fosse un personaggio di un romanzo di Carlo Piano, un protagonista delle domande perfette di Elsa Piano, una citazione sempre azzeccata di Flora Di Tullo, Blanco si è arrampicato sul muro, rischiando, ma regalando ulteriori emozioni ai (alle) sue fans.

E poi, mentre al tigì1  andava in scena lo psicodramma del cambio di conduttore, il suo video “Nostalgia” veniva presentato con i titoli di apertura dell’edizione delle 20, come accade per i grandi eventi. E la notizia è che un evento lo era per davvero.

Insomma, tutto quello che tocca Blanco di questi tempi diventa oro. Cito fior da fiore. Viene scelto dal Papa per cantare in piazza San Pietro davanti a 80mila spettatori. Polemiche. E trionfo.

Si lancia sul pubblico durante un concerto a Roma. I ragazzi, troppo impegnati a riprenderlo con il cellulare, lo fanno cadere. E lui posta tutto su Tik Tok spiegando che “ho spaccato” e “sono spaccato” non sono concetti così diversi.

Canta, come sempre, con le mutande in vista e qualche ragazza pensa bene di testare la bellezza di Blanco. Polemiche sul fatto se si possa configurare una qualche forma di violenza sessuale. Ma è roba per titoli da giornale, non certo da sue rivendicazioni.

Canta con Mahmood, ma nel backstage traspare freddezza. Tutti i giornali e i siti fanno articoli sul fatto che i due hanno litigato. Ma dopo qualche ora i due postano su Tik Tok una storia in cui raccontano che vanno d’amore e d’accordo.

Va in vacanza con la nuova fidanzata, una ballerina, e la fidanzata storica esprime la sua amarezza, dopo averlo supportato in tutti gli inizi, e tutto questo diventa notizia. Insomma, potrei continuare per chilometri di lettere, ma il concetto è chiaro. Tutto ciò che Blanco fa o dice diventa, perciostesso, notizia.

E la sua foto in ospedale e il rinvio del concerto genovese diventa, perciostesso, la Notizia.

Fra l’altro in un festival come The Next Day, al Parco scientifico e tecnologico degli Erzelli, della generazione Z è il manifesto assoluto, tanto che qualche settimana fa, in una cena a Sestri Ponente con Walter Pilloni, il sindaco Marco Bucci scherzava con alcuni vecchietti sestresi: “Tanto lo so che poi venite tutti su nella collina qui sopra a vedere Blanco…”. Poi, certo, questo evento, che è uno Spin Off del classico Boa Goa di Totò Miggiano, è talmente grande che ha dovuto scontrarsi contro una sorta di maledizione che l’ha colpito: il secondo giorno di questa specie di Woodstock dei giovani l’headliner avrebbe dovuto essere Rkomi, ma poi l’arruolamento nella squadra di X Factor e “sopraggiunti impegni televisivi” hanno tolto la sua attesissima esibizione dal programma, lasciando il posto all’anteprima del concerto di Ghali.

Poi, con l’infortunio di Blanco, la prima delle tre giornate è proprio saltata, facendo pensare a una sorta di maledizione che aleggia sul festival. Ma poi, guardi il programma dei due giorni sopravvissuti, e lo sguardo va sulla paciosità paciarotta di Alfa, che gioca in casa e soprattutto ad Ariete, che di quella generazione è l’immagine perfetta col suo cappelletto calato sulla testa.

E poi a Bresh che, con la sua “Andrea”, si dimostra perfetto erede della scuola di Fabrizio De Andrè, come raccontato benissimo da Claudio Cabona nel suo film “La nuova scuola genovese”. Una delle canzoni più belle che abbia sentito in questi anni, video compreso.

E a Madame, che è la numero uno, che scrive benissimo e che canta divinamente, con e senza autotune.

Racconteremo tutto, passo passo, su Tiscalinews.

Perché non è il racconto di giornate di concerti. E’ il racconto di una generazione.