Marracash, fra il premio Tenco e l'amore che non finisce per Elodie

E’ primo rapper della storia ad aggiudicarsi il più prestigioso premio musicale italiano, che verrà assegnato a Sanremo a fine ottobre

Foto Ansa
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di Massimiliano Lussana

E oggi Marra vince davvero il Tenco, primo rapper della storia ad aggiudicarsi il più prestigioso premio musicale italiano, che verrà assegnato a Sanremo a fine ottobre e con gli ultimi vincitori (il penultimo era stato lo splendido “Cinema Samuele” di Samuele Bersani) ha riconquistato la sua centralità e il suo livello assoluto. In verità una volta vinse Caparezza, ma l’artista pugliese non è mai stato ritenuto pienamente organico alla scena rap e quindi Marracash è a pieno titolo il primo rapper a vincere il Tenco con “Noi, loro, gli altri”, secondo capolavoro assoluto dopo “Persona”, probabilmente il miglior tandem di dischi mai usciti uno dopo l’altro firmati dallo stesso artista in Italia. E forse era davvero un predestinato al premio, se è vero come è vero che Marra firmò nel 2011 “Quando ero vivo”, canzone dedicata proprio a Luigi Tenco, un featuring con J-Ax.

Perché Marracash è il vero erede dei cantautori, probabilmente il più grande autore di testi dopo Fabrizio De Andrè e Francesco De Gregori, ed è significativo che tutto ciò emerga prepotentemente negli ultimi cinque minuti di “La nuova scena genovese”, lo splendido docufilm di Claudio Cabona, dove Marracash e Ivano Fossati raccontano proprio questo. E anche lì il rapper della Barona cita Tenco. La fase trash del rap, o almeno di un certo rap, è assolutamente superata dagli ultimi due dischi di Marracash che hanno dentro tutto: filosofia, psicanalisi, umanità, lacrime, sangue, viscere. In una parola, vita. Un percorso che ha avuto anche un grande successo commerciale, oltre che di critica.

Un successo che Marra racconta così in “Loro”: “Sono al quinto platino e so che non è l'ultimo/Sono al quinto platino e non sono Ultimo”, con qualcosa che non è un gioco di parole, è una scelta di campo, una dichiarazione filosofica e di vita. Tutto questo emerge prepotentemente dal “Summer tour” di Marra che è l’anteprima del “Persone tour” che arriverà a settembre, come fosse un’evoluzione di quella storia.

Una serie di concerti che hanno visto gli occhi lucidi e le lacrime di Elodie nella tappa di Torino quando Fabio – il vero nome di Marracash – ha intonato “Crazy love”, la canzone dedicata al loro amore e alla fine del loro amore, quella con il video, splendido, dove si combattono e si uccidono.

Piccola parentesi, quando dico “intonato” intendo davvero “intonato” perché – a differenza della maggior parte dei concerti dei rapper – qui c’è anche una notevole prestazione vocale e nemmeno una stonatura.

Gli occhi di Elodie si sono inumiditi quando lui ha attaccato: “Ma poi ti sei insinuata, sinuosa/Con gli occhi verdi, pelle ocra e i tuoi capelli rosa (oddio)/ Quegli occhi così grandi, c'è spazio per entrambi/Per la fragilità e per la ferocia”. Con la disperata domanda finale, reiterata in continuazione: “Dove sei?”.

Sono stati e saranno una coppia splendida i due, casual, nudi o seminudi, ma anche bellissimi e elegantissimi alla prima della Scala. E le parole di Elodie vengono di conseguenza, in vari step, in tante interviste, in momenti diversi, ma con concetti sempre coincidenti e ugualmente forti: “Marracash è la persona che amerò di più in tutta la mia vita. Un prossimo fidanzato non sarà contento di questo? Tanto non sarà mai all’altezza (…) Fabio tuttora è una persona molto importante per me. Se ho bisogno di un parere, se ho un’idea, un dubbio, spesso mi confronto con lui. (…) Nessuno mi ha mai fatto l’effetto che mi ha fatto lui. È animalesco”.

E se la tappa torinese è quella di Elodie e delle sue lacrime e non potrebbe essere diversamente, quella di Genova è quella del festeggiamento per la vittoria del Tenco.

La location scelta da “Porto Antico - Estate spettacolo” e da Duemilagrandieventi, guidata da Vincenzo Spera, che è il numero uno di Assomusica, l’associazione che riunisce tutti gli organizzatori di concerti italiani, plebiscitato dai suoi colleghi, è splendida.

Marracash richiama quasi cinquemila persone all’Arena del Mare, in fondo ai Magazzini del Cotone, ed è il posto più bello del mondo, con il disegno di Renzo Piano a rendere il tutto ancora più affascinante: dietro al palco passano a pochissimi metri i traghetti in partenza per la Sardegna e sembra che i passeggeri sui ponti in qualche modo facciano parte dello spettacolo.

Ed è un riscatto assoluto perché il premio Tenco e questo tour arrivano dopo quello che avrebbe dovuto essere il primo grandissimo tour di Marracash, dopo l’uscita di un capolavoro come “Persona” con decine di migliaia di biglietti in tutta Italia polverizzati in pochissime ore.

Ma, proprio nel momento di quel disco e di quello che avrebbe dovuto essere quel tour è arrivata la pandemia e il crollo dei sogni del più meritato dei riscatti.

Un dolore ancora più forte perché “Persona” era un disco catartico, con una canzone su tutte, “Crudelia”, dedicata al rapporto con una precedente fidanzata, una narcisista maligna.

Insomma, in quel disco – ma anche in “Noi, loro, gli altri” – Marracash-Fabio ci ha messo tutto se stesso, il suo dolore. E il racconto della sua storia a Daria Bignardi, che fu il lancio di quel disco più di qualsiasi altro, perché lui si mise completamente a nudo e proprio “Crudelia” è probabilmente il punto più alto del concerto, dolore e sangue, qualcosa di fronte alla quale è impossibile restare indifferenti.

E il dolore si spande con gli altoparlanti per la città, arrivando fino al trentesimo piano del grattacielo di Terrazza Colombo, dove Regione Liguria e Giovanni Toti stanno festeggiando il record di 77 bandiere blu, record assoluto di sempre.

I versi sono fortissimi, definitivi: “Mi hanno insegnato a non odiare i miei nemici/Ma non ne avevo mai amato uno/Quando ci siamo conosciuti, si sapeva già che uno dei due avrebbe perso/Ma come potevo vincere con te?/Non provi niente, sei un rettile vestito da essere umano”.

Ecco, poter urlare tutto questo e tutte le sue storie, anche quelle di “Santeria”, l’album fatto insieme a Gue, o canzoni leggere come “Scooteroni”, è quasi liberatorio per Fabio.

E il grido di dolore e di rabbia di “Bravi a cadere” è il riassunto anche dei due anni che abbiamo passato: “Siamo in fondo tutti diventati bravi a cadere”.

Non è un concerto, è filosofia.

E’ vita.