Sanremo 2017, Vessicchio è il grande assente: "Bocciato il mio progetto. La Littizzetto? Dice che la trascuro"

La rivolta sui social: "Sanremo senza Vessicchio è come la pizza senza mozzarella". E lui: "Ci andrò per il mio libro "La musica fa crescere i pomodori"

Sanremo 2017, Vessicchio è il grande assente: 'Bocciato il mio progetto. La Littizzetto? Dice che la trascuro'

Sanremo senza Beppe Vessicchio è come la pizza senza mozzarella, come il tiramisù fatto con i Pavesini, come una partita di calcio senza pallone. I social si sono già scatenati e hanno rispolverato l’hashtag #usciteVessicchio. Eppure è davvero così: il Festival di Sanremo 2017, per la prima volta dopo un numero incalcolabile di anni, non vedrà la sua barba e i suoi baffoni spuntare sul palco del teatro Ariston. Possibile? E, soprattutto, possibile che Carlo Conti, leggendo le reazioni a questa notizia divulgata da Tv Blog e rimbalzata di tweet in tweet, non abbia deciso di metterci una pezza in extremis? Per sincerarsene non resta che parlare con il direttore d’orchestra più amato d’Italia, napoletano doc che con quella faccia simpatica nascosta da barba e cappelli è diventato un’icona del nostro elettrodomestico preferito, presenza rassicurante e silenziosa che per anni ha cresciuto gli “Amici di Maria De Filippi” ma che non ha mai mancato di materializzarsi in quel di Sanremo.

Vessicchio, è proprio lei?
“Sì, certo, mi dica”.

Inutile girarci intorno: è vero che non ci sarà a Sanremo?
“Sì, anche se a Sanremo nei giorni del Festival andrò lo stesso per presentare il mio libro, “La musica fa crescere i pomodori (Rizzoli)”.

Da quando si è sparsa la notizia della sua assenza, nessuno l’ha contattata dall’organizzazione del Festival per offrirle una partecipazione, accanto, magari, a un ospite dell’ultim’ora?
“No, nessuno. Devo dirle che conosco i tempi di queste cose . A dieci giorni dall’inizio del Festival si è già stabilito chi fa cosa e a questo punto non sarebbe nemmeno carino esserci perché vorrebbe dire che sto togliendo il posto a qualcun altro”.

Le dispiace?
“Il mio rammarico è la ritualità interrotta. Vedi, Sanremo è un po’ come una festività comandata, come il Carnevale, la Pasqua o il Natale. Quando arriva sai che è l’occasione per rivedere tanti amici che magari durante l’anno non hai occasione di incontrare. Nel mondo dei musicisti non ci si vede più di tanto. E Sanremo, soprattutto nel dietro le quinte, è qualcosa di veramente familiare: ci sono le cene con gli amici coristi e la frittatona di pasta di Mimmo”.

Mimmo?
“Sì, Mimmo Sessa, il tastierista dell’orchestra che è anche un bravissimo cuoco. Ogni anno ci si vede nell’appartamento che prende in affitto per gustare la sua frittata davvero notevole. E oi dopo il Festival ci si ritrova a Roma per commentare ciò che è accaduto. Senza togliere niente alle canzoni, Sanremo è un‘occasione in cui si riesce a stare bene insieme”.

Quando arriverà a Sanremo?
“Forse il mercoledì, ma se riesco anche il martedì sera. Rizzoli, l’editore del mio libro, è preoccupato per questa mia vaghezza, ma vedi, io non ho mai avuto un’agenda cartacea o digitale e infatti ogni tanto combino qualche casino. Ma vedere la mia vita ordinata su un pezzo di carta mi sembra brutto. Oscar Wilde diceva: “Una scrivania ordinata è segno di una mente malata” e io non posso che sottoscrivere”.

Com’è che quest’anno non partecipa?
“Sarei stato direttore di un giovane che non è passato. Si chiama Saverio Martucci. E mi ero presentato come produttore di un progetto che invece è stato scartato”.

Di quale progetto si tratta?
“Quello di Piero Mazzocchetti, un tenore che all’estero ha degli importanti riconoscimenti, un bravo musicista, un ragazzo per bene, una voce duttile con cui può cantare tutto. Con lui abbiamo fatto un disco in cui canta Mahler, Tosti e Peter Cincotti, un vero divertimento, il crossover per eccellenza. Peccato che non sia stato preso ma nelle scelte della commissione bisogna tenere conto della temporalità e delle circostanze. Non va dimenticato che Sanremo è un programma televisivo  dove viene preso chi conviene di più. Esistono delle convenienze. Non ci possono essere pezzi troppo simili e così non si fa una lotta per una bella canzone ma nel riquadro specifico di un certo genere che deve essere rappresentato per offrire un ventaglio di tante possibilità. E se in quel riquadro c’è già un personaggio che gli organizzatori vogliono purtroppo non si trova posto. Ma io sono un ottimista e fatalista. Credo che quando le cose non succedono sia meglio così”.

Quando Luciana Littizzetto voleva fargli la barba sul palco dell'Ariston.

Lei è amatissimo. Si è fatto un idea del perché stia così simpatico?
“Beh intanto, sono napoletano. Per noi la simpatia è un esercizio continuo, un bisogno per sopravvivere in determinate condizioni”.

Mi racconta un po’ l’uomo Vessicchio?
“Non è distante dal musicista. Io vivo di musica. Anche quando non la faccio materialmente sto sempre a studiare il codice semantico o asemantico rispetto al linguaggio parlato. L’analisi musicale usa i termini del linguaggio letterario e l’organizzazione geometrica e matematica, di cui Bach è un esempio eclatante, ne è un’ulteriore applicazione. E poi sono un curioso. La mia curiosità la applico alla musica dove trovo assurdo procedere per definizioni e target. Ci vogliono far credere che la musica debba essere un prodotto ben definito per i compratori. Ci vogliono far pensare che esista la musica per giovani e quella per vecchi, la musica delle periferie e quella dei colti. Ma la musica è per tutti. Fare musica è un tale privilegio che perdersi dietro al pensiero di venderla è un vero peccato”.

È sposato?
“Sì, sono anche nonno di una nipotina e vivo a Roma dalla fine degli anni Ottanta”.

Per anni l’abbiamo vista ad “Amici”. Come mai non c’è più?
“L’ultimo contatto contrattuale è di due anni fa anche se nel loro sito vengo ancora indicato come direttore del dipartimento musicale”.

Le dispiace?
“No, tutte le cose hanno una loro durata. È stata un’esperienza bellissima e continuo a mantenere rapporti cordialissimi con Maria De Filippi e con tanti di loro”.

Come reagisce all’affetto delle persone?
“Se anche ci sono 30 persone che mi chiedono l’autografo non riuscirei mai a spazientirmi. Per me quello è vivere e io non so rinunciare a niente di ciò che è vita”.

Nella storia di Sanremo restano indimenticabili i suoi siparietti comici con Luciana Littizzetto, che la corteggiava in tutti i modi. Vi sentite? Siete amici?
“Sì, ci mandiamo dei messaggi e qualche volta ci vediamo. Luciana è una grande appassionata di musica. Una volta ho incontrato Davide, il suo compagno e gli ho chisto di Luciana. Lui mi ha risposto: “Dice che la trascuri”. Come vede l’umorismo della Littizzetto arriva anche per interposta persona”.

C’è da scommettere che Fabio Fazio la inviterà a “Che tempo che fa”.
“Sì, lo ha già fatto. Sarò da lui domenica 5 febbraio per presentare il libro e se ho capito bene sta allestendo una serata speciale. Ma il nostro è un accordo preso in precedenza alla notizia della mia assenza dal Festival”.

Qual è la canzone che canta sotto la doccia in questi giorni?
“Mi viene in mente sempre qualcosa su cui sto lavorando e che ha bisogno di un’aggiustatina. Oggi, ad esempio, canticchiavo un pezzo per chitarra che devo andare a provare in studio e che secondo me ha bisogno di una piccola modifica”.