Silvana Mondella: "La mia vita con Michele e Lucio Dalla, il più grande bugiardo di tutti i tempi"

"La prima volta che l'ho visto stava sdraiato sulla scrivania di colui che diventò il mio marito. A mio figlio era legatissimo. Una volta quando aveva 12 anni gli regalò i preservativi colorati": in questa intervista l'addetta stampa e amica di mille avventure racconta aneddoti ed episodi intimi che ci restituiscono un ritratto inconsueto e autentico dell'artista che proprio oggi avrebbe compiuto 77 anni

Da sinistra, Silvana Casato, Lucio Dalla e Michele Mondella a Capri.
Da sinistra, Silvana Casato, Lucio Dalla e Michele Mondella a Capri.

“Tutta la nostra vita era in funzione di Lucio, a seconda delle sue necessità. La parola d’ordine di Michele era: “Silvana sta arrivando Lucio. Molla tutto”. Pensa che perfino la data di nascita di nostro figlio Dario è stata determinata da Lucio. Il parto era programmato per il 5 gennaio ma Michele doveva partire con Lucio per lavoro il 4 gennaio e quindi non avrebbe nemmeno potuto vedere il bimbo appena nato. Allora decidemmo di anticipare la nascita al 2 gennaio”. Silvana Casato è un pezzo della famiglia di Lucio Dalla, un pezzo importante perché fa parte di quella famiglia che Lucio si era scelto e che non lo ha mai lasciato solo nemmeno per un giorno. Silvana è stata per 35 anni addetta stampa e promoter dell’artista bolognese, prima nella It, poi nella Rca e infine nella Midas, insieme con il suo adorato marito Michele Mondella, amico fraterno di Lucio, morto due anni fa: “Giustamente tanti si ricordano di Lucio il 4 marzo, il giorno del suo compleanno. Ma per noi non esisteva una sola giornata senza Lucio. Anche dopo che è morto nel 2012 abbiamo continuato a occuparci della sua memoria”.

Silvana, ti ricordi la prima volta che lo hai visto?
“Come potrei dimenticarlo? Lo vedo ora come allora, sdraiato sulla scrivania di Michele negli uffici della It, l’etichetta discografica di Vincenzo Micocci distribuita dalla Rca. Era il maggio del 1977, io avevo 21 anni e fui presa per aiutare Michele a fare promozione e ufficio stampa di Lucio. Michele e Lucio stavano sempre insieme e io, che dopo pochi giorni mi innamorai follemente di Michele, appena potevo stavo sempre con loro. Pranzi, cene, viaggi. Poi quando la relazione mia e di Michele non fu più clandestina e ci sposammo, la nostra casa diventò anche la casa di Lucio. Dalla ne aveva anche una qui a Roma, a Trastevere in via del Buco n.7. Gliela fece comprare Antonello Venditti, che abitava a 100 metri. Ma a cena veniva spessissimo a casa nostra. Appena Michele mi avvisava, mollavo l’ufficio e correvo a casa a preparare la cena. Lucio non mangiava né pane, né pasta, né beveva vino o altri alcolici. Sosteneva di essere allergico al glutine. Ma non era vero. Era il più grande bugiardo di tutti i tempi”.

Gli amici, gli incontri, le passioni: un'esistenza straordinaria in 80 foto

Ride Silvana e accetta di scoperchiare ancora un pochino lo scrigno dei ricordi dolci-amari che la legano indissolubilmente a Dalla e al suo amato Michele, con il quale è stata l'angelo custode di tanti altri artisti, da De Gregori a Morandi, da Luca Carboni a Ron e a Samule Bersani. Ma come Lucio nessuno mai. 

E quindi cosa gli preparavi?
“Hamburger e insalata. Anche se poi attingeva dai piatti degli altri. Arrivava qui a casa. Me lo vedo ancora seduto sul divano a guardare film. Voleva mangiare presto. Alle sette e mezza si metteva al suo posto di capotavola. Chi c’era, c’era. Una volta mentre portavo i piatti in tavola mi disse: “Se fossi di Brescia ti sposerei”. Brescia? Chissa poi perché…”.

Che rapporto avevi con Lucio?
“Diretto. Come era lui, che diceva sempre quello che pensava, in faccia, senza fronzoli ma senza mai risultare sgradevole. Un giorno a mio figlio piccolo che aveva 12 o 13 anni gli regalò i preservativi colorati. Era un tipo incredibile. Lucio non amava molto le donne. Le uniche due donne sempre presenti nella sua vita siamo state io e Paola Maieli, la sua segretaria per 27 anni. Ma credo che fosse perché ci considerava uomini pure a noi”.

E gli amori di Lucio? Ne parlavate?
“So che forse non mi crederai ma né io, né Michele abbiamo mai parlato con Lucio della sua omosessualità. Mai. Nemmeno tra di noi. Non abbiamo mai affrontato l’argomento delle donne e degli uomini. Lucio non ne parlava e noi di conseguenza. Lucio ha avuto anche le sue fidanzate, la sorella di Renzo Cremonini, che era il suo produttore, il suo factotum, una figura essenziale per lui. E anche un'architetta, Daniela. Poi, centinaia di volte, ad esempio, è venuto qui a casa a cena con Marco Alemanno, il suo compagno, che quando è morto ha fatto quella dichiarazione in chiesa. Ma noi abbiamo sempre protetto i nostri artisti. Michele mi diceva “noi siamo dalla parte degli artisti”. Lucio non ne voleva parlare e noi non ne parlavamo di conseguenza. Era una questione di rispetto. Noi eravamo la sua famiglia. Lucio era la vita di Michele, davvero. Michele ha iniziato a spegnersi quando è morto Lucio. E poi, oltre a Renzo Cremonini, al quale Michele era legatissimo, c’era anche Eugenio D’Andrea, l’avvocato di Lucio e di tantissimi altri artisti, da Bocelli a Fiorello. Un altro fratello che faceva parte della nostra famiglia fuori dagli schemi”.

Silvana Casato con Lucio Dalla e Gianfranco Baldazzi, autore tra l'altro di "Piazza Grande" nel 1987 durante il tour "Isole".

Se dovessi descrivere Lucio a una ragazza che viene dall’Australia e che non ha mai sentito parlare di lui che cosa diresti?
“Era un genio. Nel vero senso della parola. La sua intelligenza era veloce e vivace. Quando tu stavi pensando una cosa lui la anticipava e cominciava a raccontarti tutto a quel proposito. Aveva una cultura vastissima. Mi ricordo, un giorno che eravamo a Siracusa durante il tour “DallaMorandi”, che la mattina con Gianni Morandi andammo in giro a visitare gli scavi archeologici e un museo. Lucio sapeva tutto e ci faceva da Cicerone. Poi un signore di un altro gruppo si inserì tra di noi e iniziò a spiegare alcune cose. Ecco, Dalla si infastidì molto. Voleva continuare lui a esporci ciò che sapeva.  Era preparato su qualsiasi cosa. Il cervello gli andava a seimila. Diceva sempre che “la miglior forma di intelligenza era quella di adattarsi ai tempi”. E lui lo faceva. Era sempre aggiornatissimo. La prima playstation a nostro figlio Dario gliel’ha regalata Lucio quando aveva 3 anni”.

Era legato al bambino?
“Moltissimo. Lo adorava. Ne era fiero. Pochi giorni prima della maturità gli regalò una Mont Blanc. E una volta, dopo averlo visto in gruppo con degli amici, venne qui a casa e a me e a Michele ci disse: “Ho visto Darione, come lo chiamava, con i suoi compagni. Erano tutti bei ragazzi, ma Dario era il principe”.

Era generoso? In questa vita di lavoro erano previste delle ferie?
“Sì, certo, ma insieme a lui”, ride ancora Silvana. “Per Lucio stare con noi a Roma o a Sabaudia o in giro con la barca era la cosa più naturale del mondo. I viaggi più belli li abbiamo fatti con lui. Mi ricordo quello in barca per il tour delle isole. Lucio si alzava prestissimo, sempre, e buttava tutti giù dal letto. A Michele lo chiamava “trucido”, Michele invece lo chiamava “il ragno”, un soprannome che gli mise Cremonini. Amava moltissimo il mare. La sua prima barca si chiamava “Catarro”, poi a Rimini ne inaugurò un’altra più grande “Brilla e Billy”, come i nomi dei suoi due labrador che sono morti poco dopo che è morto lui”.

Un'altra immagine pessonale di Silvana Casato con Lucio Dalla

Quali erano gli amici più cari tra gli artisti?
“Senz’altro Ron, Gianni Morandi, Francesco De Gregori, ma anche Gigi D’Alessio. E poi gli artisti che Lucio ha prodotto, come Luca Carboni, Samuele Bersani, Angela Baraldi. Mi ricordo che un giorno andammo a Sorrento da Lucio. Lui stava all’hotel Excelsior Vittoria e alloggiava nella stessa stanza del grande tenore Caruso. Fu lì che annotò le prime righe della canzone. C’erano anche Angela Baraldi e Cremonini e Lucio ci fece leggere quelle prime righe dal suo piccolo quaderno con i fogli gialli e la copertina nera. Ricordo l'emozione. Capimmo subito che era un capolavoro”.

Come festeggiavate il 4 marzo?
“Niente di che. Gli facevamo gli auguri ma Lucio non era tipo da festeggiamenti particolari. Aveva sempre la testa alla prossima avventura. Non stava mai fermo. Ogni giorno se ne inventava una. La nostra vita era il lavoro ma vissuto così, in modo molto creativo. Michele diceva che le vacanze le facevano gli operai. E con Lucio era davvero così, si lavorava ma ci si divertiva anche. E nelle vacanze c'era sempre anche il lavoro. Inseguivamo la sua curiosità infinita, l‘eredita più bella che ci ha lasciato”.