Samuel: "A Sanremo vi svelo la bellezza. I Subsonica? Ci ignoriamo amabilmente"

È uno dei più attesi artisti del Festival di Sanremo. Lui è Samuel, frontman dei talentuosi Subsonica che un anno fa ha annunciato di voler proseguire come solista il percorso nella musica. Ma non è da solo che arriverà sul palco dell’Ariston: ad accompagnarlo ci sarà il suo nuovo album, “Il codice della bellezza”, nel quale spicca la presenza di Jovanotti. Riduttivo chiamarla collaborazione visto che Lorenzo ne firma ben cinque pezzi e che in questo progetto di Samuel ha portato “tutta la generosità e la passione di cui è capace. Per me è diventato una sorta di fratello maggiore musicale”. 

Così, prima ancora di sentire la sua “Vedrai” con la quale si presenterà a Sanremo, gli abbiamo chiesto di anticiparci le novità di questo album e di raccontarci la sua nuova vita “in solitudine”.

Qualche settimana fa hai scritto: “Quando ero piccolo, iniziai a scrivere e leggere in codice un alfabeto che avevo inventato io…”. Di che alfabeto si trattava? È da lì che nasce l’idea di intitolare il tuo disco “Il codice della bellezza”?
“Sì, è vero, quando ero bambino mi inventai un alfabeto tutto mio. Che inevitabilmente suscitò una certa apprensione nei miei genitori e nei professori a scuola che cercarono di fermare quest’idea sul nascere. Così, mentre lavoravo al nuovo album cercando di raccontare la bellezza come un codice interiore, mi è tornato in mente quell’episodio. L’ho rivalutato e l’ho ricostruito come il meccanismo di un bambino di raccontarsi al mondo per allontanare da sé la banalità e di perdersi nel qualunque. Mi sono reso conto che proprio ora che cercavo di raccontare me stesso con una visione mia queste due cose dialogavano”.

Che cosa racconta la tua “Vedrai”?
“Intanto non è stata scritta per essere portata a Sanremo. Parla di amore da un’angolatura diversa. Non è un tentativo di analizzarlo ma piuttosto di raccontarlo negli angoli più ombreggiati". 

Che effetto ti fa tornare a Sanremo dopo 17 anni ma senza i tuoi amici dei Subsonica? Li hai sentiti? Cosa ti hanno detto o raccomandato?
"Non ci siamo sentiti. Siamo in una fase in cui ognuno di noi sperimenta i propri percorsi e amabilmente ci ignoriamo. Questo perché è giusto che ognuno faccia prevalere il proprio istinto musicale. Tra l'altro abbiamo preso strade abbastanza divergenti. Ma è quello che fa la forza di un gruppo, il fatto di pensarla diversamente. Tornare a Sanremo senza di loro sarà inevitabilmente più difficile. Un gruppo è un fortino emozionale che ti protegge, che ti difende e che ti aiuta a stare bene. Ma era necessario per me affrontare questo percorso in solitaria per congiungermi con le mie responsabilità fino in fondo. Vivere un successo con un gruppo è positivo. Vivere un insuccesso in un gruppo è altrettanto positivo ma non ti fa crescere fino in fondo perché non ti assumi le responsabilità al cento per cento. Io invece in questa fase le mie responsabilità voglio prendermele in prima persona e Sanremo fa parte di questa presa di consapebvolezza". 

Le classifiche per molti artisti sono croce e delizia. Per te?
"Croce o delizia? Né l’una né l’altra cosa. Presto attenzione alle classifiche solo quando vanno bene. Per il resto cerco di non farmi influenzare. L’importante è non pensarci quando scrivi. L’obiettivo primario di un autore è di dire qualcosa di profondamente personale e vero. Poi le classifiche arrivano, in un modo o nell'alro".

L'astrologo Paolo Fox ha previsto che il 2017 sarà il tuo anno. Che ne dici?
"Non ho grosse aspettative. Anche perché nutrire delle aspettative è il meccanismo migliore per far andare male le cose.  Mi fa piacere che sia Paolo ad averne nei miei confronti e spero che abbia ragione".

Sei nato a Torino ma hai scritto che Il codice della bellezza non sarebbe potuto nascere senza Roma. Perché?
“Sono nato a Torino e lì ho vissuto a lungo, partecipando alla scena musicale di quella città. Poi però arriva un momento in cui devi allontanarti e guardare il mondo da altre prospettive. A me è capitato di vivere gli ultimi anni a Roma e Roma mi ha dato tanto coraggio. Roma è una città che non si fa tanti problemi, che non si cela, che ti dà la forza di buttarti. Torino invece ti crea molte aspettative e ha necessità di molto perfezionismo. Quindi stare a Roma è stato determinante per scrivere questo album e buttarmi. Anche se poi, mentre lo preparavo, sono stato a Palermo, a Milano, a Ustica. Insomma è un album figlio dell'Italia”

Dove sta per te la bellezza?
“La bellezza sta in quel grandissimo puzzle emozionale che ci portiamo dentro. Ho sempre pensato che la bellezza non fosse un concetto solamente estetico. Il dono dell'eleganza, della sensibilità, dell'ironia fanno parte di un istinto interiore che rappresenta il bello degli essere umani. Ho provato a immaginare la bellezza come un codice scritto dentro le persone speciali, quelle persone che sono fonte d'ispirazione per chiunque gli stia vicino”.

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