Eurovision, trionfa l'Ucraina ma ha rischiato l'eliminazione. Mahmood-Blanco? Chi è il vero mattatore. Ascolti, è boom

Inutile nasconderlo, il trionfo della Kalush Orchestra, premiata dal televoto e non dalle giurie, non è solo musicale. Ma anche simbolico. La band ucraina ha rischiato l'eliminazione per ciò che ha detto alla fine della performance

Un verdetto musicale, ma anche umanitario e politico. Un verdetto di pace, soprattutto, chiesta a gran voce fin dal principio con quella versione commovente e mai così partecipata di “Give Peace a Chance”, “Date alla pace una possibilità” del grande John Lennon. Un verdetto a furor di popolo che smentisce clamorosamente le giurie: per loro infatti l'Ucraina era soltanto quinta. Un verdetto che somiglia a uno schiaffo in faccia a Putin: la sua folle volontà di cancellare il popolo ucraino e il suo presidente Zelensky, ha l’effetto opposto di far convergere il sostegno di mezzo mondo verso quella popolazione martoriata dalle bombe. La vittoria della Kalush Orchestra all’Eurovision Song Contest regala un momento di gioia e soprattutto una speranza rivestita da obiettivo: tutti a Mariupol nel 2023, proprio nella città intitolata a Maria e devastata oltre ogni crudeltà. Un verdetto positivo anche per l'Auditel: sono ben 6 milioni e 590 mila gli spettatori che hanno seguito su rai1 la finale, quasi il 42% di share. Un plebiscito.

L'esibizione della Kalush Orchestra, trionfatrice dell'Eurovision

Ma la vittoria simbolica della Kalush Orchestra non deve far passare in secondo piano i loro meriti musicali: “Stefania” è una bellissima canzone accompagnata da una grande performance. Il folk shakerato con il rap della band ucraina non solo è originale ed efficace ma risulta incredibilmente premonitore quando il brano scritto dal leader del gruppo e dedicato alla madre, recita: “Troverò sempre la strada di casa … anche se tutte le strade sono distrutte”. A batterli poteva riuscirci solo una squalifica o qualche piega del regolamento. Un rischio che si è materializzato durante la finale come uno spettro peggiore delle bombe russe. È successo quando dopo la loro esibizione i ragazzi della Kalush Orchestra hanno invitato a votare per l’Ucraina, per Mariupol, per Azovstal. Subito c'è chi grida al messaggio politico, vietatisimo dall'europalco. Ma poi gli organizzatori hanno deciso che non c'era nessuna irregolarità: il loro non era un messaggio politico ma solo umanitario. Poi è inutile nascondersi dietro a un dito: tutti sappiamo che in quel voto ci sono le immagini delle donne violentate, dei bambini senza più nessuno, dei teatri sventrati, degli ospedali rasi al suolo, delle fosse comuni di Bucha. Ma sarebbe possibile scinderle in qualche modo?

 

Per l’Italia e i nostri Mahmood e Blanco solo un sesto posto, un po’ deludente viste le aspettative. La loro performance su “Brividi” , con cui hanno trionfato a Sanremo, è stata perfetta. Forse troppo. A volte le sbavature, le emozioni aiutano a trasferire empatia e a concentrare simpatie. Ma, va detto, contro la Kalush Orchestra nessuno avrebbe potuto farcela: è troppo grande ciò che sta accadendo in Europa per riuscire a tenerlo fuori dal Pala Olimpico di Torino.   

I ringraziamenti della band ucraina

L’italia, però ne esce vittoriosa per l’ineccepibile organizzazione e le fantastiche scenografie di un evento gigantesco, il più grande nel suo genere del mondo. Peccato invece per i conduttori: Laura Pausini, Mika e Alessandro Cattelan sono stati bravissimi e molto affiatati, riuscendo anche a regalare grandi momenti di spettacolo. Ma il format dell’Eurovision, imbrigliato in un ritmo forsennato e costretto all’inglese per farsi capire-non capire da tutti, li ha relegati a dei padroni di casa quasi invisibili, sempre sullo sfondo: ogni paese infatti aveva i suoi conduttori “radiofonici”, delle voci che raccontavano in diretta nella lingua locale ciò che accadeva sul palco. Per l’Italia c’era il trio Gabriele Corsi, Carolina Di Domenico e Cristiano Malgioglio, vero mattatore dell’evento. I suoi gridolini, le sue esclamazioni a colpi di “bonazzi” e “fidanzati”, ma soprattutto i suoi commenti musicali, hanno regalato un po’ di leggerezza e di anima all’Eurovision. Un’anima a guardar bene che sembra la diretta erede del Festival di Sanremo che fu, quello in cui ci si trovava in casa con gli amici per commentare e sghignazzare su pettinature improbabili, look trash e performance resistibili. Quel posto, ora che Sanremo è diventato uno spettacolo di altissimo livello, senza più quel sapore da sagra strapaesana, ce l’ha di diritto l’Eurovision. Il suo kitch a colpi di lupi gialli norvegesi e lavate di mano serbe è inarrivabile. E nessuno come "La Malgy" lo sa decifrare e impersonare. E che dire della promessa più simile a una minaccia di mettersi in tanga nel caso avessero vinto Mahmood e Blanco? Ultima annotazione: ancora una volta la giuria di San Marino ci ha fatto lo sgambetto e all'Italia ha assegnato solo 3 voti. Anche questa è l'anima local dell'Eurovision, in barba a tutti gli intenti State United Of Europe.