Renato Zero si prende il Circo Massimo e provoca: "Spostiamo la capitale a Torino e liberiamo la nostra città"

"Ci sono stati giorni in cui mi sono sentito straniero nella mia città, per questa politica invadente. Ridiamo Roma ai romani, liberiamola una buona volta dalla politica. Spostate pure la capitale a Torino. Tanto Roma è già la capitale del mondo, che ca..o ce frega?". È sempre lui, l'incantatore di folle, il pifferaio magico dei sentimenti, l'artista che unisce un eloquio aulico e denso di iperboli a battute fulminanti intrise di romanità verace. Renato Zero si presenta seduto ai piedi della statua equestre di Marco Aurelio in Campidoglio, luogo simbolico ed evocativo, se ce ne fosse bisogno, del legame che prima ancora che all'Italia lo lega alla sua amata città per annunciare finalmente i festeggiamenti per i suoi 70 anni (che però arrivano due anni dopo a causa del Covid) al Circo Massimo. "Mi faccio gladiatore per conquistarmi ancora una volta l'applauso". 

Quattro concerti, uno diverso dall'altro, il 23, 24, 25 e 30 settembre, giorno in cui ne compirà 72. Un vero re di Roma che col passare degli anni ha mantenuto intatto il suo carisma o forse lo ha addirittura accresciuto: alla fine della conferenza stampa sono in tanti fra giornalisti e fotografi a circondarlo, a volerlo salutare, a cercare di "estorcergli" una foto o un abbraccio.  "Stare lontano dal palco in questi anni per me è stato meno doloroso che per altri colleghi, perché ho la capacità di andare a domicilio. I miei sorci io me li vado a cercare: al Tuscolo, a Monteverde, nei quartieri di Roma.Posseggo la facoltà di poter essere ovunque: non ho il dono dell'ubiquità ma ci sto lavorando", racconta ironico.  "Mi piacerebbe essere lo zingaro che molti di voi conoscono. Ho curiosità di incontrarvi al mercato, non per fare le foto, ma per portarvi nel cuore".  E ancora: "Sono stato lontano dal palco ma vicino al marciapiede. E questo ha mantenuto il mio equilibrio".

Quello che porterà al Circo Massimo sarà uno spettacolo "diverso tutte le sere", con alcuni degli ospiti del disco che saliranno sul palco. Ma guai a cercare di capire quanta parte del Circo Massimo verrà utilizzata dagli spettatori. Zero non ama i confronti: "Di Renato ce n'è uno. Tutti gli altri sono nessuno"  dichiara tra gli applausi. "Non voglio imitare gli altri. I miei spettacoli sono semtre stati originali e hanno un marchio di fabbrica. Avrò con me un'orchestra di tutto rispetto fatta di archi, fiatipercussioni. Abroò la band che garantisce una sonorità moderna. Quanto agli abiti di scena, lui, re dei travestimenti, scherza così: "indossare la foglia di fico sarebbe un'idea perché ho portato talmente tutto...". Sul palco invece salirà indossando soprattutto "L'ostinazione, anche contro il virus, anche contro la guerra".

In quanto a cedere lo scettro della provocazione a qualche altro artista più giovane, Reato ha le idee molto chiare: " Ricopiarsi il compitino non va bene. Mi piacerebbe lasciare lo scettro a dei ragazzi che portano innovazione, che fanno sforzo non solo di creatività ma anche nel coinvolgere gli alri musicisti. Perché la musica da soli non si fa. È un soliloquio inutile e infruttuoso. Perché far parlare i plug in non è la stessa cosa che far suonare un professionista" Zero presenta anche "Atto di Fede", "il suo nuovo lavoro discografico in forma di oratorio, che alterna canzoni e lettere affidate a filosofi, attori, giornalisti, sportivi, politici, religiosi e pensatori di diverse aree culturali, tra cui Sergio Castellitto, Walter Veltroni, Pierangelo Buttafuoco, Lella Costa, Giovanni Soldini, don Antonio Mazzi, Mario Tronti, Clemente Mimun, Domenico De Masi, Luca Bottura, Marco Travaglio, Aldo Cazzullo, Oscar Farinetti e Alessandro Baricco. 

"Un oratorio" per "accarezzare Dio da vicino. La fede in fondo  è la chiave che ci permette di osare, di andare oltre le nostre capacità e potenzialità. La Fede ci dà il coraggio di saltare. E dobbiamo saltare per prevaricare il dubbio, il sospetto. Dobbiamo avere il coraggio di sentirci difettosi e inadeguati". E aggiunge: "Non me ne vogliano i preti, ma penso che la fede sia soprattutto e prima di tutto una faccenda indivduale".