Fabrizio Moro: "La carogna che mi porto dentro". Il passato autodistruttivo, il rapporto con Ultimo e le polemiche su Cucchi

Si intitola "Figli di nessuno" il decimo album del cantautore: "Chi è che finisce nel tunnel della droga? I deboli, i fragili, i figli di nessuno. A me hanno aiutato molto la paternità e la musica". E sulla svolta nel caso Cucchi: "Ricordo quando scrissi la canzone per Stefano. Andai dalla sorella Ilaria ma era sola contro tutti"

Vero e diretto, ruvido dal cuore tenero: Fabrizio Moro torna con un disco, il decimo, che lo rappresenta alla perfezione. La voce roca, le ballate romantiche, il rock e la voglia di dire sempre come la pensa. Anche quando è scomodo, anche quando fa male. In “Figli di nessuno”, che dà il titolo al disco, scandisce parole che gridano voglia di riscatto: “Figli di depressione e nel bene e nel male di odio e rabbia nei confronti di ogni forma istituzionale lasciati a giocare tra le pecore fuori casa soli figli di madri fragili insicure e un po’ volubili figli di sette Peroni fredde alla vigilia di Natale”.

Una canzone scritta da chi è arrabbiato o meglio non ancora pacificato con la vita.
“Il mio è uno sfogo perché c’è un pezzo di marciapiede che ti porti sempre dietro. Quando nasci e cresci in una parte di mondo periferico allora il rancore nei confronti della vita te lo porti dietro per sempre. Magari crescendo impari a gestirlo. Rispetto a qualche anno fa sono una persona molto più consapevole ed equilibrata. Però c’è quella parte di carogna che non mi abbandona”.

Come hai imparato a gestirla quella carogna? Ti propongo alcune cose: figli, amore, sicurezza in te stesso e magari fede.
“Sono tutte cose che hanno centrato il punto. In realtà ti trovi a dover affrontare delle situazioni e attraverso gli errori che fai impari a essere più consapevole e attento. Io ho fatto tanti errori nella vita. A volte rischiando di tagliarmi definitivamente le gambe. Questa cosa sommata alla paura che ho avuto durante le cadute ha fatto in modo che io oggi sappia controllare in maniera più sana la carogna che mi porto dentro”.

A proposito degli errori, mi ricordo un tuo messaggio fortissimo in diretta tv su Rai1 quando hai detto: “Non drogatevi ragazzi, perché si perde la memoria”. Queste sono cose che fanno parte della carogna, vero?
“Questo è uno degli errori più grandi, quello che mi ha fatto finire in una comunità per un lungo periodo di tempo. Ma è anche grazie a questi errori che oggi sono l’uomo che sono. Ho imparato attraverso queste buche, proprio come le chiamo in “Ho bisogno di credere”, a essere molto più forte. Alla fine chi è che finisce nel tunnel della droga? I deboli, i fragili, quelli che comunque in un certo senso sono “Figli di nessuno”. Mi continuo a sentire un figlio di nessuno, ma oggi a differenza di prima sono un padre. La paternità mi ha aiutato a riequilibrare il tutto. Anche la musica. La musica per certi versi mi ha salvato, mi ha dato gli stimoli per continuare a credere e ad aver fede. La fede di cui parlo nella canzone non è necessariamente quella in Dio. La fede per me può essere intesa nei confronti di una persona, di un’idea, di un progetto, delle tue scarpe, dei tuoi passi. La fede mi ha sempre salvato. È stata una componente fondamentale della mia vita”.

In questo disco ci sono alcune canzoni veramente romantiche. Sei innamoratissimo, vero?
“Mi viene da ridere perché in realtà non sono innamorato. Questo è forse l’unico album tra quelli che ho fatto finora dove non c’è una donna di riferimento. Però sono innamorato della vita, della musica, dei miei figli. L’importante è che tu abbia amore dentro”.

L’anno scorso avevi fatto aprire i tuoi concerti da Ultimo, con il quale condividi pure le origini a San Basilio. Immagino tu abbia seguito le polemiche sanremesi che lo hanno accompagnato in questi mesi. Vi siete sentiti? Che cosa gli hai consigliato? Ti consideri un po’ il suo fratello maggiore?
“Ci siamo sentiti spesso. Come hai detto tu sono un po’ suo fratello maggiore. Ho venti anni più di Nicolò: tante cose le posso capire e tante cose non le posso capire. E lui viceversa. Nel senso che tante cose che cerco di spiegargli, valgono relativamente finché non le vive davvero in prima persona. Lui ha avuto una reazione da ragazzo della sua età, uno che si è sentito tradito da un’idea. E io cerco di giustificarlo perché comunque è un grande autore”.

“Quasi” a mio parere è la più bella canzone di questo disco. Mi ricorda molto Vasco. Com’è nata?
“È nata perché durante le pause di registrazione in studio, mettiamo dei concerti e una sera abbiamo visto quello dei Rage Against the Machine, per me una delle più grandi rock band che siano mai esistite. Il mio chitarrista è fissato con Tom Morello. E allora abbiamo pensato perché non proviamo a fare un riff del genere? Il testo era già pronto e ci siamo tolti questa soddisfazione”.

È notizia di questi giorni quella che riguarda Stefano Cucchi. Finalmente la verità viene a galla e l’omertà non viene più premiata. Ora l’Arma dei carabinieri si costituisce parte civile. Tu che a Stefano hai dedicato una canzone anni fa, cosa ne pensi? Tra le cose in cui credere ci metti pure la giustizia, visto che la tua canzone “Pensa” è una di quelle che nessuno in Italia potrà mai dimenticare?
“Non è mai tardi per ammettere le proprie colpe soprattutto in un momento in cui le tapparelle si sono aperte, la luce è entrata e tutti, sottolineo tutti, hanno visto come sono andate le cose. Vorrei rimarcare il grande coraggio di Ilaria Cucchi e l’intraprendenza di girare un film come “Sulla mia pelle”. Mi ricordo quando scrissi il brano e lo andai a portare a Ilaria. La trovai sola. Nessuno la stava a sentire. Nessuno. Solo suo padre, sua madre e il suo avvocato. E vedere che poi dopo tutto questo percorso di fatica e sofferenza, anche lei, figlia di nessuno, ha trovato un po' di giustizia, fa bene al cuore. Ci sono una serie di circostanze che per me fin dall’inizio erano chiare ma che sono state evidenti in tutto il mondo grazie a questo film. Questo dimostra quanto l’arte sia importante e determinante. “Pensa” l’ho scritta una sera d’inverno dopo aver visto un film. Già un altro film, sulla vita di Paolo Borsellino. E ora quella canzone è andata a finire sui libri di scuola nonostante io abbia solo la terza media”.