Max Dedo: "Io, Carmen Consoli e quella pesca lugubre nel canale di Sicilia"

Questo sarà il suo dodicesimo Festival di Sanremo, ma non da cantante. Max Dedo suona il trombone nell'orchestra della Rai ma è anche un cantautore che ha pubblicato un disco prezioso dove è riuscito a mettere insieme Max Gazzé e Asia Argento e a parlare di temi drammatici ma anche di scanzonata leggerezza

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Quanti piccoli, grandi miracoli ha fatto Max Dedo. Nel suo ultimo disco, un affascinante mix di elettronica e chitarre acustiche, di ballate vintage e di ottoni ora scanzonati, ora drammatici, è riuscito a mettere insieme Carmen Consoli e Max Gazzé, Erriquez della Bandabardò e il cubano Ramon Caraballo e perfino Asia Argento. Dall’altra è riuscito a parlare di leggerezza e di impegno, di viaggi fisici ma anche metafisici, della più triste e spinosa attualità ma anche d’amore. In questi giorni è a Sanremo a suonare il trombone nell’orchestra della Rai e quindi a dare risalto agli artisti che saranno in gara al Festival. Ma l’artista che è in lui merita palchi altrettanto importanti, come ad esempio è successo qualche giorno fa quando all’Auditorium Parco della Musica di Roma ha presentato il suo disco “Un posto vero” con un concerto ad hoc.

Una partita a poker finita con schizzi di sangue e pistole: il video di “Inverno maledetto”, il primo singolo estratto dal disco, è davvero divertente e trascinante con quella partita a poker . Come hai fatto a convincere Asia Argento e Max Gazzé a recitare per te?
“Con Max abbiamo fatto un tour mondiale insieme e quindi è stato facile. In quanto ad Asia Argento, mi serviva un’attrice un po’ pulp. E chi meglio di lei? Così, mi sono armato di faccia tosta e visto che la conoscevo, gliel’ho chiesto. Lei è stata gentilissima e mi ha fatto questo grande regalo”.

Il disco ha 11 brani che tu definisci “undici pezzi di vita”. Perché?
“Si tratta del materiale umano e visivo che ho raccolto girando il mondo al seguito del tour di Max Gazzé. Ci sono molti riferimenti al genere ispanico e c’è pure un pezzo nel quale canto nel mio dialetto, quello siciliano. È il brano a cui tengo di più, “U piscaturi”. Parla dei morti nel canale di Sicilia, un tema che sta molto caro anche a Carmen Consoli che duetta con me”.

Cosa racconti nella canzone? E cosa ne pensi della situazione attuale dei migranti, tra proclami tipo “porti chiusi” e braccio di ferro con l’Europa?
“Io sono nato proprio sul mare e conosco tanti pescatori. Tanti mi hanno raccontato che a volte mentre pescano al posto del pesce prendono pezzi di corpi. Una cosa atroce. E così nella canzone quello del pescatore è un grido di disperazione, uno sfogo con la moglie alla quale racconta quanto sia duro alzarsi la mattina presto per andare a lavorare sapendo che rischia di portare a casa delle cose indicibili. In quanto ai migranti, la situazione è molto complessa. Di base penso che a chi bussa alla porta vada aperto”.

Il disco si intitola “Un posto vero”. Qual è il tuo?
“La canzone omonima sarà anche il secondo singolo a venire estratto dall’album. Il posto di cui parlo non è fisico. Racconto di amicizie, di posti dell’anima dove puoi stare bene e sentirti a tuo agio. L’assunto p che il fior di loto, bellissimo, cresce bene anche in mezzo alla melma”.

Com’è suonare nell’orchestra di Sanremo?
“Questo sarà il mio dodicesimo Festival. È molto divertente ma anche molto faticoso: inizi il 2 gennaio e vai avanti fino al 9 febbraio senza mai fermarti perché devi imparare tantissimi nuovi brani e arrangiamenti. Una vera maratona sia psicologica che fisica”.

Com’è lavorare con Baglioni?
“Non posso anticipare niente di questo Festival. Ma posso dire che l’anno scorso è stato entusiasmante. Uno spettacolo di così alto livello  musicale non si era mai visto. Secondo me quest’anno andrà ancora meglio. E poi accompagnare artisti come Sting o James Taylor ha un altro peso specifico”.