Sergio Caputo a sorpresa: "Il virus aiuta la musica. Ecco come". La risposta spiazzante a chi gli chiede "Sabato Italiano"

Controcorrente, anarchico e sempre amatissimo da una folla di inguaribili innamorati dei suoi non-sense, delle sue geniali trovate lessicali, della sua traittoria inusuale di pensiero, del suo sguardo unico e ironico su tutto. La camicia in fantasia, il look bohemien e il sorriso spontaneo non ingannino: Sergio Caputo è un artista che vive la sua professione con una passione immutata ma anche con uno spirito critico che negli anni lo ha portato ad allontanarsi dall’Italia e a fare scelte “indipendenti” rispetto al mondo della discografia. La sua critica alla musica “usa e getta” programmata dalle radio alla quale contrappone “la musica destinata a durare nel tempo e nella quale gli strumenti vengono suonati per davvero” si è, se possibile, ulteriormente estremizzata. Il suo amore per il jazz, lo swing, le sonorità latine è risaputo. Lui spiega: “Ascolto ancora la musica di 40 anni fa, quella di un momento irripetibile che sommava la musica degli anni Sessanta e Settanta a quella che per decenni ha nutrito tutte le novità più importanti. La musica usa getta invece non la considero musica e nemmeno arte. Un mio caro amico, Max Tortora, dice: “Ma se non sai cantà, ma perché vuoi fare il cantante?” Io non ho mai aspirato a suonare nelle arene o negli stadi. Ma non riesco a capire come persone con un pezzo di repertorio o due possano fare una cosa del genere”.

 

Nonostante il Covid "ne approfitto per fare un po' di musica"
E così, in questa strana stagione post-lockdown, in cui tutti gli artisti bene o male sono stati costretti a fermarsi, lui invece gira come una trottola tra aeroporti e stazioni ferroviarie perché continua a fare musica live: “Il virus, da questo punto di vista, per la musica potrebbe essere un fatto positivo perché ha facilitato i concerti di nicchia, quelli dei club con un pubblico ridotto, piuttosto che le grandi adunate. E così chi va a sentire un concerto può riassaporare il gusto di vedere e sentire davvero l’artista sul palco, sentire quasi il suo cuore, e non dare un’occhiata a uno schermo da distanze siderali senza capire davvero nemmeno se stia cantando”.

Per Caputo questa è un’estate “lurida” proprio come recita il titolo del singolo che ha lanciato a inizio agosto, perfettamente fuori sync rispetto ai tempi dei tormentoni “estivi” che d’altra parte non gli sono mai appartenuti. O come direbbe lui, dal titolo del suo primo romanzo di grande successo, "Disperatamente e in ritardo cane".

A 66 anni se facessi ancora il vitellone by night sarei ridicolo

In questa videointervista che ci ha concesso dalla sua casa in Francia, dove vive da qualche anno, insieme con la moglie Cristina e i tre figli, Caputo ci ha anche raccontato il suo piano b e perfino il piano c, ovvero la scrittura di un nuovo romanzo e la pittura e la scultura: “che poi credo sarebbe potuta essere la mia vera strada", ammette. "Spicchio di lunaGaribaldi innamorato”? La risposta ovviamente non è banale. Ride e annota: "In tanti mi dicono sempre perché non ho continuato a fare quel genere di canzoni. Ma io ho 66 anni... E se facessi ancora il vitellone by night francamente sarei ridicolo".

Per chi è interessato a seguire i concerti di Caputo, il calendario delle date, man mano che vengono confermate, appare nella sezione "LIVE" su www.sergiocaputo.com