Rock e romantico, Ligabue si svela: "La mia dipendenza e la dedica d'amore"

Sette mega schermi a incorniciare un palco lungo 58 e alto 22 metri con due lunghissime passarelle dove andare a toccare il suo pubblico: l'anteprima dello "Start Tour 2019" è grandiosa ma anche intima. Magia del rocker che scatta una fedele istantanea di sè

Rock e romantico, Ligabue si svela: 'La mia dipendenza e la dedica d'amore'
di Cinzia Marongiu   -

“Il patto è stringerci di più, prima di perderci. Forse ci sentono lassù. È un po' come sputare via il veleno urlando contro il cielo”. Sono le ultime parole che Luciano Ligabue canta nella prova generale a Reggio Emilia del suo nuovo “Start Tour 2019”, prima del battesimo di Bari il prossimo 14 giugno. Ma sembrano anche il manifesto ideologico di questa carrellata di concerti negli stadi, che riescono a essere rock e romantici, grandiosi e intimi allo stesso tempo. Magia di una scenografia davvero spettacolare con sette mega schermi a incorniciare un palco lungo 58 e alto 22 metri e con due lunghissime passarelle asimmetriche per le incursioni del Liga in mezzo agli spettatori. Ma soprattutto magia di una scaletta costruita su un continuo up and down, con ben sette pezzi del nuovo disco (si parte con “Polvere di stelle” e “Ancora noi”) alternati a successi del passato e a brani rock da urlare al cielo, come il super energetico “Balliamo sul mondo”, e altri momenti più intimi, come il medley voce e chitarra dove il Liga accarezza ballate come “L’amore conta”, “Sogni di Rock’n’Roll” e “Tu sei lei” con la voce lievemente più chiara dopo l’intervento chirurgico: “È uno strumento che non è mai stato così solido”, racconterà durante l’incontro con i giornalisti dopo il concerto.

Liga è in gran forma, asciutto nel fisico e sorridente. Ironizza sulla grandiosità del palco in cui due grandi “L” rosse incorniciano due schermi: “Volevo farmi conoscere”, scherza e spiega: “D’altra parte le “l” del mio nome e cognome se le vedi rovesciate sono due 7 che è il numero su cui cedo sempre”. Come conferma uno dei momenti più emozionanti dell’intero show, fatto di immagini e citazioni grafiche per aggiungere un racconto visivo alle trenta canzoni scelte dal rocker tra le 182 in carriera. Il momento arriva quando canta “Mai dire mai”, canzone autobiografica della storia d’amore della sua vita: “Non ho mai avuto in mente di dedicare il tour a qualcuno ma ripercorrendo le due ore e un quarto di musica quello è il momento che mi ha emozionato di più, in cui racconto le prime volte che poi mi hanno portato a sposare chi ho sposato. E non a caso è la settima canzone del nuovo disco”.

Lo show ha anche un altro momento medley con atmosfere da rock club: è quello nel quale tutta la band si trasferisce con lui su una passarella ed è impossibile non ballare su “Eri bellissima”, “L’odore del sesso” o “Il meglio deve ancora venire”. “costruire la scaletta è sempre un problema quando ti esibisci negli stadi perché oltre ai fan arriva un pubblico occasionale e quindi è importante far sentire buona parte del materiale nuovo oltre a una sfilata dei brani più famosi”. Di certo quella che offre lo “Star Tour 2019” è una perfetta istantanea di Ligabue, inimitabile mix di genuino artigianato e ricercatezza anche visiva. Colpiscono le immagini di denuncia sull’inquinamento ambientale che scorrono su “Non è tempo per noi”, così come quelle, davvero di grande impatto, che accompagnano “Vita, morte e miracoli”. “Non è la prima volta che mi occupo dell’ambiente, un tema che continuo a sentire molto. Anche in passato mi sono esposto. Il tempo che abbiamo è ancora poco”.

Ora, oltre alla folla sterminata di Bari, ad attenderlo ci sono gli stadi di Messina, Pescara, Firenze, Torino, Bologna, Padova, Milano e Roma. Ed è sullo stadio di San Siro che si sofferma: “Ho cominciato proprio lì nel 1997 a suonare negli stadi. Ha qualcosa di speciale e non è un caso che tutti vogliano suonare lì. Sarebbe un peccato chiuderlo alla musica”, aggiunge sull’ipotesi ventilata nei giorni scorsi. Il trasporto con cui ne parla è pari a quello con il quale confessa: “Mi piace cantare. Mi piace fare i concerti dal vivo, mi diverto ancora tantissimo. Il live è una mia dipendenza. Quando finisco un tour chiedo sempre al mio manager: “E ora che cosa faccio?”.