Gegé Telesforo stronca "X-Factor" e rivela il prossimo show con Arbore: "Così mi ha insegnato a vivere"

"Con Renzo ho imparato una lezione importantissima, capire come si vive da artista. E cioè in maniera sana e professionale. Anche se sembra tutto improvvisato, in realtà dietro c’è tantissimo studio. Noi che facciamo jazz lo sappiamo: l’improvvisazione non si improvvisa"

“La verità è che la musica fa paura alla televisione. È risaputo che la tv debba fare numeri, che debba totalizzare ascolti ma è anche vero che il programma che ha fatto il mio amico Stefano Bollani, “Via dei matti numero zero”, ha avuto un grandissimo risultato su Rai3. Tra l’altro in onda in un orario difficilissimo, visto che a quell’ora ci sono in onda i preserali, i giochi e i giochetti e tutte le stupidaggini che propone la tv”. Il volto sorridente, la smaccata positività con la quale affronta la vita e il palco non devono ingannare: Gegé Telesforo, autentico monumento del jazz nazionale senza però averne la prosopopea o la tracotanza, si scalda come in un assolo alle percussioni quando il discorso dal suo “Impossible Tour”, che fa tappa a Cagliari nell’ambito del Festival Forma e Poesia nel jazz (dal 23 al 26 settembre), passa alla preoccupante e ingiusta sorte della musica in ambito televisivo e radiofonico. Telesforo ne parla con grande cognizione di causa visto che fin dai tempi di “Quelli della notte” è impareggiabile “complice” di Renzo Arbore nelle sue incursioni nel piccolo schermo, a cominciare da quel capolavoro che resta “Doc” fino allo "Striminzitic Show" dell’anno scorso: “Il programma di Bollani tra l’altro era a bassissimo costo e ha raccontato la musica e i suoi protagonisti con un linguaggio innovativo. Per fare musica non c’è bisogno di avere lo studio enorme come “X-Factor”: quello è un programma pop con un costo esagerato e alla fine è sempre un gioco perché ci sono vinti e vincitori. La cosa brutta in Italia è che i programmi di musica prevedono sempre che ci sia qualcuno che vinca e qualcuno che arrivi ultimo. Non è così. La musica non è sport, non è una gara. Da noi quando si dice Festival si pensa a Sanremo che è una competizione di canzoni affidate a cantanti più o meno affermati. I Festival di jazz, invece, non prevedono vincitori ma una rassegna di artisti che in quel momento rappresentano un suono più o meno vario. Ecco quello è il Festival per me. Quindi un programma di musica come “Doc” manca sicuramente nella nostra tv. La cosa impressionante è che “Doc” oltre ad aver  fatto ascolti, ha formato una generazione di appassionati e una di musicisti, quelli che oggi rappresentano l’eccellenza della musica italiana capace di affermarsi anche all’estero”.  

Da "Quelli della Notte" a "Doc" e allo "Striminzitic Show"

Straordinario polistrumentista, vocalist capace di incantare con lo skat, compositore, entertainer, conduttore, ma anche giornalista e autore, Telesforo che è foggiano come Arbore si dimostra anche molto umile proprio nel raccontare che cosa gli abbia insegnato il suo maestro, oltre che amico di una vita: “Renzo è uno dei migliori amici, e al tempo stesso il mio maestro. Con lui ho imparato una lezione importantissima, capire come si vive da artista. E cioè in maniera sana e professionale. Perché Renzo è una persona educatissima, oltre a essere particolarmente sensibile e intelligente, curioso e generoso, ma è anche molto disciplinato e ordinato in tutto quello che fa. Anche se poi sembra che tutto sia fatto al momento, che tutto sia improvvisato, in realtà dietro c’è tantissimo studio. Noi che facciamo jazz lo sappiamo: l’improvvisazione non si improvvisa. Prima di improvvisare devi studiare. Ecco questo è quello che succede con lui. È un tipo di linguaggio radiofonico e televisivo che ho imparato direttamente dal maestro e non da surrogati”. E poi rivela: “Con Arbore e con il grandissimo autore Ugo Porcelli continuo a vedermi e a pensare che cosa si possa fare in futuro. E non è detto che non lo si faccia perché adesso ad esempio abbiamo in ballo una specie di “Striminzitic Show” per Rai5 che prevede l’utilizzo di molto materiale musicale e in particolare di “Doc” proprio per celebrare uno dei programmi musicali più importanti della storia della musica internazionale. Ora aspettiamo il momento giusto per riunirci e ricominciare a fare un po’ di tv carina”. Ma in questa videointervista concessa a Tiscali.it, Telesforo fa un po’ anche il bilancio di questi suoi primi sessant’anni (li compierà tra qualche settimana) e ci regala una definizione concettuale e imperdibile su cosa sia davvero il jazz. Infine c'è il racconto di quel mitico dietro le quinte con Al Jarreau.