Vincenzo Incenzo: "Ecco l'ultima canzone di Sergio Endrigo, quando era quasi sordo e abbandonato da tutti"

Si intitola "Altre emozioni" e chiude lo splendido disco "Zoo": "L’avevano abbandonato tutti e in maniera anche un po’ sbrigativa. Ma questo è un Paese che non ha rispetto per gli artisti. Renato Zero? Viviamo un sereno distacco"

“La messa è finita cambiate profilo /animali in vetrina con i followers a chilo / fantrappisti in mutande che puntate sul flow / giornalisti a 4 zampe che nemmeno su you porn / comici, ex intellettuali, puttane di regime sui canali nazionali/ Io non ho bisogno di voi contemporanei / dopati da screen time e miti momentanei /dall’ombra del paziente zero, ultima diva / sulla vena di un paese alla deriva come l’iva / In un nanosecondo questi giovani sono la vecchiaia del mondo / Sono attese vite appese cari nasi infarinati / Oggi fuori dalle chiese ci sono i laureati”. In “Pornocrazia” Vincenzo Incenzo lo premette, “questa non è una canzone ma un grido che diventa opinione” ed è proprio da questo brano che parte la nostra videontervista a questo giocoliere delle parole che da qualche anno ha deciso di esporsi in prima linea e di regalare un volto e un palcoscenico alle sue parole.

Viviamo in una "pornocrazia", il concetto di collettività è fallito

Lo fa con un album uscito da poco, “Zoo”, colto e profondo, denso e sfacciato nel raccontarsi, militante nel prendere posizione senza remore di quali siano le convenienze. Il fatto è che il concetto di “folla”, di “gente” è fallito. Le moltitudini hanno bisogno di qualcuno a cui inneggiare rispetto a qualcun altro da distruggere. Ma non è così che si progredisce, non è così che si può arrivare a costruire un pensiero. Assistiamo al fallimento dell’informazione che anziché aiutarci a comprendere la realtà, ci rende divisi e succubi. È il momento di ripensarsi in chiave individuale”.

La comunità Lgbtq+ è trattata come una categoria economica

E non è un caso che il primo singolo estratto da quello “Zoo” in cui viviamo sia “La tua rivoluzione”, manifesto contro le paure e i pregiudizi che fonde sonorità acustiche ed elettroniche. Ad  accompagnarlo c’è un videoclip che somiglia a un cortometraggio. Protagoniste sono due ragazze che si amano e che riescono a diventare una famiglia. Grande sostenitore della causa LGBTQ+ Vincenzo Incenzo individua alcune criticità: “Spesso loro non si sentono rappresentati da queste leggi e da questi tentativi di legge. La paura è quella di intrappolare questa comunità in una categoria economica e di strumentalizzarla. La paura è che chi cavalca queste istanze lo faccia per un tornaconto personale. Il fatto è che non si dovrebbe proprio discutere di queste cose. Anche nel Ddl Zan ci sono tante cose che si potrebbe rivedere in modo meno generalista. Ancora i ragazzi omosessuali devono frequentare le saune per avere degli incontri. Tutto questo ottimismo e questa pubblicità progresso non mi sembra che porti a chissà quali risultati. Magari ha fatto di più Renato Zero quando 40 anni ha sdoganato l’omosessualità nelle canzoni o nei suoi spettacoli che tanti codicilli che sanno di propaganda. E poi credo nelle rivoluzioni silenziose fatte dalle persone, ancora prima che le leggi. Credo nelle battaglie individuali e sono certo che tra 20 anni verrà da ridere a pensare che ci doveva essere un Ddl Zan per legittimare il posto nel mondo di qualcuno”.  

Il mio incontro con Sergio Endrigo, gli chiesi: "Perché proprio io?"

A chiudere il disco c’è un piccolo gioiello, “Altre emozioni”, brano scritto da Sergio Endrigo, l’ultimo composto dal grande cantautore. Un prezioso lascito affidato proprio a Vincenzo Incenzo: “A dispetto dalla sua immagine pubblica, Sergio Endrigo  era una persona molto brillante, un barzellettiere incallito. L’ho conosciuto in una fase difficile perché aveva quasi perso l’udito ma aveva ancora tanta voglia di rimettersi in gioco. Mi diede un appuntamento in un bar di Viale Mazzini a Roma. Aveva in mano il foglio sul quale aveva scritto questa canzone. E io mi domandavo perché avesse scelto me per scrivere la musica. “Io in genere vengo chiamato per scrivere testi. Perché vuoi da me la musica di questo brano?”, gli chiesi. E lui mi rispose: “Tu hai un così grande rispetto per le parole che sono certo che lo avrai anche per questo brano". E cominciò a canticchiare la canzone con la voce che gli si rompeva in gola: “Siamo arrivati fin qui un po’ stanchi e affamati di poesia...” . E io ho voluto mantenere la stessa tonalità cercando di essere il meno invasivo possibile con l’armonia e gli accordi. Volevo rispettare il suo respiro. Ma devo dire che prima che lui se ne andasse è stato molto difficile far ascoltare questo brano alle case discografiche  perché in tanti dicevano “ma lui ormai”, “ma questo, ma quello” salvo poi dopo la sua scomparsa partire con i coccodrilli e le compilation Come sempre accade".

Nell'ultimo periodo non gli veniva data la ossibilità di esprimersi

"Non sono nemmeno stato invitato all’omaggio a Sergio, nonostante avessimo lavorato insieme e in quel periodo fossi stato praticamente l’unico a cercare di farlo esprimere perché lui non ha avuto più possibilità di farlo. L’avevano abbandonato tutti e in maniera anche un po’ sbrigativa. Ma questo è un Paese che non ha rispetto per gli artisti arrivati a una certa età. O perlomeno per alcuni di loro. Abbiamo visto andare via così anche Umberto Bindi e Franco Califano".

"Altre emozioni", il brano di sergio Endrigo, è un bilancio esistenziale intimo e sofferto, senza fanfare e infingimenti, ma con tanta poesia: “C’è questa promessa che lui fa a un’amica ed è quella di dare tutto sé stesso rincorrendo le emozioni.  È come l’eroe che parte sapendo che potrebbe non tornare. Questo pensiero ha ridisegnato anche i miei obiettivi perché dopo tanti anni come autore il mio cammino da cantautore non è facilissimo ma è meraviglioso. Ho avuto la possibilità di tirare fuori un mio mondo che gli interpreti faticano ad accettare. Sento di avere una libertà totale: posso dire quello che penso  senza mediazioni. Non avrei mai potuto mai far uscire brani come “Pornocrazia “ o “Non è vero”. E il fatto di portarli in giro con questa serie di live acustici che sto facendo con piano e voce mi riporta proprio all’origine del mio sogno. Credo che fosse un completamento necessario, senza tradire l’autore”.

Io e Renato Zero

Parlare con Vincenzo Incenzo senza parlare di Renato Zero non è possibile: troppi anni di collaborazioni, troppe avventure insieme, e perfino una somiglianza fisica oltre che nel timbro della voce. Inoltre il primo disco da cantautore di Vincenzo Incenzo è stato prodotto proprio da Renato zero. Vincenzo sorride e racconta: “Dopo “Credo” è stato naturale pensare che dovevamo separarci in questa dimensione. C’era sempre questa condizione in cui mi ritrovavo con le persone che mi chiedevano “ma viene Renato?” e lui stesso diceva “Io non posso distruggere le mie creature”. . Anche a me sembrava giusto misurarmi da solo con la musica. Così ho fatto un secondo album da solo, “Ego” e poi questo che è il terzo. Glielo devo portare proprio in questi giorni. Ma tra noi rimane un’intesa e un’amicizia. Vedo che anche lui sta scrivendo sempre di più da solo e credo che stia attraversando una fase in cui  per guardarsi dentro e indietro sia necessario. Siamo in un distacco sereno ma la nostra amicizia resta”.