Perché tutti noi dovremmo vedere il film di Laura Pausini: "Il mio vero successo è un altro"

"Per me la vera realizzazione di sé stessi e la felicità non passano dalla fama e dagli applausi. Mi sono ritrovata in cima al mondo, con un Grammy Award che luccicava sul letto, eppure ero infelicissima e sola. Che senso ha ricevere un premio se non hai nessuno con cui condividere la tua gioia?"

Ci sono la Laura A e la Laura B. La A è quella che tutti conosciamo o crediamo di conoscere, quella che da quando ha trionfato a Sanremo, ad appena 18 anni, non si è più fermata e ha conquistato i palcoscenici di tutto il mondo, vendendo 70 milioni di dischi e vincendo tutti i premi più importanti, dai Grammy al Golden Globe. Un mix impareggiabile di entusiasmo, talento e disciplina. La Laura B invece è una donna che ha continuato a vivere nella sua Solarolo. Ha una bottega artigianale di ceramica e un figlio adolescente inchiodato al cellulare proprio come tanti nostri figli. L’amore per il canto è parte della sua vita: nel passato ha tentato la strada di Sanremo senza fortuna. Ma quando c’è da aiutare alcune amiche e la loro trattoria in difficoltà è lei a rispolverare la voce e a organizzare una serata per raccogliere i soldi necessari a pagare l’affitto.

Due donne con una vita che più diversa non si può ma che in realtà sono la stessa persona, hanno lo stesso modo di affrontare la vita, di lottare per la propria realizzazione e per acciuffare quella felicità che tutti inseguiamo. A unirle è Laura Pausini, che presta corpo e voce a entrambe e soprattutto il suo cuore, i suoi pensieri, il suo modo di intendere la vita. Una persona che concepisce il termine “successo” non legato agli applausi, ai like o alle copie vendute di dischi ma alla capacità di realizzare le proprie passioni, di rincorrerle con l’impegno e “la tigna” necessari.

“Sarei stata felice anche nella versione della Laura non famosa”, spiega la Pausini, cercando di essere il più possibile chiara in quello che ad occhi distratti o superficiali può  sembrare solo un tentativo di autocelebrarsi o addirittura di “sputare” su un destino così benevolo. Ma stavolta la Pausini si è davvero messa a nudo e si è raccontata con un’autenticità incredibile: impossibile fraintenderla a meno che non si sia in malafede. “Non ho mai sognato di diventare famosa. Non c’era in me tutta questa frenesia per il successo. Volevo continuare a fare il pianobar, ero felice facendolo. Volevo diventare una delle prime donne a fare pianobar da sola. Ho sempre amato le sfide e le cose complicate. E se non avessi vinto Sanremo credo proprio che avrei fatto quello. O avrei aperto una bottega per  lavorare la ceramica che era una delle tante passioni che mi hanno sempre nutrito. O magari avrei studiato architettura. So che posso sembrare un’ingrata, ma non è così. Intendiamoci, sono ben felice di fare quello che faccio, di aver potuto vivere in un modo speciale, di avere dei privilegi come quello che se non c’è posto al ristorante e io chiamo magari il posto lo si trova magicamente. Ma per me la vera realizzazione di sé stessi e la felicità non passano da queste cose. Mi sono ritrovata in cima al mondo, con un Grammy Award che luccicava sul letto, eppure ero infelicissima e sola. Quella notte il cameriere mi portò una bottiglia di champagne e brindò con me visto che non c'era nessun altro. Che senso ha ricevere un premio se non hai nessuno con cui condividere la tua gioia? Mi sono detta che qualcosa nella mia vita doveva essere rivisto perché ciò che conta davvero sono i rapporti, sono le persone care, sono gli amici che ti trattano nello stesso modo di quando non eri famosa”.

E qualcosa è effettivamente cambiato con l’arrivo dell’amore per Paolo Carta e poi con la realizzazione del suo sogno più grande, quello di diventare mamma della piccola Paola che oggi ha 9 anni. Tutto questo viene raccontato in modo intimo e autentico in “Laura Pausini - Piacere di conoscerti”, il film di Amazon Video prodotto da Endemol Shine Italy in distribuzione dal 7 aprile, film di cui la Pausini è anche autrice del soggetto: “Da anni mi veniva proposto di fare un documentario sulla mia vita ma declinavo sempre le offerte perché mi sembrava troppo autocelebrativo. Poi una notte di febbraio del 2020 ho cominciato a scrivere questa storia che è nella mia testa da 29 anni, da quando cioè ho partecipato a Sanremo. Tante volte mi sono chiesta che cosa sarebbe stata la mia vita se non avessi partecipato a quel Festival, se non avessi vinto, se non fossi diventata famosa. E così ho provato a visualizzare la mia vita da non famosa, immergendomici completamente. L’ho fatto per ritrovare me stessa, un qualcuno che in realtà non ho mai perso di vista ma che andava meglio messo a fuoco. Perché la Laura di 18 anni  lo aveva già capito da tanto tempo. Così è nato questo film che mostra una specie di “sliding doors” delle due possibili Laure, così distanti eppure così uguali”. Due Laure che alla fine finalmente si incontrano e si dedicano quel “piacere di conoscerti" che è nel titolo.

Un film capace di emozionare ma soprattutto di parlare a tutti noi, perché quella domanda che si è fatta Laura dovremmo prima o poi porcela tutti quanti, per ritrovare l’essenza del nostro essere, per capire davvero cosa ci renda felici e, nel caso, per impegnarci a raggiungerlo.

In "Piacere di conoscerti" viene raccontata anche la sconfitta alla notte degli Oscar dell’anno scorso, si vede l’attesa spasmodica del papà e della mamma di Laura, rimasti qui in Italia con la sua bambina, si vede Laura con Paolo a Los Angeles, si vede la gioia di gustarsi un buon hamburger con patatine nelle lussuosa macchina che li riaccompagnava a casa dopo la cerimonia dell’Academy e si vede soprattutto l’autentica gioia di Laura, quasi un sospiro di sollievo per non avere vinto ancora una volta. “Perché per me i premi vogliono dire responsabilità, significano restituire il tanto che ti è stato dato. E io dalla vita ho avuto già tantissimo. E soprattutto perché la vita non è fatta solo di vittorie ma anche di sconfitte. Una verità che volevo mostrare alla mia bambina. Tante volte ho avuto paura di essere troppo ingombrante ai suoi occhi, tante volte mi sono sentita stringere il cuore quando lei mi diceva che io ero brava a fare tutto. Ecco, invece ho mostrato alla mia bambina che anche io perdo ma che sono la stessa persona, non cambio con il premio in mano o senza. Ho paura che possa rimanere affascinata da una cultura fatta di like, di persone che inseguono la fama per sé stessa. Io invece voglio spiegarle che si deve partire da un altro presupposto e cioè di fare con gioia e passione ciò che desideri. Questo è il vero successo. Quello che nessuno mai potrà toglierti, quello che quando alla fine della tua vita ti guarderai indietro ti farà dire ‘ce l’ho fatta’”.