Marco Carta: "Ho rischiato di morire, ho fatto coming out, sono stato arrestato: ora parlo io".

Un intervento chirurgico un anno fa lo ha salvato dalla morte: "Se la vita è così in bilico, se oggi ci siamo ma domani potremmo non esserci, non vale la pena nascondersi e mentire a noi stessi. Bisogna amare ed essere amati per come si è"

Marco Carta: 'Ho rischiato di morire, ho fatto coming out, sono stato arrestato: ora parlo io'.
Marco Carta è nato a Cagliari il 21 maggio del 1985. Nel 2007 ha vinto "Amici" con il 75% delle preferenze. Nel 2009 ha debuttato a Sanremo con "La forza mia" e ha vinto di nuovo.

“Ho rischiato di morire, ho cambiato la mia vita, ho fatto coming out, sono stato arrestato”. Successi e pause, polemiche e pregiudizi, scandali e rivendicazioni di libertà. Marco Carta ha appena 34 anni ma sembra già aver vissuto almeno due esistenze, tanto la sua vita è piena di vittorie, sconfitte e dolori immensi come la perdita della mamma ad appena 10 anni e come quel padre mai conosciuto e atteso invano sugli scalini del suo palazzo, quando aveva soltanto 7 anni. Ora, a pochi giorni da un arresto rivelatosi poi illegittimo con l’accusa di furto aggravato e in attesa di un processo a settembre per la famosa storia delle magliette rubate e trovate nella borsa di una sua amica in un grande magazzino, in molti si sarebbero aspettati che Marco avrebbe preferito far slittare l’uscita fissata da tempo del suo nuovo album e della sua autobiografia.

"I primi giorni avevo vergogna a uscire di casa"

E invece ha deciso di rilanciare, forte del nuovo corso che ha voluto imprimere alla sua vita, quello di prendersi la libertà di essere come è, senza infingimenti né ipocrisie e soprattutto senza sensi di colpa. “I primi giorni dopo quello che è successo avevo vergogna a uscire di casa. Poi, grazie a Dio, sono riuscito a farmi forza e a convincermi che non avevo niente di cui vergognarmi visto che sono stato accusato di qualcosa che non ho fatto. Ora va molto meglio anche grazie alle tantissime persone che mi stanno sostenendo e scrivendo. Poi, certo, qualche insulto sui social c’è sempre, ma cerco di farmelo scivolare addosso”.

Immagino sia stata una bella botta vivere una disavventura del genere.
“Assolutamente. Una botta che non si è ancora riassorbita. Qualche giorno fa ho rivissuto tutto facendo un incubo di notte. Con me c’era il mio fidanzato. Eravamo alla Rinascente e lui aveva uno zaino. Nel sogno, mentre uscivamo, l’allarme si è messo a suonare e io a quel punto mi sono svegliato”.

Ero davvero stufo di sentirmi chiedere: "Ma sei gay?"

Parli apertamente del tuo fidanzato dopo il coming out dello scorso autunno. È stata una liberazione?
“Sì, prima ero libero di amare ma non di parlare delle cose belle che fanno parte della mia vita. Non immaginavo che parlarne sarebbe stato così liberatorio, quasi esaltante. Io avevo tantissimi timori, pensavo soprattutto alle critiche che mi sarebbero piovute addosso. Il fatto è che purtroppo ho il vizio di fasciarmi la testa prima di cadere. E invece, ora, pian piano sto imparando a vedere anche il lato positivo delle cose. Anche perché se viviamo prigionieri delle nostre paure, quelle finiscono per materializzarsi. Il mio fidanzato, al quale sono legato ormai da 4 anni, mi diceva: “Marco sei sicuro di volerlo fare? Guarda che non sei obbligato”. Vedi, lui è un tipo molto calmo e riflessivo. L’esatto opposto di me, che sono tutto istinto. Ma io ero davvero stufo di sentirmi continuamente chiedere: “Ma sei gay?”. Scusa l’espressione, ma che palle. Come se io andassi in giro a chiedere alle persone: “Ma sei etero?”. Vorrei capire che cosa cambia nella mente delle persone sapere con chi io vado a letto e chi amo. Queste voci sulla mia omosessualità si rincorrevano da anni, spesso le persone le mormoravano alle mie spalle pensando che non le sentissi. Sono stati fatti perfino fotomontaggi spacciati per veri. Non so perché la mia persona susciti tanta curiosità o gelosia. So per certo che il mondo di Internet e dei social sa essere crudele. Diffondere odio non è mai stato così semplice. Insomma, parlarne è stata una vera liberazione”.

La cover di "Bagagli leggeri", il nuovo disco, il settimo, in uscita il 21 giugno: 10 brani, di cui 3 scritti dallo stesso Marco. L'ultimo singolo è "I giorni migliori"

Hai imparato a proteggerti?
“Ni. Quando nasci tondo, per quanto ti sforzi non diventi quadrato. L’esperienza ti insegna a fare più attenzione, ti fa capire che certe cose te le devi far scivolare addosso. Poi, certo, tra la teoria e la pratica c’è sempre molta differenza…”. 

Ora alle critiche rispondo non con rabbia ma con orgoglio

Il disco e il libro che hai appena pubblicato da questo punto di vista sono speculari. Il primo si intitola “Bagagli leggeri”, il secondo “Libero di amare”. In entrami i casi, il riferimento all’esserti liberato di pesanti fardelli mi sembra evidente.
“Già, è vero. Ora viaggio più leggero, soprattutto col cuore leggero. Ho voluto chiudere certi capitoli della mia vita. Quando sei piccolo, se cadi e ti fai male, poi ti rialzi e ti lecchi le ferite e impari. Anche io ho cercato di fare così. Così alle critiche che mi venivano mosse ho cercato di rispondere non con la rabbia ma con la serietà e l’orgoglio. In tanti mi dicono: “L’hai voluta la bicicletta? E allora pedala”. Ma in realtà non era questa la bicicletta che io avrei voluto. Di sicuro, in questo periodo così difficile ciò che mi ha sempre sostenuto è stato l’amore per la musica”.

E non solo. Nel libro parli molto anche della tua famiglia.
“Mia nonna Elsa è da sempre il mio pilastro. Mi ha insegnato tanto, soprattutto a non farmi abbattere dalle tempeste. Spesso mi risuonano nelle recchie certe sue frasi, che mi ripeto come un mantra: “Sii forte”. “Ricordati che noi ci siamo”. Sembrano frasi scontate, ma invece sono importantissime. Pensa che mia nonna ha capito che ero gay fin da quando avevo 20 anni, 14 anni fa. Un giorno me lo ha chiesto a bruciapelo. E io gliel’ho confermato. La sua riposta è stata una carezza al cuore e alle mie paure Mi ha detto: “Tesoro l’importante che tu sia felice. Non devi essere triste”. E io che ero molto imbarazzato mi sono sciolto. Lei ha conosciuto i ragazzi ai quali in questi anni sono stato legato e li ha trattati come figli. Una donna di quasi 70 anni che è avanti anni luce”.

Quando dici di esserti liberato da certi fardelli e che appesantivano la tua esistenza ti riferisci anche a tuo padre e alla sofferenza per non essere mai riuscito a conoscerlo e per esserti sentito abbandonato da lui?
“Sì, anche. Finalmente l’ho perdonato. Il fatto è che se tu non sai niente non hai modo di capire le situazioni. Molto recentemente invece ho fatto delle scoperte sul conto di mio padre che mi hanno aiutato a chiudere certi conti con me stesso. Io pensavo che lui avesse avuto una vita facile e da lui mi sono sempre sentito rinnegato. Invece puzzle dopo puzzle ho capito che non era così. Non puoi incolpare una persona che sta male e che ha grandi problemi. Non puoi colpevolizzarla, anche se il fatto che lui non si sia presentato quella domenica mattina resta sbagliato”.

Quando ti accorgi che la tua vita è appesa a un filo

In questo nuovo disco, di cui sono già usciti due singoli, sei per la prima volta anche autore di ben tre pezzi. Come mai questa scelta?
“In realtà due brani li avevo già scritti da anni ma non riuscivo ancora a pubblicarli. Ero insicuro e pure un po’ geloso. Quello veramente nuovo si intitola “L’inizio e la fine” ed è dedicato a tutti quelli che hanno visto nel mio coming out un esempio per gli altri. Davvero spero di essere stato utile nel far superare certe paure. Il coraggio non è non avere paura ma è sapersi muovere nonostante il timore cerchi di congelarci”.

Il tuo libro che a tratti è molto commovente si apre con il racconto della malattia che ti stava portando alla morte. Uno shock che sicuramente ha determinato nella tua vita un prima e un dopo.
“Sì, è vero, stavo per morire. E quando ti accorgi che la nostra vita è appesa a un filo, pensi che tante cose diero le quali ti perdi non abbiano senso. Impari a dare le giuste priorità e a fregartene di tante sovrastrutture. Io da allora ho imparato a convivere con la diverticolite. Farò una cura a vita. E soprattutto ho imparato a rispettare il mio corpo e i mie ritmi. Ora sto molto attento a ciò che mangio e soprattutto a non stressarmi troppo”.