[Il ritratto] Stefano D'Orazio: "Grazie, io scendo qui". La causa della morte, le parole profetiche e l'ironia del più estroverso dei Pooh

[Il ritratto] Stefano D'Orazio: 'Grazie, io scendo qui'. La causa della morte, le parole profetiche e l'ironia del più estroverso dei Pooh

Un trauma, un vero shock. La notizia della morte di Stefano D’Orazio, 72 anni, è di quelle che lascia senza parole. E non solo perché a ucciderlo all’improvviso è stato il solito Covid, che si è aggiunto a una forma di leucemia contro la quale l'ex batterista dei Pooh combatteva da qualche tempo, come ha raccontato Francesco Baccini sul suo profilo facebook. L'annuncio in diretta su Rai1 è stato di Loretta Goggi nelle vesti improvvisate di conduttrice di “Tale e Quale Show”, visto che Carlo Conti si trova in ospedale a Firenze, anche lui alle prese con il coronavirus. Stefano D'Orazio, impenitente scapolone fino a tre anni fa, ironia in tasca e sorriso stampato in faccia, è uno di quei beniamini che ha segnato la nostra vita per generazioni, idoli capaci di accompagnare la nostra giovinezza, le nostre fughe romantiche o le serate più scanzonate cantando al cielo in riva al mare “Noi due nel mondo e nell’anima”, “Tanta voglia di lei”, “Pensiero”, “Uomini soli”, “Chi fermerà la musica”, “Piccola Katy”, “Dammi solo un minuto”. E mille altre canzoni, mille altri successi di una storia straordinaria come quella dei Pooh che sembrava non dovesse mai aver fine e che invece fu proprio lui, Stefano, il più estroverso e simpaticone della band, l’anima romana condita di ironia e battute, a decidere che dovesse finire.

Le parole profetiche

La sua lettera scritta nel 2009 con la quale diede il suo addio alla band vale la pena di essere riletta oggi, perché per tanti aspetti sembra profetica e per tanti altri rivela un uomo fatto di curiosità, inquietudine e voglia di vivere davvero fino all’ultimo respiro. Possibilmente indossando il sorriso. “Sono al capolinea. Sto per scendere dalla grande astronave luminescente e fortunata che per tanti anni mi ha trasportato oltre le mie aspettative in una lunga avventura indimenticabile, spesso faticosa, quasi sempre straordinaria”, aveva scritto Stefano. E poi dopo la descrizione di un’avventura vissuta sull’ottovolante delle emozioni con i Pooh dove lui faceva rullare i tamburi e volare in aria le bacchette, aveva confessato: "Non è facile decidere di dire basta quando tutto va alla perfezione, quando il successo con la esse maiuscola non sembra essere ancora stanco di accompagnarti, non è stato facile per me e so per certo che non lo è stato neanche per i miei “amici per sempre”, ma ho sentito l’irrefrenabile bisogno di mettere un punto alla mia vita e voltare pagina. Il mio futuro non è più così lontano e tutte le “altre” cose che “prima o poi” mi ero promesso di fare pretendono di essere fatte".

Non so bene da dove ricominciare, ma ho bisogno di voltare pagina

Una confessione allo specchio di una sincerità disarmante: "Non so bene da dove ricominciare. Forse scoprire il senso della noia, che non ho avuto mai il tempo di apprezzare. Forse viaggiare accorgendomi magari che tutte le città che credo di conoscere, oltre ad uno stadio, ad un teatro o a un palasport, sono fatte anche di gente e di storia. Forse finire di leggere tutti i libri che ho dimenticato aperti sui comodini degli alberghi.Forse scrivere il “mio libro” sperando che qualcuno possa dimenticarlo aperto su qualche comodino.Forse raccontare ai ragazzi cose di musica e di vita e riuscire a scommettere che a farcela possono essere più di uno su mille. Forse semplicemente coltivare capperi a Pantelleria e la sera andare a cena da Mario. Forse chissà, ma di certo c’è, che la mia stagione da Pooh è finita, senza colpe né rimpianti. Mi si è semplicemente spento quell’entusiasmo che è sempre stato il motore del mio fare.

"Grazie, io scendo qui"

"Ero partito senza bagagli dicevo, ma strada facendo ho dovuto comprare parecchie valige per riuscire ad infilarci dentro tutto quello che mi accadeva, e oggi rovistando tra i ricordi mi sono reso conto che prima di scendere dalla grande astronave, devo dire tantissimi grazie”. La lista era stata lunga come si conviene alle persone per bene, a quelle che sanno guardare il mondo oltre se stessi. E quindi ecco i suoi amici per sempre, Robi, Dodi, Red. Ed ecco i ringraziamenti alla famiglia, ai genitori che lo avevano lasciato presto, e allo sterminato popolo dei Pooh. Fino a finire così: “Grazie, io scendo qui”.

Bobo Craxi: "Ho dato la notizia della morte accidentalmente"

Ma Stefano non aveva nessuna voglia di scendere dalla giostra della vita. Era un artista poliedrico, come ricorda oggi Bobo Craxi, amico fraterno oltre che colui che ne ha annunciato sui social la morte. E che poi ha spiegato: “Ho dato la notizia accidentalmente, ho scritto di getto. Stefano aveva sofferto molto negli ultimi anni, è stato poco bene, negli ultimi due o tre anni”. E ancora: "Negli ultimi venti ci siamo anche molto frequentati, nel periodo in cui lui ha un po' abbandonato la carriera artistica piena. Non rinnegava affatto la cosa di essere uno dei Pooh, ma aveva tentato anche una via diversa, sapendo che nell'arte è importante essere poliedrici".

La richiesta di matrimonio in diretta tv

Così, dopo i 38 anni da Pooh (1971-2009) e i 50 milioni di dischi venduti, erano venuti i musical e altri successi. Ecco “Aladdin”, “Pinocchio”, “Mamma mia”. Poi ancora un tour, l’ultimo trionfale con i Pooh. Oltre un anno di palazzetti stracolmi, di entusiasmo da stadio per salutare un pubblico di fan innamorati che non avrebbe mai voluto lasciarli andare via. L’ultimo abbraccio all’Arena di Verona, quella dove Stefano decise un colpo di teatro annunciando le sue nozze e contemporaneamente chiedendo la mano in diretta tv della compagna da 12 anni, Tiziana Grandoni, la sua "Titti". Ventidue anni in meno e un feeling assoluto con l’unico scapolone impenitente dei Pooh, quello che quando si decise a fare il grande passo riuscì ancora una volta a sorprenderla.

Il vantaggio di sposarsi a 69 anni? Hai meno tempo per pentirti

Lui ovviamente accompagnò il giorno del sì con la solita ironia: “Il vero vantaggio di sposarsi alla mia età è che poi davanti hai meno tempo per pentirti di averlo fatto”, sosteneva. Le nozze nel settembre del 2017, quando lui era un fresco sessantanovenne, con accanto gli amici di sempre, ancora increduli ma piacevolmente commossi. Stefano ci scrisse pure un libro destinato a vendere tantissimo: “Non mi sposerò mai! Come organizzare il matrimonio perfetto senza avere alcuna voglia di sposarsi”. E spiegò così il perché: “Tutto mi sembrava così divertente e surreale che appuntavo ogni cosa mi succedeva”. Il libro, insomma si è quasi scritto da solo. Al matrimonio tutte le sue ex fidanzate, divenute amiche: “Le mie ex erano quasi tutte al matrimonio. A dire il vero sono stati gli amici a rimanerci peggio: già dai tempi del liceo facevo dei sermoni sulla inutilità del contratto matrimoniale. Avevo messo su un gruppo di proseliti che giustamente si sono risentiti: “A Ste’ ma come sarebbe a dire: c’abbiamo 92 anni e non ci hai fatto sposare!”. Una storia d’amore vera, la loro. “Quando ho capito che era una cosa seria? Quando le ho permesso di cambiarmi il verso della carta igienica in bagno: io la voglio con lo strappo fronte-mondo, Titti no”.