I 70 anni di De Gregori: "Vi svelo il segreto di "Buonanotte fiorellino" scritta in Sardegna a casa di De André"

Un compleanno così importante è l'occasione per ripercorrerne la storia e per smentire alcune clamorose bufale che lo accompagnano da anni: la videointervista con Enrico Deregibus, che del "principe" conosce ogni mistero

Chissà, di certo Francesco De Gregori se ne starà rintanato e invisibile, come al solito. E nel suo caso la pandemia non c’entra granché. Il suo riserbo insieme con la necessità di proteggersi dall’amore, a volte innegabilmente invadente, dei tanti fan sono leggendari. E lui, tra l’altro, qualche anno fa ci ha scritto sopra perfino una canzone, “Guarda che non sono io”, sorta di autoritratto in note dove lo si immagina intento a fare la spesa mentre viene avvicinato dall’ennesimo appassionato della sua arte che cerca di carpirgli segreti e interpretazioni riguardo a qualche suo testo. La frase del titolo è la risposta di De Gregori “guarda che quello di cui parli non sono io” ed è rivolta non solo a quel fan inopportuno ma a quanti cercano da sempre di scorgere i tratti autobiografici in ogni testo senza riuscire a distinguere tra uomo e artista.

Ma è anche vero che ci sono compleanni che non si possono ignorare. E così visto che il prossimo 4 aprile “il principe” della canzone d’autore italiana compie la rispettabile età di 70 anni, ci siamo permessi di festeggiarlo a nostro modo e cioè dedicandogli un lungo e appassionato excursus nella sua opera con Enrico Deregibus, giornalista e scrittore che di De Gregori sa veramente tutto. È lui l’autore di una corposa biografia “Francesco De Gregori – Mi puoi leggere fino a tardi” (Giunti ed.), ed è soprattutto lui l’autore di una sorta di bibbia della sua opera, “Francesco De Gregori – I testi-  La storia delle canzoni” (Giunti ed.), un faldone di 700 pagine che farà la gioia di ogni appassionato perché riporta i testi di tutte le canzoni scritte dal nostro e soprattutto perché per ogni canzone presenta l’approfondimento dovuto, tra estratti di interviste, contestualizzazioni e interpretazioni, scrostando leggende metropolitane e smentendo clamorose bufale che da decenni si tramandano su alcuni brani.

Un esempio eclatante lo fornisce “Buonanotte fiorellino”, una delle più famose ma anche criticate del suo repertorio. “E uno dei brani dell’album “Rimmel” e fu accolta da tuoni e fulmini della critica più severa che in questo valzerino vedeva un tradimento del De Gregori più impegnato. Lui invece sostiene che sia la canzone “più rivoluzionaria che ha scritto perché davano per scontato che io fossi catalogabile unicamente tra gli autori di canzoni impegnate. E farne una così privata e sentimentale non era accettabile. In realtà prendevo anche in giro un certo linguaggio dell’amore ma anche a chi a questo linguaggio voleva contrapporsi parlando solo di fabbriche occupate. È un pezzo anti-anticonformista”. Per anni “Buonanotte fiorellino” è stata accompagnata da una leggenda metropolitana secondo la quale fosse stata dedicata a una ragazza morta in un incidente aereo. Una cavolata assoluta. In realtà la canzone nasce in Sardegna mentre Francesco lavorava al disco di Fabrizio De André “Volume 8”, e a Roma o chissà dove c’era la sua ragazza di allora. Si tratta di un brano dal retrogusto amaro perché dà la buonanotte a un amore finito, perduto. Il granturco, la spiaggia, la coperta gelata sono sardi, arrivano da lì, da quei giorni. Francesco la fece ascoltare a De André che gli disse: “Belìn, bello, questo è un pezzo che fa soldi. Piacerebbe anche a Paolo Villaggio”.

 Così da questa lunghissima videointervista (De Gregori ci scuserà…) viene fuori un ritratto inedito, perché la sua storia viene ripercorsa attraverso alcune canzoni, dalle più celebrate come “La donna cannone” e “Rimmel” al rapporto con Bob Dylan, al quale ha dedicato la più smaccata dichiarazione d’amore in un intero album da collezione, “Amore e Furto”. Fino alle canzoni ingiustamente dimenticate o ignorate dai più come “Cardiologia”, un brano recente e decisamente fuori dagli schemi. È quello nel quale De Gregori si lascia andare e pronuncia per la prima volta “ti amo”. Salvo poi dal vivo far precedere questa frase così spudorata da un “magari”. E, come direbbe qualcuno, “non c’è niente da capire”.