Saturnino e i sassolini nella scarpa su Giovanni Allevi: "Vi dico io com'è"

Saturnino e i sassolini nella scarpa su Giovanni Allevi: 'Vi dico io com'è'
TiscaliNews

Lui lo conosceva bene. Nel senso che ancora prima della gavetta, molto prima dei successi del primo (bassista di Jovanotti) e del secondo (l'autoproclamatosi autore della "nuova musica classica" al pianoforte), perfino prima della gavetta, Saturnino Celani e Giovanni Allevi erano bambini e poi ragazzini che condividevano la passione per la musica. Saturnino, da anni il più fidato e longevo dei collaboratori di Lorenzo Cherubini, ha scritto (per Salani) la storia della sua vita e del percorso di musicista nel libro Testa di basso. In cui un corposo capitolo è dedicato proprio al vecchio amico, poi diventato sempre meno amico, a suon di comportamenti che Saturnino descrive come un mix di ego ipertrofico e carattere difficile da gestire. Piovono pietre, insomma.

Infanzia e sparate grosse - Scrive Saturnino Celani in uno dei passaggi del suo Testa di basso: "Giovanni e io abbiamo iniziato a suonare da piccoli, prima ancora di andare allo Spontini. Suo padre, Nazareno, insegnava musica a scuola, suonava il clarinetto ed era direttore della banda. Sua madre cantava. Sua sorella Stella suonava il pianoforte. E suo cognato suonava il clarinetto nella banda. Quindi è nato e cresciuto in una famiglia di musicisti e quando racconta che i suoi genitori gli vietavano di fare musica non dice il vero. Del resto Giovanni ogni tanto le spara grosse, raccontando i fatti a modo suo e non come sono andati realmente". Su queste discrepanze di versioni Saturnino si trattiene a più riprese. Ad esempio quando scrive di come lui stesso presentò Giovanni Allevi (soprannominato Chico, come lo chiamavano la madre e gli amici) a Jovanotti. Il pianista scriveva i suoi brani e cercava attenzione discografica. Saturnino lo portò all'attenzione di Lorenzo, mostrandogli dei video in cui suonava, vestito da elegante concertista e con capelli corti. Jovanotti si innamorò di quello che gli sembrava un clone di David Helfgott, il pianista geniale e tormentato di Shine. Seguirono le registrazioni con produzione di Jovanotti, coordinamento di Saturnino (che per lui fece accordare il gran coda da Antonio Griffa, già accordatore di Arturo Benedetti Michelangeli, muovendo poi una articolata equipe che arrivò a coinvolgere lo staff del Jungle Sound di Milano) e fra molti complimenti (compresi quelli degli Articolo 31) nacque 13 dita, esordio discografico di Allevi e inizio dei problemi nell'avere a che fare con lui.

"Tutti vogliono fregarmi" - Nel libro di Saturnino si legge ancora: "Giovanni era convinto che tutti volessero fregarlo. Così, dopo il secondo album, Jovanotti gli dette la liberatoria senza nulla pretendere. Anche se nel periodo in cui Allevi è rimasto con Soleluna è stato fatto molto per lui: aveva partecipato all’incisione di Quinto mondo, firmando diversi brani come coautore e arrangiandone altri. Inoltre gli avevamo fatto fare un bel po’ di concerti, poi era venuto in tour con noi". Quando arrivò la liberatoria contrattuale, cominciarono a moltiplicarsi gli atteggiamenti da tradito, potenziati, a dire di Saturnino, dall'addetto stampa Riccardo Vitanza e dalla moglie di Allevi, Nada, che per quell'ufficio stampa aveva lavorato. Saturnino racconta di come la moglie sia diventata ossessiva e onnipresente nel proteggere e "spingere" il lavoro del marito, e di come questa presenza unita al carattere e alla presunzione di Allevi renda alla lunga impossibile averci a che fare. Tanto che il rapporto con lo stesso Vitanza, che contribuì in modo determinante a inventare il personaggio Allevi e a costruirgli un'aura internazionale, si è degradato.

Niente genio, tanto ego, musica risibile - Su Allevi Saturnino è lapidario: "Secondo me, invece, Allevi non è quel musicista così geniale che crede di essere. Ha qualche problema con se stesso a causa di un ego spropositato. Avendo passato l’infanzia con lui, gli ho voluto e tutto sommato continuo a volergli bene. Ma conoscendolo nel profondo capisco al volo quando sta dicendo una stronzata. Quella volta che disse: 'Jovanotti ha il senso del ritmo, Beethoven no' io scrissi su Facebook: ‘Caro Giovanni, il buon Ludovico Van non era un paraninfo. Tu sì.’ Chiaramente usai il termine ‘paraninfo’ perché volevo trovare un modo elegante per dire ‘paraculo’". E ancora: "La sua collezione di stronzate è molto consistente. Per esempio quando ha dichiarato: 'Mi è venuto un attacco di panico e mentre ero in ambulanza ho scritto Joy'. Ma come? Chiunque abbia avuto un attacco di panico sa che in quel momento ti sembra di morire e l’ultima cosa che potrebbe venirti in mente è metterti a scrivere musica. Certe scelte stento a capirle. Come per esempio quella volta che lo invitarono a suonare in Senato. Per l’occasione si arrabbiò persino un gran signore come Uto Ughi, che gli disse: 'Sei un compositore risibile'. Questo, in effetti, è la musica di Giovanni: risibile. Certo, è una parola che le masse non capiscono, ma l’osservazione è assolutamente corretta. Uto Ughi è un samurai, uno che suona Vivaldi per tre ore e mezzo e poi spiega per filo e per segno ciò che ha fatto". Però poi a suonare al Senato le istituzioni chiamano Allevi. Perché? Risponde l'ex grande amico del riccioluto pianista: "Vogliono accattivarsi il pubblico giovane. Se ne deduce che non è stata una scelta basata sul valore artistico, ma semplicemente una furbata della politica"