I Nirvana sotto accusa per la foto del bambino nudo in copertina. Il miglior commento è proprio della band

“Nevermind” è una meravigliosa espressione inglese per dire “non importa”, “non fa niente”. E davvero in questo caso verrebbe da invocarla, per scrollarsi di dosso l’odiosa sensazione di quando qualcosa di bello e artistico viene sporcato da presunte strumentalizzazioni e tentativi di monetizzare. Succede così che a 30 anni esatti dall’uscita di quella pietra miliare della musica che è l’album dei Nirvana “Nevermind”, 11 pezzi di anima di Kurt Cobain e soci, il bimbo di 4 mesi ritratto in copertina mentre nuota sott’acqua inseguendo un dollaro appeso a un amo, si svegli e decida di strepitare di “stress” e “sfruttamento sessuale” e di chiedere ovviamente una montagna di soldi.

Lui si chiama Spencer Elden e ha fatto causa alla band per pedo-pornografia. Elden, che oggi ha 30 anni, sostiene che i Nirvana avrebbero violato le norme federali sulla pornografia infantile e che i suoi genitori non hanno mai firmato una liberatoria che autorizzasse l'uso della sua immagine nella cover del disco. Non solo. Nella causa, l’uomo afferma che "ha subito e continuerà a subire danni per tutta la vita, tra cui stress emotivo e interferenza con il normale sviluppo educativo". Secondo lui e il suo legale, la band, il fotografo e le etichette discografiche "hanno commercializzato intenzionalmente la pornografia infantile di Spencer”. L’accusa continua anche sostenendo che Elden è stato costretto a compiere "atti sessuali commerciali" e che la band si è rimangiata una presunta promessa di nascondere i suoi genitali sulla copertina dell'album, che ha venduto oltre 30 milioni di copie in tutto il mondo.

Ed eccoci alla monetizzazione: la richiesta di risarcimento è di 150 mila dollari per ognuna delle persone chiamate in causa, membri del gruppo, vedova di Cobain e fotografo. A quanto riferito nel 2008, la famiglia del bambino fu pagata 200 dollari per il tuffo di 15 secondi in piscina, avvenuto perché il padre di Elden era un amico del fotografo.

In quanto all’accusa più pesante, secondo le leggi statunitensi le foto non sessuali di neonati generalmente non sono considerate pedopornografiche.

Ciò che stupisce è che in realtà nel corso degli anni lo stesso Spencer Elden abbia ricreato la foto della copertina indossando un costume da bagno più volte: lo ha fatto da adolescente e da adulto per celebrare il 10mo, 20mo e 25mo anniversario del disco. E anche se nel 2016 a Time Magazine disse di essersi "un po' arrabbiato" per la sua notorietà In altre interviste, invece, è parso decisamente piu' compiaciuto: "È sempre stata una cosa positiva e mi ha aperto diverse porte”, dichiarò al Guardian. “Ho 23 anni e sono un artista, questa storia mi ha dato l'opportunità di lavorare con Shepard Fairey per cinque anni, un'esperienza fantastica". Inutile dire che sui social migliaia di fan dei Nirvana non l’hanno presa bene. Tra i tantissimi commenti su Twitter si legge: “Prima ti tatui “nevermind”, poi ti rifai la foto come da bambino e quando rimani senza soldi fai causa per pedopornografia e prostituzione. La gente è piccola piccola”. E ancora: Spencer Elden, il bambino sulla copertina di Nevermind, fa causa ai #Nirvana per pornografia. Si può dire che la scelta di fargli inseguire una banconota sia stata profetica”. E c’è anche chi la butta sul ridere citando un’altra copertina iconica della storia del rock: La mucca di “Atom Heart Mother” denuncia i Pink Floyd per macellofilia, sfruttamento e maltrattamento di animali. “Da allora non mi sono più ripresa e non ho più fatto latte”. Oppure: “A 30 anni dall'uscita di #Nevermind dei #Nirvana, il bambino, oramai diventaro adulto, ritratto nella copertina dell'album, fa causa alla band. Dopo tutti questi anni ancora non era riuscito a prendere il dollaro appeso all'amo”. Insomma, un certo scetticismo rispetto a questo turbamento sembra dovuto. Per ora il commento più adatto sembra essere proprio “nevermind”.