Guccini, l'impegno e la passione insospettata: "Vi confesso anche le mie frivolezze"

Francesco Guccini, 80 anni compiuti a luglio.

Tenero e burbero. Un ossimoro vivente con l’inconfondibile vocione e l’erre moscia che a tratti sfumano in gola, soffocati dalla malinconia e perfino dalla commozione. Lui finge un po’ di vergognarsene: “Come tutti gli anziani mi sono un po’ rincoglionito e sono diventato sentimentale”. Ed è così che confessa di essersi emozionato a riascoltare le sue canzoni, riarrangiate da Mauro Pagani e interpretate dalle grandi voci della musica italiana, “ma non tanto per le canzoni in sé. Quanto per ciò che rappresentano per me. Sono pezzi della mia vita, dentro ci sono io”. In realtà Francesco Guccini, immune per dna a qualsiasi moda e seduzione dell’attuale, a 80 anni è come è sempre stato. Ed è per questo che non smette di sedurre, anche se da anni ha appeso al chiodo chitarra e microfono. Ora scrive libri, nutre una fiorente carriera da romanziere e della musica dice di non occuparsi granché: “Non scrivo più canzoni dal 2011, anno del mio ultimo disco. In compenso credo di avere un futuro come scrittore. A breve uscirà un nuovo racconto”. E ancora, quasi a demolire la platea incredula dei giornalisti nel collegamento da Pavana, la sua Macondo infilata nell’Appennino. “La musica non l’ascolto nemmeno. Ho dato un taglio netto. Le canzoni appartengono al passato”.

Eppure ad ascoltare il bellissimo “Note di Viaggio – capitolo 2 Non vi succederà niente”, che dal 9 ottobre uscirà per BMG, le sue canzoni appaino in ottima salute. Come non specchiarsi nella "Madame Bovary" con la voce di Fiorella Mannoia? E come non mettersi a gridare al cielo insieme a Zucchero che “Dio è morto sui campi di sterminio”? E che dire della “Canzone di notte n2” affidata alla voce di Petra Magoni o alla commozione palpabile di Vinicio Capossela che accarezza con la voce “Vedi, cara”? Nel disco c’è anche l’inedita accoppiata Emma Marrone – Roberto Vecchioni sule note di “Autunno”: “La loro versione mi è piaciuta molto”, confessa pagani, mentre Guccini ricorda di aver scritto “Autunno” in due momenti diversi: “L’ho iniziata qui a Pavana, in un pomeriggio piovoso e umido, di quelli in cui si sentono gli spari dei cacciatori nell’aria e io mi immaginavo le vittime finire per terra, impallinate. E poi l’ho finita qualche anno dopo a Bologna. Ma per me è un caso praticamente unico. Le mie canzoni le ho sempre scritte di getto. Nello spazio di un pomeriggio. “La locomotiva ” l’ho buttata giù in 20 minuti”. Il pezzo, comunque, non è nemmeno in questa seconda raccolta perché, sostiene Pagani, “ci sono alcuni brani che si portano dietro la personalità di chi li canta. E la “Locomotiva” è uno di questi”. Oltre al fatto che le canzoni lunghe ben oltre i canonici tre minuti erano già un azzardo negli anni Settanta.

Guccini parla della sua vita da intellettuale montanaro, fatta di scrittura e passeggiate, di tv e audiolibri. Ed è davvero un monumento all’understatement quando si dipinge così: “Più che lavorare al computer, diciamo che lo so accendere e ci digito sopra. Resta per me, uomo nato nella prima metà del secolo scorso, una cosa misteriosa. Come doveva essere il fuoco per l’uomo primitivo”. In quanto ai suoi gusti in fatto di programmi televisivi, c’è tutta l’estetica gucciniana nella risposta: “Sono appassionato di Rai Storia che fa dei documentari interessantissimi. Ma in tv, oltre i telegiornali, guardo anche cose frivole, come i quiz”. Capite? I quiz. E allora viene spontaneo pensare che in “mala tempora” di reality e risse, di “vipponi” e di isole della tentazione, quel monumento alla resistenza umana che si chiama Guccini vada preservato da tutto e da tutti. Perché anche se non ci fa più sgolare ai suoi concerti, cantando le ingiustizie al cielo, è bello sapere che c’è, rintanato nel suo eremo e coccolato dalla sua curiosità e dall'inguaribile spirito critico.