Enrico Nigiotti a sorpresa: "Sono pronto a mollare tutto. Ecco cosa ho imparato coltivando la terra"

"Non voglio fare questo mestiere per tutta la vita. Ogni tanto mi viene voglia di partire alle Canarie e aprirmi lì un chiosco sulla spiaggia". E il cantautore toscano spiega: "Per anni ho fatto il contadino con mio nonno. E lì capisci una cosa importante e cioè che ci vuole tempo per far crescere le cose"

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Con quella sua aria tenera, fa impazzire le donne e in particolare “la zia” Mara che ogni volta che va a trovarla in tv riesce anche a farlo arrossire. Qualche altra donna, a dir la verità, la fa pure arrabbiare, come è successo con Selvaggia Lucarelli, ma la polemica (una tra le settecentomila partorite dal Festival) è chiarita e chiusa. E poi Enrico Nigiotti, livornese, 32 anni, anima romantica e passionale appena uscita dal frullatore sanremese, è tutto fuorché uno sciupafemmine e polemista da talk show. E anzi in questa intervista prende tutti in contropiede e annuncia: “Non so se voglio continuare a fare questo mestiere per tutta la vita. Ogni tanto mi viene voglia di partire per le Canarie e aprirmi lì un chiosco sulla spiaggia. E vivere così con la mia ragazza, Giulia, e i nostri cani. E sono talmente pazzo che magari prima o poi lo faccio”.

Davvero? Molleresti tutto?
“Io mi sento più un uomo che un artista. Alla fine nella vita ciò che ti resta è la felicità che provi nelle cose che fai. E quindi da tempo ho deciso che farò questo lavoro finché mi renderà felice. Ho 32 anni e vorrei anche darmi la possibilità di imparare a fare qualcos’altro”.

Ma chi è oggi Nigio, così come ti chiamano da sempre i tuoi amici?
“Sono una persona felice. Il che è già un traguardo enorme. E sono una persona normale, comune, con un lavoro che lo rende un po’ più speciale. Sono uno come gli altri, come i miei amici di Livorno. D’altra parte fino a quattro anni fa facevo il contadino con mio nonno e per tre anni ho fatto pure il magazziniere”.

Come era vivere da contadino?
“Bello. Facevamo l’olio e il vino. Coltivavamo le patate e i pomodori. E lì capisci una cosa importante e cioè che ci vuole tempo per far crescere le cose. Quando pianti le patate, devi aspettare. E poi, ora che mio nonno non c’è più, ti confido una cosa: il nostro vino faceva schifo. (se la ride, ndr). Io gli dicevo che era buonissimo ma in realtà molti vini fatti in casa dai contadini sono aciduli e il giorno dopo ti fanno star male”.

Il tuo nuovo album, “Nigio”, esce proprio il giorno di San Valentino. È un caso? Se ti dico che incarni un po’ l’idea romantica del cantautore ti ci ritrovi?
“In realtà l’uscita l’ha decisa la Sony: in questo periodo dell’anno c’è un grande sovraffollamento di album… In quanto a me, non mi piacciono troppo le etichette. In questo disco l’unica canzone davvero romantica è “Baciami adesso”, il pezzo che ho portato a Sanremo. Ma io sono un istintivo. Scrivo di getto ciò che sento, le mie emozioni. Poi l’etichetta può dire ciò che vuole ma è il gusto del vino a fare la differenza”.

In effetti nel disco c‘è un pezzo con un testo molto forte e per niente sentimentale che mi ha molto colpito. Si intitola “L’ora dei tramonti” e a recitare la parte più dura e cruda è Giorgio Panariello: Hai vissuto una situazione del genere? Come è nata quella canzone?
“Volevo che fosse strutturata come un racconto di Bukowski. Ambientata in un bar da sottovia, lugubre, dove un uomo parla con il barman, da sempre lo psicanalista di alcolisti e disperati. Mi piaceva partire dalla descrizione di una storia finita male. L’amore è andato, resta la passione. In quanto al monologo finale mi serviva che a recitarlo fosse un grande attore e panariello mi ha fatto questo onore”.

Ma tu hai vissuto qualcosa del genere?
“Sì, mi è capitato più di una volta”

Invece in “Baciami adesso” sembra quasi che racconti l'amore vissuto da lontano, quello in cui facilmente si scivola in incomprensioni. Faccende che in genere noi donne vogliamo chiarire e voi uomini preferite seppellire sotto un bacio. È così?
“Sì, è vero, parlo della lontananza che i instaura dettata dalle incomprensioni. A volte la lontananza non è soltanto fisica ma anche mentale. E l’orgoglio è il più grande nemico dell’amore. Il problema è che molto spesso si innescano dei meccanismi di auto-lontananza con l’altro e si entra nella droga di voler dire a tutti i costi l’ultima parola. Come se si perdesse qualcosa a voler chiarire, a voler far pace per continuare a camminare insieme”.

Questo tunnel dell’orgoglio è tappezzato soprattutto di uomini, non credi?
“Assolutamente sì. Io sono molto orgoglioso e a volte pure ottuso. Le donne capiscono sempre meglio certe situazioni. E invece noi uomini abbiamo questa innata voglia di vincere e di prevalere. Non so perché sia così. Forse le donne avendo la possibilità di fare un figlio, sono già una e mezzo. Di certo hanno una sensibilità maggiore.”.

Come lo vedi il mondo femminile? Ultimamente, tra polemiche e casi di sessismo, se ne è fatto un gran parlare.
“Vivo tra le donne, la mia compagna, i miei cani femmina, la Pinta e Aria. Sono stato cresciuto da mia mamma, Gioia, che resta la donna più importante della mia vita. Amo il mondo delle donne perché lo vivo come un qualcosa che non riesco ad afferrare appieno. Le donne restano un pianeta di segreti da scoprire. Sono estreme in tutto, tra di loro sano essere super complici e acerrime nemiche . E poi l’artista che da sempre mi trafigge il cuore è una donna e si chiama Alda Merini”.