Silvia Salemi tra cielo e terra, come uno "Chagall": "Il mio dialogo quotidiano con la mia sorella morta"

Un bagno nelle emozioni pure, tre minuti sospesi tra cielo e terra, proprio come i quadri trasognati di “Chagall” che non si è mai arreso alla morte della moglie e ha continuato ad amarla e a viverla dipingendola nel blu etereo giusto al confine tra il di qua e il di là. Che poi tanto lontani non devono essere. Silvia Salemi è tornata a fare ciò per cui è nata, scrivere e cantare canzoni. E la sua Chagall ti tocca davvero il cuore descrivendo un rapporto d’amore che non ha nessuna intenzione di arrendersi allo scorrere dell’esistenza terrena ma che punta dritto all’infinito, senza stare troppo a perdersi in questioni d’orgoglio o in inciampi della ragione. O a rincorrere la paura di essere felici scoprendo invece che amarsi è un perfetto equilibrio precario. “C’è che il cuore non è fatto per… dimenticare/ lasciarsi andare/ E’ bellissima così / questa nostra immensa storia /al confine con le stelle / in equilibrio tra il futuro e la memoria / non siamo fatti per lasciarci / Come il blu di uno Chagall / più ti guardo e più ti ammiro / Io lo so che come me / In un secondo lo hai capito / che tra noi, che tra noi/ È tutto appeso ad un filo/ un equilibrio di silenzi / ad anche se non parlo / io lo so che tu mi senti / ed io ti sento siamo il coraggio di un ritorno / È bellissima così/ questa nostra immensa storia / al confine con le stelle / in equilibrio tra il futuro e la memoria / non siamo fatti per lasciarci / Come il blu di uno Chagall / più ti guardo e più ti ammiro / io lo so che come me / in un secondo lo hai capito / che tra noi tutto è infinito”, canta con quella sua voce potente e delicatissima allo stesso tempo.

Ed è davvero inevitabile ritrovare tra quei versi tracce del rapporto speciale, stretto e fortissimo per quanto immateriale con la sua sorella, morta 40 anni fa quando aveva appena cinque anni. “Ho una stella cometa nella vita che mi ispira tutt’ora. Che è presentissima e orienta le mie scelte con messaggi tangibili, visibili. Si tratta di mia sorella che non c’è più da 40 anni ma che mi parla tutti giorni. Lo so che sembro pazza ma è così. Mi manda messaggi che io ho imparato a leggere. Chiaro non è che mi manda i whatsapp sul telefono ma mi dice cose significative. Mi parla quando mi sento sola, quando ho dei momenti bui. Mi fa da stampella, da spalla, da sostegno. C’è sempre. Io aspetto segnali. A volte le chiedo: “Mi dai un segnale?”. E magari mi capita di tirare fuori una coperta che non usavo da vent’anni e magari trovo una targhetta della tintoria che coincide con una data legata a lei. E allora mi dico: “Ecco mi ha dato la risposta”. Delle cose da brivido. Ed è il modo delle nostre persone care di parlarci”.

Silvia Salemi o l’arte di guardare al mondo capovolgendo il sentire comune. La capacità unica di ragionare e “leggere” gli avvenimenti in modo diametralmente opposto alla maggioranza. La volontà ferrea di non cadere nella trappola dell’autocommiserazione (e poi, perché mai?) e del “non ho ottenuto quanto avrei meritato”. Così, con quell’aria sbarazzina da eterna ragazza, la cantautrice siciliana in questa videointervista che mi ha concesso risponde a una domanda provocatoria con una provocazione ancora più grande: “Parto dal ragionamento contrario. Avrei anche potuto non avere nulla dalla musica. Avrei anche potuto non avere il premio della critica per un brano come “A casa di Luca” che mi ha aperto il mondo del successo e delle vendite importanti. Guardo sempre le cose al contrario. È molto facile lamentarsi ma non è produttivo. Avrei anche potuto fare tutt’altro. Il mio ragionamento non è soltanto il classico “bicchiere mezzo pieno”. Quello che ho capito è che guardare la propria vita chiedendosi “cosa non ho avuto?” porta soltanto all’infelicità. Oggi sono molto soddisfatta di quello che ho fatto perché dal 2013 quando mi sono messa in discussione con “Tale e Quale Show” rinunciando per un attimo anche al mio nome, alla mia essenza e alla mia faccia è come se mi fossi sospesa da me stessa. E da lì io ho capito che potevo provare a condurre, a scrivere un libro, a fare teatro. Non sono solo un’artista che canta con la propria voce. E quindi io non solo vedo un bicchiere mezzo pieno ma vedo una grande fortuna perché davvero avrei potuto non avere niente. Nemmeno il bicchiere”.