Nicol, l'esperienza ad "Amici" e la rinascita: "Come sono uscita dal dolore circolare"

"Tendo a vivere le emozioni in modo viscerale. In un periodo in cui non stavo molto bene e vivevo la vita in modo sregolato, anche l’amore mi portava dolore": videointervista alla cantautrice vicentina di 21 anni fino a qualche mese fa nella scuola della De Filippi

Nicol, la scuola di Amici” e l’Nicol ha soltanto 21 anni, ma alle sue spalle si è lasciata la voglia di dire basta alla vita e la tossicodipendenza. Una caduta negli inferi della depressione ma anche una risalita nella consapevolezza di sé e della sua grande passione per la musica. Una passione che le permette di scrivere brani profondi e d’impatto come il singolo “Pare”, appena pubblicato (questo il video), capace di raccontare le paranoie di un rapporto a due, in cui se uno dei due sta male, l’altro a furia di insistere nel cercare di scavare in questa sofferenza, finisce per ricacciarla ancora più nel profondo.

Fino a qualche mese fa l’abbiamo vista nella scuola di “Amici” di Maria De Filippi, un’esperienza sicuramente positiva che è servita a farle capire di aver imboccato la strada giusta, quella cioè di raccontare di sé sapendo che i suoi problemi di giovane donna sono quelli di tanti altri ragazzi. E non solo. “Ho trovato un senso in ciò che faccio”, racconta nella videointervista concessa a Tiscali.it. Nella quale questa cantautrice vicentina che nella scuola di spettacolo di Canale 5 si è fatta notare per brani come “Onde” e “Spotify” si racconta con una sincerità disarmante e una grande profondità di pensiero.

Nicol, sul corpo hai tatuato la parola “Love” ma con la faccina triste al posto della “o”. Il che mi lascia pensare che per te l’amore sia stato fonte di dolore più che di felicità. È così?

“Sì, perché sono una persona che tende a vivere le emozioni in modo molto viscerale. Quindi in un periodo in cui non stavo molto bene e vivevo la vita in modo sregolato, anche l’amore mi portava dolore. Il fatto è che mi sentivo in colpa nei confronti delle persone che amavo perché questi legami oltre a farmi stare male per se stessi mi causavano anche un senso di colpa nel vedere il dolore che gli altri provavano a vedermi stare male. Quel tatuaggio è legato a quel momento della mia vita”.

Quanto tempo fa è accaduto?

“Due anni e mezzo fa, da quando avevo 17 anni ai 19”.

Qual è stato il momento più difficile?

“Quando sono entrata in comunità per tossicodipendenza perché ridiventi come un bambino. Hai paura anche delle cose più normali perché non capisci. Se prima di entrare non potevo vedere la mia famiglia, quando sono entrata ho cominciato a sentire la mancanza, soprattutto di mia mamma. E detta così più sembrare una cosa sciocca. Ma la verità è che il dolore del bambino che non capisce dove è la mamma, è lo stesso che io ho provato a 18 anni. Il che è ancora peggio. Vivevo una condizione di loop in cui mi sentivo male. La verità è che volevo farla finita e questo pensiero mi buttava ancora più giù perché mi faceva anche sentire in colpa nei confronti di chi mi vuole bene. Insomma un dolore circolare”.

E come ne sei uscita?

“Chiedere aiuto mi è servito. Bisogna non credere do essere soli. Se tutti parlassimo di più di questa situazione, se tutti avessimo il coraggio di dire “mi sento male”, molte cose cambierebbero. Non è necessario dare un nome a questo malessere. Sì, certo può essere depressione. Ma in ogni caso avere il coraggio di ammettere di stare male, ci fa capire di essere molto più simili di quanto pensiamo. Per questo io utilizzo la musica in questo modo”.

Quando è stato il momento in cui ti sei resa conto che tutto stava cambiando in meglio?

“Mi sono alzata un giorno e ho deciso di dire basta. Dopo che ero uscita dalla comunità passavo le mie giornate a letto. Non camminavo più, facevo fatica a mangiare. Così mi sono detta: “Basta, o la fai finita che però tanto non ne hai il coraggio e in ogni caso non va bene. O smetti di sopravvivere e inizi a vivere. Lì ho deciso e ho iniziato un nuovo percorso. Mi sono messa a scrivere “Decimo senso”, che è la canzone dalla quale è iniziato tutto”.

Che cosa hai capito da tutto questo dolore che hai vissuto?

“Mi sono resa conto che la mia storia è la stessa di tante altre persone, che non sono l’unica a soffrire. E ho cercato di dare un senso a questo dolore. Ho capito qual è la mia missione e cioè far realizzare alle persone che non sono sole. Le emozioni sono comuni e a volte anche le storie si incrociano. Le cicatrici, le paure, le fragilità, le debolezze sono ciò che svelano la vera natura di una persona. Ed è bellissimo connettersi agli altri nel profondo. Proprio per questo la musica è così potente perché è viscerale e viaggia solo sulle emozioni. Che siano negative o positive non fa differenza: la musica unisce”.