L'abisso dell'alcol dietro al successo. Tiziano Ferro a nudo: "Così ne sono uscito"

"Ferro" non è un’auto-celebrazione patinata ma un regalo a chi ha voglia di andare oltre il pettegolezzo e la curiosità che le celebrity, loro malgrado, suscitano: "I ragazzi mi chiamavano ciccione, femminuccia, sfigato. Ma non ho mai saputo difendermi. Mi aspettavo che qualcuno lo facesse per me ma non succedeva mai”

Da ragazzino ero anonimo, non bello, per niente atletico, anzi grasso. Le ragazze si fidavano perché non rappresentavo una minaccia. I ragazzi mi chiamavano ciccione, femminuccia, sfigato. Ma non ho mai saputo difendermi. Mi aspettavo che qualcuno lo facesse per me ma non succedeva mai”. Tiziano Ferro è diretto, quasi brutale nella sua sincerità disarmante, nella scelta di eliminare ogni paillettes e qualsiasi vezzo da popstar. “Ferro” è un film che somiglia a un flusso di autocoscienza, una discesa agli inferi dove il bullismo, il body shaming, la discriminazione perché sei diverso sono tanti mattoncini che ti spingono sempre più giù, fino a perdere contatto con te stesso, fino ad indossare un corpo che non ti appartiene. Le imposizioni dell’industria discografica, quella per la quale essere grasso è un problema reale ma non confessabile, quella per la quale essere gay è una verità da camuffare e nascondere, rappresentano altrettante bugie dietro alle quali seppellire se stessi fino a trovare nell’oblìo di sé, nello stordimento, nell’alcol il solo mezzo per andare avanti fingendo di non sentire la tua anima che urla di infelicità mentre fuori tutti ti applaudono.

“Ferro”, dal 6 novembre su Amazon Prime, è davvero un film imperdibile. Da far vedere a tutti, ragazzi ma anche adulti perché in tanti, troppi di sicuro, siamo scesi a patti con noi stessi pur di trovare un posto al mondo e un senso apparente alla nostra esistenza. Un posto che non sempre ci rispecchia e un senso che a volte, mano a mano che i compromessi si sovrappongono e si intersecano, finisce per perdersi. Il prezzo da pagare per avere il coraggio di cercarsi oltre l’immagine rimandata dallo specchio è molto alto. E non tutti hanno il coraggio e la forza di pagarlo. Ecco, Tiziano Ferro ha fatto questo film per dimostrare che la risalita è possibile, che la felicità esiste solo quando hai la forza di ribellarti alle costrizioni, ma prima di tutto di ammettere a te stesso che hai un problema. Grosso come una dipendenza che ti illude di potercela fare comunque, che ti fa dimenticare dentro a un bicchiere che un’altra vita è possibile.

L’inizio di “Ferro” è un pugno allo stomaco. Si vede Tiziano raccolto in preghiera: "Dio concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscere la differenza”. Poi, ecco le sedie in circolo di un gruppo di alcolisti anonimi. La telecamera si sofferma su ognuno di loro che si presenta con il suo nome e subito dopo aggiunge ”e sono un alcolista”. Una ragazza, un signore di colore, un uomo di mezza età, un altro, un altro ancora fino ad arrivare a Tiziano. Poi il racconto si riannoda, l’adolescenza, gli inizi, il talento strabordante, l’infelicità dietro ogni premio, dietro ogni traguardo. Fino a una sera in cui i ragazzi della band lo convincono a bere un bicchiere con loro. Da allora un nuovo capitolo di dolore si spalanca davanti a lui. “Bevevo quasi sempre da solo. L’alcol mi aiutava a non sentire la tristezza”. Fino a desiderare di morire. Fino ad ammettere a se stesso di avere un problema, fino alla voglia di risalire a galla. Il coming out e le nozze con Victor Allen, commoventi nel mare di lacrime e nelle parole d’amore che i due si confessano davanti a tutti, rappresentano il primo passo verso la rinascita di questo “splendido quarantenne”, per dirla con Nanni Moretti, che non cerca più di scegliere quale parte di sé debba prevalere sull’altra perché ha accettato di essere un puzzle capace di far convivere la sua Latina e Milano con Los Angeles.

È da Oltreoceano che Tiziano ci guarda sorridente e finalmente libero di essere come è, in una videointervista rara perché è raro che le celebrità accettino di parlare fuori dai denti e si mettano davvero a nudo. È tenero quando confessa che la sua felicità è fare la spesa al supermercato, anonimo tra i tanti. Ed è terribilmente vero quando piange senza paura né vergogna e confessa le sue fragilità. Le stesse che abbiamo tutti e che molti di noi, proprio com’è successo a lui, scambiano per debolezze fino a vergognarsene, fino a combattere per essere diversi da ciò che si è. Come si fa a risalire? Basta fare coming out? Basta ammettere di avere un problema? Basta chiedere aiuto agli altri? No, non è sufficiente. E questo Tiziano lo sa bene. Dare è la risposta. Darsi è la terapia. E mai come ora Ferro lo fa, non solo nella vita privata ma anche in quella di artista.

Questo film non è un’autocelebrazione ma un regalo a chi avrà voglia di andare oltre il pettegolezzo e la curiosità che le celebrity, loro malgrado, suscitano in tanti. Così com’è un regalo “Accetto miracoli: l’interpretazione degli altri”, il disco di cover che Tiziano pubblica nello stesso giorno, contro ogni logica discografica o di mercato. Da Battiato a Mango fino a Mia Martini: un viaggio nella sua biografia musicale, un disco fatto senza nessun criterio. O come dice lui ridendo, “scriteriato”. Perché “ho semplicemente cantato delle canzoni che amo”. Prendere o lasciare è il Tiziano di oggi. E noi prendiamo e ringraziamo.