Ligabue, la rabbia e la frustrazione: "Ecco su cosa mi ci pulisco il cuore"

Ligabue lo dice e lo ripete più volte. Si descrive come una pentola a pressione pronta a esplodere, arrabbiato, e decisamente frustrato per tante cose. Per la pandemia che ha bloccato le nostre vite, per l’atteggiamento sui social di tanti che tendono a dire tutto e il contrario di tutto, “perché ormai tendiamo a commentare qualsiasi cosa”. Ma anche e soprattutto per non aver potuto celebrare come sognava i suoi primi 30 anni di musica insieme al suo sterminato popolo rock, che si sarebbe dovuto radunare nelle intenzioni a Campovolo e invece è stato costretto, come noi tutti, a stare a casa senza più concerti e raduni rock. Così, per la prima volta in vita sua ne ha approfittato per fare il punto della situazione, per guardarsi indietro e per capire dove svoltare da qui in poi. I dati anagrafici lo invitavano non poco visto che tutto ciò accade quando ha 60 anni (portati alla grandissima) e con una vita alle spalle divisa in due come le parti di una mela: 30 anni senza fare il musicista e 30 anni facendolo e diventando, con sua somma sorpresa, una della star indiscusse della nostra musica. “Così ho accettato di scrivere un libro a quattro mani con Massimo Cotto e di raccontare la mia storia attraverso i miei occhi. Ed è stato quasi magico rivedere tutto ciò che avevo fatto, rendermi conto di quanto avessi vissuto andando avanti come un ariete, a testa bassa. In pratica ho scoperto di aver pubblicato un singolo ogni 5 mesi. Davvero impressionante”.

E riguardandosi indietro e frugando nei cassetti il Liga ci ha scovato dentro anche alcune canzoni che meritavano di affacciarsi al mondo. Sono quelle che vanno a comporre il suo nuovo disco di inediti, “7” proprio come il titolo: “Brani assolutamente nuovi ma che hanno un seme nel passato”, dice lui che sull’onda dell’entusiasmo e della passione per la numerologia darà alle stampe nello stesso giorno, e cioè il 4 dicembre, anche la raccolta “77+7”, che contiene i 77 singoli che hanno fatto la sua storia più le 7 canzoni inedite.

Ecco da dove mi arriva la fissazione per il numero 7

Luciano si arrende all’evidenza della curiosità che possano suscitare tutti questi 7 disseminati in giro e premette: “È una storiella un po’ lunga ma mi tocca spiegarla. Il 7 è da sempre il mio numero preferito. Poi dopo la pubblicazione di “Buon compleanno Elvis”, il mio primo disco, mi arrivano per posta due lettere scritte da due numerologhe diverse. Entrambe volevano farmi sapere che io sarei un “Sette che cammina”. Perché? Perché il mio nome Luciano ha 7 lettere e il mio cognome Ligabue ne ha altrettante. E perché l’iniziale del mio nome e del mio cognome è la lettera “L” ovvero la settima lettera dell’alfabeto. Potrei andare avanti con tante altre coincidenze: il 1987 è l’anno del mio primo concerto e il 1997 è quello del primo stadio. E brani che hanno trasformato la mia storia come “Buon compleanno Elvis” e certe Notti guarda a caso sono la settima traccia del disco. Insomma sta di fatto che a un certo punto della mia esistenza mi sono arreso a tutte queste coincidenze e un po’ per gioco un po’ per non stare a indispettire le stelle ho iniziato a propiziare tante coincidenze. E così, ad esempio, ho fatto sette concerti al Forum di Milano e sette date al PalaEur di Roma. Ma, credetemi, potrei continuare”.

Elisa, e quel pomeriggio speciale che abbiamo passato insieme

Nei sette inediti c’è tanto rock ed energia positiva, ma anche rabbia e voglia di non rassegnarsi, come nel caso di “Si dice che”. È davvero notevole “Volente o nolente”, il duetto con Elisa, scelto come secondo singolo dopo “La ragazza dei miei sogni”. Il Liga per lei ha un’ammirazione assoluta: la voce dell’artista friulana è l’unica con la quale in tutta la sua carriera ha fatto incrociare la sua. “Quindici anni fa quando scrissi “Gli ostacoli del cuore” per la prima volta mi venne voglia di pensare a una mia canzone cantata da qualcun altro. E chiamai Elisa dicendole che avevo scritto quella canzone e che credevo che avesse qualcosa a che fare con lei. E come paracadute, nel caso quella non le piacesse, ne avevo scritta un’altra che poi è “Volente o nolente”. In un pomeriggio davvero speciale io ed Elisa registrammo i due demo ma poi uscì soltanto “Gli ostacoli del cuore”. Così “Volente o nolente” è rimasta in un cassetto. Racconta di due persone costrette a stare separate l’una dall’altra e che si scambiano una serie di desideri mosse da un forte bisogno di sperare. Insomma, una storia che descrive molto bene lo stato d’animo attuale di tanti di noi e che ho deciso di pubblicare senza toccare l’incisione della voce di Elisa, ancora piena di candore”. Ma il brano che colpisce di più e che per molti versi può risultare “utile”, “un aggettivo che non amo se unito alla parola canzone, ma che comunque rivendico perché la musica sa consolare e curare, aiutare e dare conforto nei momenti difficili. Quando si soffre ci si sente soli. E le canzoni a volte fanno grande compagnia”. Questo brano è “Mi ci pulisco il cuore”, espressione decisamente sfacciata e divertente che regala un insolito Ligabue. “Su che cosa mi pulisco il cuore? Alcune cose le descrivo in quel brano, come la luna storia e la mattina di aprile. Ma in generale credo che per vivere meglio, col cuore “meno pesante” e detossinato sia importante assaporare il presente senza farsi troppo distrarre dalle aspettative e senza rimuginare troppo su ciò che è stato”.  

Quando volevo ritirarmi e non reggevo più

Il 19 giugno Luciano Ligabue tornerà ad abbracciare il suo sterminato pubblico per quello che si annuncia come uno dei grandi eventi del 2021, il concerto celebrativo dei suoi 30 anni di musica convocato all’Arena di Campovolo e già sold out con 100 mila biglietti venduti. Tornerà insomma a fare ciò che più ama, cantare dal vivo guardando in faccia chi ha davanti. “Non credo ai concerti in streaming. Sarebbe come fare delle prove in studio. Per me il contatto con il pubblico è tutto”. E a sorpresa confessa: “È stata proprio l’idea di perdere quel contatto a trattenermi dalla voglia che avevo di ritirarmi. È successo nel 1999 quando davvero meditavo di smettere. Non ero preparato a quella mole di successo. E soprattutto un certo tipo di esibizione che ti espone a qualsiasi commento e che fa sì che le persone non ti trattino più per ciò che sei ma solo per come vieni raccontato e percepito. E io ero raccontato come non sono da troppe persone. Una situazione che comporta un inevitabile isolamento. Fortunatamente ho tenuto botta”.