Frida Bollani Magoni, 17 anni e un talento smisurato: "Recuperare la vista? Ecco perché mi spaventa"

Pianoforte, voce e un talento assoluto. Parla la giovanissima figlia di Stefano Bollani e di Petra Magoni che qui si racconta con la madre "nella prima intervista da diciassettenne"

Una presenza delicata ma fortissima, una personalità in divenire ma già dirompente. Decisa, determinata, consapevole di essere una predestinata. Il tutto a 17 anni appena compiuti. È davvero impressionante vedere come Frida Bollani Magoni vive con estrema naturalezza il suo successo, come gestisce il palco, come padroneggia voce e pianoforte, come affronti il pubblico seducendolo e lasciandosi sedurre, ma mai dominare. Ciò che in tanti di noi, adulti compresi, è conflitto e contraddizione in lei trova una magica sintesi fatta di armonia.  Un esempio? La gestione dei social, che per tanti di noi vuol dire confrontarsi e a volte scontrarsi con chi la pensa in modo diverso, con chi ti critica, con chi non è d’accordo con ciò che fai o dici, per lei è divertimento e curiosità, oltre che un ulteriore modo per giocare con il suo enorme talento. “Sì, è vero, qualche volta c’è qualcuno che critica, ma sono pochi. E comunque c’è sempre da imparare, anche da chi la vede diversamente da te”. Chapeau.

Le sono bastati un grappolo di minuti, un pianoforte e l’esecuzione straordinariamente intensa di “Allelujah” di Leonard Cohen al cospetto del padre, Stefano Bollani, che l’ha ospitata in quel piccolo miraggio tv che è stato “Via dei matti numero zero”, per imporsi all’attenzione generale. Era l’inizio di maggio. E da quel momento niente è stato più come prima. Interviste, concerti e addirittura l’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a suonare e a cantare per la festa della Repubblica il 2 giugno scorso. Da qualche mese Frida gira l’Italia esibendosi insieme alla mamma, attrice e cantante Petra Magoni, che insieme con Ferruccio Spinetti dal 2003 ha dato vita al duo “Musica Nuda”. Ed è proprio seduta accanto alla madre, poche ore prima di salire sul palco dell’Auditorium di Cagliari per il Festival Forma e poesia nel Jazz (dal 23 al 26 settembre), che Frida ha accettato di raccontarsi in questa che è la “mia prima intervista da diciassettenne”, annota felice.

"Da piccola a supermercato con mamma giocavamo a indovinare le note delle casse"

Di lei a colpire non è soltanto il talento. Ma anche la grazia, si direbbe quasi la gratitudine con la quale mostra di accettare la sua condizione di non vedente: “Per me la cecità è un dono”, aveva raccontato pochi giorni dopo quell’exploit. Un punto di vista raro e in controtendenza, di chi, anziché compiangersi o deprimersi, fa di una limitazione un punto di forza. E questa volta Frida va anche oltre e spiega: "Non vedere mi ha permesso di affinare gli altri sensi, il tatto, ma soprattutto l’udito. Ho l’orecchio assoluto. Dei primissimi anni della mia vita non ho ricordi. Non ho ricordi di quando la mia famiglia ha scoperto che ci vedevo poco, perché ero appena nata. Io ci ho fatto l’abitudine negli anni. Oramai ci vivo e ci convivo bene. Mi spaventerebbe anche l’idea di recuperare di colpo la vista, di fare qualche intervento per vederci meglio. Per certi versi potrebbe essere una cosa utile, però mi spaventerebbe perché significherebbe cambiare tutta la percezione delle cose. Il fatto è che io ora non sono abituata a guardare gli spartiti. Io suono a memoria ed è sempre stato così. Non sono abituata a guardare i video musicali, ma ascolto le canzoni. Non vedendo ho cercato un altro modo per percepire le cose e credo che questo abbia avuto il suo peso nel farmi sviluppare l’orecchio assoluto”.

Il fatto di "vedere" non ti fa "guardare"

A confermarne le parole in un’intervista che sembra un duetto musicale, in cui mamma e figlia si passano la palla, si sostengono, si svelano a vicenda e si stuzzicano è proprio Petra Magoni: “Devo dire che è una cosa che ha arricchito anche me, anche se all’inizio è stato spiazzante”,  confessa. “Andare al ristorante al buio, fare questo tipo di esperienze ci fa capire che noi spesso siamo viziati dalla “vista”. Il fatto di "vedere" non ti fa “guardare”. In realtà non vedendo si va più in profondità. La vista come approccio è più superficiale. Ai bambini di solito si spiegano i colori,  e non le note. Si insegna loro a riconoscere il giallo, il verde e il blu e non il do, il re e il mi. Io invece con Frida in braccio piccolissima mi mettevo al pianoforte e le insegnavo le note. E da lì tra di noi è partito un gioco in cui ogni rumore aveva una nota. Che so, mi accompagnava al supermercato e sentiva il rumore della cassa: e mi diceva: “Mamma questa è la cassa del do. Andiamo in quella del mi”. E così via. Per poi arrivare al primo saggio di pianoforte quando aveva 7 anni. Tanti altri bambini suonavano seguendo lo spartito. Lei invece ha suonato come sempre a memoria e ha fatto una bella esecuzione. Quando siamo arrivate a casa mi ha detto: “ Vedi l’ho interpretata bene.  Se non avessi avuto il dono della non-vista non avrei saputo interpretarlo così bene”. Beh dire una cosa del genere a 7 anni credo sia davvero notevole”.

"Ma io non volevo essere famosa"

Ora davanti a Frida c’è un nuovo anno scolastico nel liceo musicale di Pisa, l’impazienza di compiere 18 anni e il desiderio matto di correre a Londra: “Lì c’è stata la swinging London”, racconta entusiasta mentre sfodera una cultura musicale impressionante e a 360 gradi. “Non classifico la musica come pop, rock, jazz. Per me c’è la musica e basta”. Quella che è anche la sua ragione di vita: “La musica è la mia vita e vivo per lei, proprio come cantavano Giorgia e Bocelli. Vivo di musica da sempre, è la mia più grande e quasi unica passione. Tutte le mie energie le metto lì. E per me non vedo altro futuro se non quello della musicista”. Nonostante la giovane età, Frida ha già dovuto fare i conti con la popolarità, ma anche in questo caso ciò che colpisce è una grande umiltà di fondo: “Dopo quell’esibizione in tv è stata come un’esplosione. Ogni minuto che passava il mio Instagram cresceva di centinaia e centinaia di follower. Sono anche entrata un po’ in crisi. A mia mamma ho detto: “Ma io non volevo essere famosa”. Preferisco essere brava. Fama è una parola che non mi piace tanto”.  E subito la mamma interviene: “Io l’ho rassicurata, non sei famosa, stai tranquilla, sei un po’ conosciuta. E questo ti può aiutare a fare concerti e a continuare nella musica”.

"Così mio babbo mi ha insegnato cos'è il jazz"

Frida parla anche del babbo, come dice lei alla toscana, precisa che “lui non è stato mio maestro di pianoforte ma mi ha insegnato altre cose. Un giorno gli ho chiesto se mi spiegava che cosa fosse il jazz. “Tu fai questi accordi dissonanti che mi piacciono e anch’io voglio imparare come si fanno”. Abbiamo preso uno standard jazz come “Misty” e gli ho chiesto se mi insegnava a suonarlo bene e a fare degli accordi fighi come li fa lui. E lui mi ha detto che la regola numero uno è mettere  le settime su tutti gli accordi.  Lo abbiamo fatto. Io prima facevo tutti gli accordi dritti, così come sono, terza e quinta. Ma con le settime effettivamente viene fuori “Misty” come la conoscevo”. E visto che nell’albergo dove ci siamo incontrate c’era un pianoforte Frida si è messa al piano. “È scordato e un tasto non suona”, ci ha fatto notare. Ma poi la musica di “Misty” che vuol dire nebbioso si è fatta strada lo stesso. E la nebbia si è magicamente diradata.