Francesco Facchinetti: Ecco perché i miei cellulari vanno a ruba. E a breve ve li regalero

L'ex DJ Francesco si è messo a produrre gli Stonex One e ha fatto subito centro. Il nostro successo? Tutto merito di una maglietta comprata negli Usa...

Francesco Facchinetti: Ecco perché i miei cellulari vanno a ruba. E a breve ve li regalero
di Cinzia Marongiu

“Scusami un attimo. C’è il centralino che suona e devo rispondere io. Oggi ho dato la disponibilità a rispondere al call center: chi ha un problema o un dubbio può chiarirlo direttamente con me”. È il solito Francesco Facchinetti, concentrato di adrenalina ed energia, mix di idee e di voglia di fare, quello che racconta con irrefrenabile entusiasmo la sua nuova avventura che lo vede nelle inedite vesti di imprenditore e, all’occorrenza, pure di centralinista. Già perché è proprio il Dj Francesco de “La canzone del capitano”, quello che a “The Voice” con il padre-colonna dei Pooh forma il buffissimo “Team Fach”, quello che ha condotto quattro edizioni di XFactor , quello che si è scoperto prima rapper, poi conduttore televisivo e radiofonico e ora pure super papà di una bimba avuta da Alessia Marcuzzi e di un bimbo avuto dalla sua attuale compagna che presto sposerà, a rispondere personalmente ai dubbi dei clienti. Ad assisterli, a confortarli, a conoscerli, a incoraggiarli, a metterci la faccia. Con Davide Erba infatti Francesco ha messo in piedi l’azienda brianzola degli Stonex One, ovvero, come recita lo slogan, “il primo smartphone italiano di serie A a un giusto prezzo”. Campagna di marketing solo sui social network, pre-order e vendita solo online, politica dei prezzi basata su trasparenza e comunicazione diretta, e risultati stupefacenti visto che gli Stonex One vanno a ruba: nei primi dieci minuti di vendita sono stati ordinati 2000 cellulari e nelle prime otto ore di vendita ci sono stati ordini per oltre un milione di euro. Insomma, un successo. Per certi versi inaspettato visto che, come sottolinea gongolante Francesco, “quando abbiamo lanciato il nostro progetto erano in tanti a non crederci e a prenderci per folli”.

E invece state sbancando, stando alle richieste per la prima edizione limitata che si chiama #Galileo e che è composta da 10 mila pezzi. Che cos’hanno di speciale questi telefoni?
“Siamo andati a infilarci nel mercato dei cellulari e della tecnologia. Sembrava impensabile proporre un cellulare top di gamma al giusto prezzo. Ma d’altra parte nell’abbigliamento da anni esistono marchi come H&M e Zara che hanno conquistato quote di mercato importanti e offrono alternative di qualità a basso prezzo e ormai noi tutti le usiamo. Io, ad esempio, se vedo un amico con il giubbotto di Gucci gli dico: “Ma sei scemo? Chissà quanto lo hai pagato”. Ecco questa cosa invece non è successa nella tecnologia dove siamo prigionieri di grandi brand e non ci accorgiamo che li strapaghiamo. Beh,noi offriamo finalmente una valida alternativa in un mercato come quello italiano dove ci sono 20 milioni di device e 6 milioni di top di gamma”.

Da cosa siete partiti?
“Dall’idea di non essere dipendenti da niente e da nessuno. Io e Davide avevamo il capitale, il tempo, le persone creative e soprattutto l’idea di rompere le regole, come recita il nostro slogan. Così, una volta individuato ciò che volevamo fare, ci siamo anche chiesti come farlo sapere in giro. Abbiamo interpellato un centro media che ci ha chiesto dai 300 ai 500 mila euro di investimenti, decisamente troppi per una start up. Così abbiamo optato per un marketing nuovo, diverso, esclusivamente basato sui social network e, ovviamente, molto più economico. Questo ci ha permesso di abbassare il costo del nostro cellulare fino a 275 euro Iva compresa: il prezzo finale di 299 euro fissa il nostro guadagno a 24 euro al pezzo. Il resto l ha fatto quello che io chiamo il “rush marketing”.

Che sarebbe?
“Raccontarsi in maniera molto spavalda e aggressiva. Sapevamo che i nostri competitor erano dei giganti: quindi l’unico modo per farsi notare era non tirarsi indietro e puntare sulla viralizzazione di video e post. Ogni giorno alla stessa ora del mattino e della sera abbiamo postato un intervento sui social e ogni mercoledì anche un video, perché la rete non è vero che sia anarchica. La rete è analitica. Noi siamo diventati prima famosi su Facebook (e su Twitter, Instangram e Pinterest) e da lì siamo sbarcati sui media tradizionali. In genere accade l’esatto opposto. E tutto questo grazie a una maglietta comprata anni fa negli Stai Uniti”.

Cosa c’entra la maglietta?
“La prima volta che sono stato nella Silicon Valley mi è capitato di comprarne una in un negozio dove mi avevano chiesto l’indirizzo di casa. L’indomani mattina mi sono visto recapitare una lettera nella quale mi si ringraziava per l’acquisto fatto. Ti rendi conto? Ecco come si crea un rapporto con i propri acquirenti, ecco come si fa a non perdere clienti e anzi ad acquisirne di nuovi. Ecco, noi facciamo proprio come in quel negozio lì. Rispondiamo a tutte le mail, rispondiamo direttamente ai commenti e all’occorrenza pure al telefono. Prima che un cellullare vendiamo magia. E poi naturalmente ci sono le caratteristiche tecniche che non sono indifferenti come il fatto di essere identificabile per forma, colore e design e di essere unbranded, cioè di non avere nel retro il logo di nessuna azienda perché il telefono deve essere di chi lo possiede e non di chi lo produce”.

Un successo che però è stato anche contrastato: chi ha remato contro?
“In tanti, tantissimi. A cominciare dai nostri rivali e da chi ci ha fatto mille controlli. Manco fossimo Apple e non una start up”.

Dove volete arrivare?
“La nostra idea è di arrivare entro cinque anni a dare i telefoni gratis”.

Ho capito bene? Gratis? E quale sarà il vostro guadagno?
“Il telefono sarà solo un supporto per veicolare contenuti ai nostri utenti. Quello che vorrei fare di qui a un anno è andare da grosse aziende, come Carrefour, Chrisler, Fiat o Sky e mettere sul piatto i miei 100 mila utenti. Utenti che devono avere un’esperienza speciale grazie a Stonex One. Il prossimo step è una App che riassuma in sé tutti i media tradizionali che sia televisione, radio e magazine, in modo che chi accende il telefono e clicca sull’App possa leggersi le notizie, ascoltare musica o vedere dei programmi ad hoc”.

E l’artista Facchinetti nel frattempo che fine ha fatto? Tornerà in tv?
“Spero proprio di sì anche se The Voice ancora non ci ha confermato. In ogni caso la mia attività musicale procede di pari passo. La mia vita è come quel gioco della settimana Enigmistica dove ci sono tanti puntini che però alla fine si uniscono in una sola figura”.