Lucio Battisti, i servizi segreti e quella ipotesi shock. Poi il racconto: "Vide i partigiani picchiare suo padre"

Secondo Giannuli , esperto di servizi segreti, il cantante avrebbe sovvenzionato il Comitato tricolore. Mogol e Zanicchi smentiscono. E spunta un racconto

TiscaliNews

Lucio Battisti era sorvegliato dai servizi segreti italiani e statunitensi. A rivelarlo in una video intervista, pubblicata su Rockol.it e anticipata dall'Adnkronos sono lo storico e consulente di vari magistrati in materia di intelligence Aldo Giannuli e il projet-manager delle strategie di comunicazione dello Stato maggiore dell’Esercito Roberto Di Nunzio. "Fui io a trovare la nota confidenziale dei servizi segreti che attribuiva a Lucio Battisti un ruolo di finanziatore dell’estrema destra", racconta Aldo Giannuli al giornalista Michele Bovi.

Zanicchi e Mogol negano. "Vergognoso pensarlo"

Per i colleghi Iva Zanicchi e Mogol il fatto che Battisti potesse sovvenzionare l’estrema destra non è credibile. “Lo escludo al mille per mille, ci metto la mano sul fuoco, dice convinta l’ex cantante reduce dal Covid, è solo un voler mettere delle ombre su un uomo meraviglioso, uni dei più grandi artisti che abbiamo avuto, vergogna!”. Dello stesso avviso Mogol che nega  categoricamente. Per l’ex ministro Roberto Maroni (che aveva accesso ai documenti dei servizi segreti): "Che fosse sotto il controllo dei servizi non è solo possibile, ma direi certo. Ma sono altrettanto certo che quel genio che era Battisti, non si sarebbe fatto mai coinvolgere in cose eversive". E poi ha aggiunto:”In quegli anni si facevano dossier su tutti, li facevano i servizi regolari. Quando nel '94 ho aperto quei faldoni c'era di tutto, tanti nomi anche di personaggi noti”.

Non amava i rossi, vide picchiare il padre dai partigiani

C’è però un particolare non meno importante sul quale si è soffermato l’ex Sismi, ora musicista Roberto Pambianchi: “Il padre di Battisti faceva parte delle Camice Nere e negli anni subito successivi alla guerra fu picchiato dai partigiani proprio davanti a Lucio che avrà avuto all'incirca cinque anni. E ne fu scosso. Fu questo che lo portò ad avere una certa antipatia verso il colore rosso che gli ricordava bandiere e magliette rosse che correvano appresso al padre. Alfiero, il papà di Lucio, mi disse proprio che, al di là di questo fatto emozionale, a Lucio la politica in se stessa non interessava”.