Erminio Sinni, il vincitore di "The Voice Senior": "Ma la vittoria più bella è arrivata ora"

"A quasi 61 anni mi sono sposato", racconta. "Sanremo? Dal '93 ogni anno presento una canzone e non vengo selezionato. Non voglio fare polemiche ma se dei professionisti portano il loro brano, ci si aspetterebbe almeno di essere convocati per sentirsi dire “no, guarda, non mi piace”

Cosa ti resta, a un anno di distanza, di quella vittoria a “The Voice Senior”?
“Un’emozione incredibile, l’affetto delle persone che mi fermano per strada e una consapevolezza. Che malgrado tutte le porte chiuse in faccia un po’ di ragione l’avevo anch’io. E quindi che ne è valsa la pena insistere”.

Erminio Sinni, quasi 61 primavere trascorse scrivendo testi e cantando canzoni nei pianobar, pesa le parole. Non vuole fare polemiche, ma non c’è dubbio che l’affermazione nel talent di Rai1 abbia avuto il sapore di una rivincita sulla vita, sul destino, sulle leggi imperscrutabili della discografia. Una rivincita musicale accompagnata qualche mese fa dalla gioia più grande, quella della rivincita sull'amore, celebrata con il matrimonio. 

Anche quest’anno guardando il programma di Antonella Clerici, di fronte all’esibizione di assoluti talenti, viene spontaneo chiedersi “come è possibile che un artista del genere non abbia avuto successo?”. Tu che risposta ti sei dato nel tuo caso?
“Ma sai è difficile. Molto probabilmente dipendeva da me, facciamo così”.

In che senso? Dipendeva dal tuo carattere?
“Forse non ho insistito abbastanza. Nel ’93 ho fatto Sanremo e sono arrivato quinto nell’anno della rivelazione di Laura Pausini. Si vede che non era il momento. Forse se avessi continuato su quella strada ci sarebbe stato un imbecille in più sui palchi in giro per l’Italia invece che essere messo da parte in tutti questi anni”.

Dici che avresti dovuto insistere di più ma in realtà la musica non l’hai mai mollata. Hai fatto collaborazioni importanti, hai scritto, hai suonato. Quindi la cosiddetta tigna” l’hai sempre avuta.
“Sì, è vero. Quello che non ho è il carattere di andare a chiedere. Se devo chiedere per un altro, non ho problemi e mi faccio in quattro. Ma per me stesso non ci riesco. Il fatto è che ho sempre pensato, forse sbagliando, che bastasse una canzone bella per aprire le porte. Non so chiedere e non ho imparato nemmeno ora”.

Forse continui a pensare che basti una bella canzone.
“Io ho cercato di inseguire il mio sogno e ho sempre pensato che la meritocrazia bastasse. Così oggi mi viene da dire: “non levatemi questo sogno, sennò ho buttato via tutta la mia vita”.

In effetti questo nuovo singolo che hai appena pubblicato, “Perdersi per sempre”, è pieno di immagini sognanti. Un inno al romanticismo. C’entra qualcosa con il fatto che a 60 anni suonati ti sei deciso a pronunciare il fatidico “sì”?
“Decisamente. Si è avverato il mio sogno d’amore quando non ci speravo più. Lei mi ha migliorato la vita, mi ha riportato entusiasmo. È una macchina da guerra. Credo sia stata la decisione più bella che ho preso in tutta la mia vita”.

Tornando alla musica, hai provato quest’anno a partecipare al Festival?
“Sì. In realtà io ci ho provato tutti gli anni, dal ’93 a oggi. Ma tutti gli anni non viene presa in considerazione”.

Questa cosa un po’ ti riavvicina ai Jalisse, che anche quest’anno sono stati bocciati e hanno raccontato la loro delusione via social.
“No, ma la mia non vuole essere una polemica. Penso solo che se dei professionisti portano il loro brano, ci si aspetterebbe almeno di essere convocati per sentirsi dire “no, guarda, non mi piace, non è adatta per questo festival”. Credo sia una questione di educazione e di rispetto verso degli artisti perché dietro quei tre minuti di starnazzamento davanti a un microfono ci sono anni e anni di rinunce, di sacrifici, di lavoro e di sogno. Sarebbe quindi molto più carino convocare tutti e dire di no”.

A te è mai capitato di essere stato convocato?
“No, mai. Guarda, l’unico anno che ho fatto Sanremo ho presentato la canzone identica a un anno prima. Solo che l’anno prima la presentavo da solo, mentre quell’anno lì era prodotta da Riccardo Cocciante. E non solo mi hanno preso ma mi hanno dato pure due premi. A volte è la locomotiva che conta, non sei nemmeno te. Però insomma credo che un minimo di rispetto ci dovrebbe essere nei confronti di tutti”.

Erminio Sinni (Foto di Giacomo Nicita da ufficio stampa)