Mina in "Paradiso" con Lucio Battisti. La bellissima lettera che gli scrisse dopo la morte

Il 30 novembre esce il nuovo album dellacantante interamente dedicato alle canzoni del grande cantautore scomparso nel 1998. E c'è pure una commovente sorpresa

Due miti della musica. Due artisti unici e imparagonabili uniti, oltre che dai loro straordinari talenti, da un feeling evidente, da una sensibilità fuori dal comune, dalla comune esigenza di stare lontano dal caos che inevitabilmente il successo porta con sé, insieme con le lodi sperticate e le critiche più violente. Mina e Lucio Battisti, ancora una volta insieme. Anche ora che Lucio non c’è più. Anzi, soprattutto ora, visto che quest’anno cade il ventennale della scomparsa di Battisti e che Mina, da vera amica e ammiratrice, ha voluto festeggiarlo dedicandogli il suo nuovo album, “Paradiso (Lucio Battisti Songbook)”.

Disponibile in doppio cd, triplo LP e in digitale, l’album in uscita il 30 novembre contiene le canzoni di Battisti-Mogol già cantate da Mina più due brani mai interpretati: “Vento nel vento” arrangiata da Rocco Tanica e “Il tempo di morire”, arrangiata da Massimiliano Pani, ancora una volta accanto alla madre in veste di direttore artistico dell’intero progetto.

Un progetto curato nei minimi dettagli visto che tutte le tracce delle canzoni già interpretate sono state sono state riversate in digitale dai nastri originali, editate, restaurate, rimasterizzate e rimixate a cura di Celeste Frigo, con la continua e attenta supervisione di Mina, che ha seguito da vicino l’intera operazione: e ora tutte le canzoni risplendono nella pulizia, nella dinamica e nella pienezza dei suoni e della voce. Ad alcune, cinque in tutto, sono stati addizionati programmazione e tastiere.

Anche la confezione e la copertina, come sempre nel caso di Mina, è curatissima: ad occuparsene ancora una volta Mauro Balletti con Giuseppe Spada. Ed è proprio nell’elegante confezione ad essere contenuto un regalo particolarmente emozionante per i tantissimi fan di Battisti e di Mina. Si tratta della lettera che Mina scrisse pochi giorni dopo la morte di Battisti e che venne pubblicata su Liberal il 28 settembre 1998.

Eccola, intatta nella sua capacità di commuovere, coinvolgere e raccontare.

”Caro Lucio,

questa è una lettera che volevo scriverti da tanto, tanto tempo. Ogni volta che sentivo un tuo pezzo, ogni volta che qualcuno, per strada, fischiettava qualcosa di tuo mi veniva voglia di mettermi in contatto con te, ma ho preferito rispettare (figurati se proprio io non lo dovevo fare…) il tuo desiderio di essere lasciato in pace. E forse ho fatto male, sai? Perché adesso non so come fare per restituirti, almeno in parte, la gioia, la tenerezza, il senso di invincibilità, la coscienza di fare qualcosa di perfetto che mi dava il cantare i tuoi pezzi. Erano come il più inattaccabile meccanismo, come l’arma più efficace, come una corazza lucentissima, come una seconda pelle ancora più aderente della prima. Erano costruiti con quella apparente semplicità, con quel naturale delizioso totale mood cosmico, che fa pensare alla fluidità di Puccini, al prezioso andamento di certi canti gospel. E insieme così piantati nella tradizione della canzonetta italiana da far cantare i garzoni mentre vanno in bicicletta a consegnare il pane, i bambini e tutte le madri d’Italia mentre preparano il pranzo per i propri cari.

Che talento straordinario, che dono raro quello di essere capiti da tutti e da tutti essere amati proprio per quello che realmente si è. Sei stato il più grande nel realizzare il miracolo che ci fa sentire tutti figli della stessa materia, che ci fa cantare tutti insieme con le lacrime agli occhi.

In questi giorni ho dovuto assistere a qualche intervento sgradevole e a tanti, tantissimi omaggi commossi e sinceri. Voglio ricordarmi soltanto questi. Voglio ricordarmi gli occhi lucidi di ragazzi giovanissimi e di uomini e donne anche più che adulti. Voglio ricordarmi i tuoi, che Dio li benedica, ti hanno difeso con la forza dell’amore da tutto il caravanserraglio massmediatico. Voglio ricordarmi quei piccoli mazzolini di fiori, quei bigliettini che ti hanno portati anche loro, credo, per cercare di restituirti un pochino di quello che tu hai dato a tutti noi. Sai, avevo un sogno. Una pazzia. Insieme con Moreno, un giovane corista molto bravo che tu non hai conosciuto, ma che ti ama almeno quanto me, avevamo deciso che se tu mai avessi fatto di nuovo un concerto, saremmo venuti a farti il coro. Per il grande piacere di stare dietro di te e cantare insieme a te quelli che sono i nostri perfettissimi, storici, splendidi, adorati pezzi di vita. E, nella nostra follia, avevamo già pensato alla scaletta, a quali pezzi fare, alla formazione dell’orchestra, persino ai vestiti. Ogni volta che ci incontravamo in sala di incisione aggiungevamo qualche dettaglio al nostro progetto. Tutto era variabile tranne la presenza di due soli coristi: noi due, per l’appunto. Non importa. Vuol dire che la cosa è soltanto rimandata.

Tua Mina“.