Paul McCartney festeggia 80 anni con Springsteen e "duetta" con John Lennon. La canzone preferita

Le leggende invecchiano? Certo che no. In compenso compiono gli anni. E "Macca" ne fa 80 tondi. E si fa trovare in tour con due fuori programma d'eccezione e una pace virtuale con l'amico di sempre

Le leggende invecchiano? Certo che no. In compenso compiono gli anni. E oggi Paul McCartney ne fa 80 tondi. Fedele al suo innato ottimismo, però, si fa trovare pronto: niente malinconie struggenti sulla fine dei Beatles (qui il vero motivo), ma tanta voglia di fare ancora musica. E così eccolo in tour, magro, tonico, vegetariano ante-litteram, attivista, pacifista con tanto di bandiera dell’Ucraina, capace di portare avanti con quella sua voce da eterno ragazzo scalette monstre da 36 canzoni e concerti da oltre tre ore. E nell'ultima tappa americana del suo tour "Got Back", “Macca” si fa un regalo di compleanno che è anche un regalo ai 50 mila presenti al MetLife Stadium di East Rutherford, in New Jersey  e a tutti coloro che, amando la musica, non ne concepiscono gli steccati: "Ho una sorpresa per voi. Ci ha raggiunto un ragazzo del posto", ha detto Sir Paul introducendo Bruce Springsteen con cui poi ha cantato "Glory Days' e "I Wanna Be Your Man". Inutile dire il delirio che si è scatenato. A sua volta il Boss ha fatto gli auguri a McCartney  con un: "Altri ottant'anni di giorni di gloria",  poco prima di lasciare il posto a Jon Bon Jovi. In mano una manciata di palloncini liberati verso il cielo per la tradizionale "Happy Birthday" da cantare tutti insieme. Paul ha anche cantato una selezione da "Abbey Road", ma non ha ancora finito di girare il mondo con il suo basso al collo: tra una settimana sarà in Inghilterra al Festival di Gladstonbury (25 giugno).

Ma stavolta canta anche con John Lennon: il tempo lenisce le ferite

E c’è da scommettere che anche lì sarà festa grande. Una festa alla quale da diversi anni Paul fa partecipare anche alcune delle meraviglie scritte con i Beatles: da “Hey Jude” a “Here Comes the Sun” fino a quella “Let It Be”, dedicata a sua mamma, morta quando aveva appena 14 anni, e apparsagli in sogno per rassicurarlo incitandolo a lasciar andare le cose senza contrastare il flusso del destino. “LeT It Be” è stato l’ultimo singolo dell’ultimo album dei Beatles, quando ormai il gruppo non esisteva già più se non nel cuore spezzato di milioni e milioni di fans, e chissà che sapore mastica in gola Paul quando lo intona ancora una volta. Ma  da qualche tempo canta anche le canzoni dei Beatles di cui è stato autore John Lennon, l’altra metà della mela musicale più irripetibile della storia, il suo amico che per anni si è trasformato in un rivale prima di ridiventare sicuramente uno dei suoi pensieri più struggenti. Così, eccolo in un duetto virtuale proprio con John Lennon su "I Got A Feeling". Il tempo lenisce sofferenze e ferite. E di certo anche Lennon oggi non lo prenderebbe in giro come fece, all’indomani dello scioglimento dei Beatles, rinfacciandogli in una canzone di aver fatto di buono soltanto “Yersterday”.

Perché la sua canzone preferita sarebbe stata "Yesterday"

E ovviamente in scaletta non può mancare questa ballata struggente, imitata, remixata, reinterpretata fino a 1600 volte , senza che mai nessuno potesse scalfire l’originale. McCartney in un’intervista confessò che proprio “Yersterday” sarebbe la sua canzone preferita se non avesse avuto quell’incredibile successo. Ed è una delle tante contraddizioni che rendono questa leggenda così affascinante ancora oggi. In “Yersterday” scrive di credere nel passato, scrive che “ieri l’amore era una partita facile da giocare mentre ora ho bisogno di un posto dove nascondermi da tutti”. Ecco, più che nel passato Paul ha sempre creduto nel futuro.