Alessandro Mannarino e la metamorfosi: "Perché mi sono messo a fare il manovale"

“Perché la guerra la vediamo in questi giorni? Il mondo è sempre in guerra e da sempre. La prima guerra, poi, è quella dell’informazione. C’è l’Afghanistan, la Siria. Forse vediamo solo questa guerra perché è più vicina e abbiamo paura che scoppi un conflitto che ci coinvolge”. Alessandro Mannarino, erede della grande tradizione di cantautori come Paolo Conte e Fabrizio De André e soprattutto libero pensatore, non fa parte di quegli artisti che rifuggono le domande sull’attualità, i quesiti che ti costringono a schierarti. Ma anzi è lui stesso a cercare il confronto sui temi più spinosi che sono anche quelli che gli urlano in testa, che urlano in testa a tutti noi per la verità. “Il problema non è questa guerra ma capire cos’è la guerra. Si potrebbe dire che è nata con la proprietà privata, con l’agricoltura; ma poi c’è anche chi obietta che pure le scimmie fanno la guerra. La guerra per il potere, per il sesso. Un marxista direbbe che è causata dai beni materiali, dagli approvvigionamenti. Io non lo so. Mi ricordo la sensazione brutta che provavo da ragazzo quando si faceva a botte, quando si finiva in rissa. Due persone che impazziscono: ti sale qualcosa dentro per cui poi uno aggredisce l’altro. Sono cresciuto in un quartiere in cui bastava soltanto che guardassi un po’ così un’altra persona dalla parte opposta della strada e ti ritrovavi in una guerra. Poi ci sono le guerre in casa, i silenzi, le cose non dette.  E si finisce che a un certo punto uno spacca tutto, fugge via o s’ammazza. Cos’è la guerra? La guerra non nasce da un giorno all’altro. Lievita piano piano e sta dentro tutti noi. Io più che altro cerco un antidoto alla guerra. Nella fantasia ma anche nelle radici di un essere umano differente. Che avesse come qualità maggiori l’irrazionale e la fantasia. La parte bella che è quella che ti salva. E d’altra parte la natura è il più grande maestro di vita”. Il riferimento alla natura e agli esseri umani più puri non è casuale visto che Mannarino ci ha costruito sopra il suo ultimo album, “V”. Disco primordiale ma anche futuristico dove ha inseguito le radici dell’essere umano addentrandosi nell’Africa, nell’America Latina e in particolare in Brasile.

Ed è proprio dal Brasile che è appena ritornato in Italia. L’inquietudine è la sua compagna di strada benedetta, perché poi è proprio quell’inquietudine a permettergli di essere l’artista che tutti conosciamo, di scrivere poesie in musica e armonie musicali. Di perdersi per poi potersi ritrovare. “Il primo viaggio in Sud America l’ho fatto dopo gli studi di antropologia: volevo vedere con i miei occhi un mondo che mi aveva affascinato da un punto di vista storico. Capire cosa era stata la tratta degli schiavi, la conquista dell’America, la diaspora nera. Poi quando sono arrivato lì ho cominciato a stare male e questa sensazione non è mai più andata via. Una violenza terribile nel bene e nel male. Il male di un’ingiustizia insopportabile, il bello del caldo, della foresta, dei sincretismi musicali che hanno creato magie divenute patrimonio dell’umanità. Ma anche una  sensazione di insolutezza che mi pone sempre di fronte a un enigma, nei confronti della povertà e della struttura sociale. Per me poi andare in Brasile e a Rio De Janeiro in particolare non è solo viaggiare ma anche scappare dal nido, dalla comodità, dalla fama, dalla maschera del cantante. Lì mi concedo il lusso di reinventarmi per sopravvivere a me stesso. Qui vivo per quello che scrivo e per quello che canto. E molte persone pensano di conoscermi per quello che ho scritto ma io non sono quella cosa lì, non sono quello che scrivo”, dice il cantautore romano mentre sembra di sentire De Gregori che canta “Guarda che non sono io”.

“Devo prendermi degli spazi di libertà. Poi in realtà non riesco a liberarmi della musica e così ogni volta che cerco di scappare dal personaggio Mannarino mi ritrovo che l’unico modo che ho per far uscire fuori tutto ciò che vivo dentro di me è cantare. E quindi è un cane che si morde la coda perché nella musica finisco sempre per precipitare. La comfort zone è una situazione in cui non ti serve niente. E invece la musica per me è un qualcosa che viene in soccorso, ho bisogno di volerla, di averne bisogno. La musica arriva quando sto male, sento dolore, mi annoio, quando mi dico “ma la vita è tutta qui?”, e non mi basta e allora mi aggrappo alla chitarra”.

Ma non solo. Mannarino si è anche aggrappato alla manualità rivendicandola e riscoprendola, quasi come un rito liberatorio. Già perché in Brasile si è messo a fare “il manovale in una piccola favela”. E così racconta questa sorprendente metamorfosi: “In Brasile un mio amico, Leo, stava costruendo la sua casa in una piccola favela che si trova tra il quartiere più ricco del Sud America, la giungla e una grandissima favela. E io mi sono messo ad aiutarlo. Sì  proprio a fare il manovale. Che poi è quello che facevo da ragazzo perché nella mia famiglia tutti lavoravano in cantiere. La storia della mia famiglia è quella: ho imparato da ragazzino quando andavo a scuola e quando d’estate mio padre e mio nonno mi portavano con loro nei cantieri per guadagnare qualcosa e imparare un mestiere. Anche ai tempi dell’università e della musica nei primi localini, sono andato varie volte a lavorare in cantiere per mantenermi agli studi. Ti vengono un sacco di  idee mentre fai un lavoro manuale. Il lavoro ripetitivo diventa un mantra capace di  svuotarti il cervello e di aiutarti a pensare. È stato come far rivivere una parte di me che mi serve, che sto cercando. E anche un bagno di umiltà perché c’è sempre bisogno per ritrovare le proprie radici, ricreare qualcosa di sé stessi”.

A breve partirà il suo tour. Ecco le date già confermate: 

27/04 Milano @ Fabrique
3/05 Milano @ Fabrique
4/05 Milano @ Fabrique
9/05 Torino @ Teatro Concordia
10/05 Torino @ Teatro Concordia
12/05 Firenze @ Tuscany Hall
17/05 Napoli @ Casa della musica
18/05 Napoli @ Casa della musica
22/05 Roma @ Atlantico
24/05 Roma @ Atlantico
25/05 Roma @ Atlantico
30/05 Firenze @ Tuscany Hall
31/05 Firenze @ Tuscany Hall
11/08 Bari @ Locus Festival Locorotondo 
3/09 Catania @ Villa Bellini
28/09 Verona @ Arena di Verona