Roger Waters: "Niente The Wall in Israele, invito gli artisti a non suonare lì"

Il fondatore dei Pink Floyd aderisce alla campagna "Bds" e scrive ai colleghi per sensibilizzarli. Un caso internazionale. Come le parole di Obama

Roger Waters: 'Niente The Wall in Israele, invito gli artisti a non suonare lì'
TiscaliNews

Bds. L'acronimo sta per: boicotta, disinvesti e sanziona. Quasi dieci anni fa Roger Waters, ex dispotico e geniale leader dei Pink Floyd (dei quali ha di recente escluso in modo assoluto la riunione) poi approdato alla carriera solista, incontrava questa sigla alla vigilia di un suo concerto in Israele. Centinaia di mail di protesta gli arrivarono da altrettante organizzazioni, molte delle quali con base in Medio Oriente. Waters era atteso a Tel Aviv, quelle richieste premevano perché rinunciasse, perché come artista contribuisse a tenere alta l'attenzione sul dramma dei Territori occupati e della violenza di cui sono teatro. Il musicista annullò il concerto e preferì andare a Neve Shalom. Quello è stato l'inizio del suo preciso impegno.

Un altro mondo è davvero possibile - A Neve Shalom è in corso l'esperimento di una comunità in cui ebrei, cristiani e musulmani riescono a convivere assieme. E' da qui che si dovrebbe ripartire, secondo Waters. Che riconosce che pure in quella comunità la presenza di palestinesi è ancora troppo limitata. Da allora però il suo impegno di artista è schierato: "Suonerò tutto The Wall in Israele quando esisterà unico Stato democratico, laico, con pari diritti per tutti, suffragio universale, parità di diritti sulla proprietà, libertà assoluta di religione". A chi gli fa notare che Israele non è l'unico Paese che rade al suolo case con i carri armati e lancia bombe su donne e bambini, replica: "Negli anni Settanta dicevano lo stesso quando si parlava di Sudafrica e Apartheid, ma tutti pensavamo di poter fare qualcosa per cambiare quella parte di mondo". E così è andata. Roger Waters non solo si rifiuta di andare a suonare in Israele, ma scrive personalmente lettere di dissenso indirizzate a quei musicisti che decidono di fare concerti nella terra della stella di David. Con qualcuno ha funzionato, inducendolo ad annullare le date (vedi Neil Young), con altri no (vedi Gilberto Gil, Caetano Veloso e Cindy Lauper). Ma la battaglia di Waters prosegue e continua a conquistare spazi sui mezzi di informazione di tutto il mondo. Mentre il musicista accusa le lobby ebraiche di fare pressione forsennata perché ci sia un controllo dell'informazione sbilanciato verso la loro parte.

Obama: "Così fate solo disinformazione" - Le parole del fondatore dei Pink Floyd echeggiano in quelle del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che sta affrontando un autentico braccio di ferro con i duri dell'associazionismo ebraico (Aipac su tutti) dopo l'intesa sul nucleare raggiunta con l'Iran. Le tensioni fra Casa Bianca e sostenitori della politica di Netanyahu sono cresciute negli ultimi mesi, fino ad esplodere pubblicamente, dicendo che coloro che si lamentano che negli Usa la comunità israeliana non è allineata con quella della madre patria "stanno spendendo 20 milioni di dollari per strombazzare la stessa disinformazione che ha portato alle guerre con l'Iraq". Obama non molla: "Controbatterò con forza". La nuova politica estera è uno dei cardini di questo suo mandato, ma rischia di spaccare in due la posizione dei figli di Israele negli Usa, finora tradizionalmente disposti ad appoggiare i democratici.