Ligabue: "Smentisco certe leggende metropolitane sul mio conto. Il palco? Ne sono dipendente"

Il rocker si guarda indietro e si mette a nudo: "Oggi gli artisti tendenzialmente raccontano solo le zone di luce del successo e non svelano mai quelle d’ombra, che pure ci sono. Ecco, io invece credo che sia giusto scoprirsi anche nelle fragilità"

Confessa di non essersi mai riconosciuto nella leggenda che lo vuole “riservato”: “Riservato è chi si tiene le cose per sé. Io invece di me ho sempre raccontato tutto: lutti, separazioni, nascite, amori”. Ammette di aver avuto tre grandi crisi che hanno attraversato la sua splendente carriera di rocker riempi-stadi, ma prima di sviscerarle ci tiene a precisare: “Oggi gli artisti tendenzialmente raccontano solo le zone di luce del successo e non svelano mai quelle d’ombra, che pure ci sono. Ecco, io invece credo che sia giusto scoprirsi anche nelle fragilità”.

Luciano Ligabue si guarda indietro e si mette a nudo. Lo fa con una serie tv che dal 12 ottobre è disponibile su raiplay. “Ligabue – È andata così”, con lo stesso titolo del libro autobiografico uscito un anno e mezzo fa, è articolata in 7 capitoli (manco a dirlo, torna il numero 7, la magnifica ossessione del Liga), per un totale di cinque ore di programmazione dirette da Duccio Forzano e accompagnate nel racconto di sé dalle chiacchierate con Stefano Accorsi, stavolta oltre che attore in versione di amico e complice: “Con Stefano c’è un’amicizia di vecchia data. Insieme “cazzeggiamo molto” e mi sembrava più efficace coinvolgerlo anziché farmi fare un’intervista da un giornalista. Anche se, lo ammetto, ogni tanto abbiamo sbracato”. Tra l’altro nel finale i due annunciano un prossimo progetto che li vedrà di nuovo insieme, dopo “Radio Freccia” e “Made in Italy” ma Ligabue resiste: “Niente spoiler”.

 “È andata così” ripercorre i primi 30 anni di carriera del Liga, tra canzoni, film, romanzi, poesie, “sempre avanti a testa bassa”. Quei 30 anni che un anno e mezzo fa avrebbe dovuto celebrare a Campovolo e che ora spera finalmente di salutare come si deve davanti ai centomila che da allora conservano il biglietto: “l’appuntamento è per il 4 giugno nella nuova Arena di Campovolo. Il concerto si chiama "30 anni in un (nuovo) giorno" e io sto friggendo nella mia personale padella in attesa di tornare alla normalità, ma capisco la giusta cautela, fino a quando non ci si sentirà al sicuro". Ma non c’è dubbio che quella per il palco sia la vera grande passione di Ligabue: “Quella per il palco è la mia forma di dipendenza. Sono tossico e vengo da un’astinenza fortissima dovuta al Covid. È la prima volta in vita mia che passo due anni senza salire sul palco. Il fatto è che quando sono lì sopra mi godo davvero lo spettacolo, perché per me lo spettacolo è il mio pubblico”.

Ligabue che il 16 ottobre sarà protagonista alla Festa del Cinema a Roma con Fabrizio Moro per la presentazione del videoclip ufficiale della canzone “Sogni di rock'n'roll”, parla anche delle tre crisi che ha dovuto affrontare: “ La prima dopo il terzo album: sembrava che tutto il successo ottenuto fino a quel momento fosse improvvisamente sparito. La seconda è stata personale, alla fine degli anni '90: non riuscivo a gestire la popolarità e avevo anche pensato di ritirarmi. Poi l'ultima legata a Made in Italy, un progetto molto articolato tra album e film. Mi sono ritrovato a perdere la voce e ho avuto la sensazione che non sarebbe più stata quella di prima". Sullo sfondo sempre la provincia emiliana: "E' una delle cose per cui sono identificabile: ho sempre vissuto lì e non me ne sono mai voluto andare. Una delle cose che in 30 anni non sono cambiate, come l'impossibilità di rinunciare a fare concerti, che è sempre stata la mia stella polare".

Nella serie tv sono tanti gli amici e colleghi che hanno accettato di tracciare un ritratto inedito di Ligabue.  Da Francesco De Gregori a Mauro Coruzzi, passando per Linus, Federico Poggipollini, Walter Veltroni ed Elisa.