Francesco Facchinetti: "Quando mi dicono 'hai un gatto morto in testa': la calvizie e il trico-bullismo"

"Nei confronti di Jada Pinkett Smith e di chi soffre di calvizie si fa body shaming", sostiene l'artista e produttore musicale. "Ho iniziato a perdere i capelli a 20 anni. Le ho provate tutte fino al patch cutaneo. Ora non mi sento più inadeguato"

“La violenza non è mai giustificata però… Se è vero che Will Smith avrebbe potuto reagire in un altro modo, è anche vero che esiste un problema chiamato trico bullismo”. Francesco Facchinetti si è sempre contraddistinto non soltanto per le mille attività che porta avanti con successo (ora, oltre a fare il giudice de "Il cantante mascherato" su Rai1, sta producendo Rocco Hunt e Ana Mena, tra gli altri) ma anche per la capacità di parlare chiaro e di non nascondersi dietro prese di posizione cerchiobottiste e ultra-diplomatiche. Così, all’indomani della battutaccia di Chris Rock sulla calvizie dovuta all’alopecia di Jada Pinkett Smith che ha determinato la reazione violenta di Will Smith, ha coraggiosamente spostato l’attenzione su una forma di body shaming molto diffusa ma poco tutelata, quella che lui chiama appunto il “trico bullismo” perché indirizzato a chi ha problemi tricologici, legati appunto alla perdita dei capelli.

“Mi sono permesso di dire la mia su questo episodio non perché non avessi nulla da fare ma perché, mio malgrado, ho fatto un lungo percorso all’interno del mondo della calvizie. Un percorso che mi ha portato a sostenere che chi soffre di calvizie come Jada Pinkett Smith soffre di un problema serio. Un problema che non è soltanto fisico ma anche psicologico ma che viene puntualmente affrontato con molta leggerezza.  “Sei pelato? E che cavolo te ne frega?”, “Perdi i capelli? Vabbè, non è la fine del mondo”: sono queste le frasi che per lo più ci si sente rivolgere, frasi che non tengono minimamente conto della sofferenza che ci possa essere dietro. Non ho mai conosciuto un uomo calvo che mi abbia detto che è più contento così. Ma se anche fosse, di certo non è il sentire della maggioranza degli uomini e soprattutto delle donne che si ritrovano calve per l’alopecia, per la chemioterapia o per altre problematiche. Si tratta di un vero e proprio body shaming. E ne parlo perché ne ho cognizione di causa”.

Facchinetti infatti non ha mai fatto mistero che fin da quando aveva 20 anni e conquistava radio e piazze nei panni di DJFrancesco al ritmo de “La canzone del capitano” ha avuto a che fare con la perdita dei capelli: “A quell’epoca mi ero tagliato i capelli per metà, ovvero metà testa rasata e metà con i capelli. Molti pensarono fosse una moda ma in verità nella metà che io tenevo rasata c’era la “rosa” dove già non avevo più capelli. Dopodiché, ho fatto l’autotrapianto, ho usato le polverine, le fiale “magiche” e qualsiasi ritrovato reperibile sul mercato: ho vissuto il problema della calvizie con una certa leggerezza ma allo stesso tempo devo ammettere che quello che ti metta a dura prova è lo stillicidio quotidiano che inizia quando ti svegli la mattina e trovi i capelli sul cuscino o ti guardi allo specchio e vedi la chiazza senza capelli diventare via via più grande. Un malessere quotidiano che moltiplicato per mesi e anni ti logora all’ennesima potenza. Perciò non mi sentivo mai adeguato. E c’è chi prova la stessa sensazione ma in una maniera pesante. Il mondo di chi non ha i capelli è un mondo pieno di peripezie che io ho voluto esplorare e percorrere tutte ma che non hanno mai risolto la mia problematica. Io infatti desideravo tanti capelli, un po’ come il Michael Jackson dei tempi dei Jackson's Five o come il ballerino Enzo Paolo Turchi. Alla fine la soluzione che ho trovato è la patch cutanea che è una base ultrasottile, invisibile e traspirante sulla quale sono annodati dei capelli. Ogni mese e mezzo è necessario fare una “manutenzione” ma l’effetto che dà è naturale, permette di svolgere qualsiasi attività e soprattutto non danneggia i tuoi capelli naturali”.

In quanto al body shaming nei suoi confronti, Francesco Facchinetti fa spallucce: “Prima magari qualcuno mi diceva “sei pelato”, ora magari mi dicono “hai un gatto morto in testa” ma quando si rendono conto che a te non te ne frega nulla, la piantano. I bulli si accaniscono sulle persone più fragili. E su di me, che ho raccontato apertamente questo percorso senza alcun imbarazzo, non hanno nessuna presa”. Le uniche dolcissime e bonarie prese in giro che divertono Francesco sono quelle delle sue bimbe e in particolare della più grande, Mia, della quale proprio su Instagram ha postato alcuni video mentre lo imitava con la sua bionda coda  di capelli rivolta sulla fronte. In quanto alla moglie, Wilma Faissol, Francesco racconta: ”Ovviamente mia moglie non mi ha mai forzato a trovare soluzioni per la calvizie, dicendomi che a lei piacevo in tutti i modi, ma devo dire che Wilma apprezza questa soluzione che ho trovato. Tranne quando esagero e mi diverto a farmi delle chiome lunghissime. Ma il fatto è che io da tempo ho “scavallato”, ho imparato cioè a prendere la vita con leggerezza e autoironia”.