[L'intervista] Enrico Ruggeri: "L'amore e il rimpianto di non sapere come sarebbe andata a finire"

Mai come in "Alma" il cantautore milanese si era messo a nudo: "È vero, per me, questo è un po' come se fosse il primo disco. L'album più spirituale, pieno dei miei grandi amori e dei miei grandi fastidi. Sicuramente un disco fatto anche con la rabbia del rivendicare il non essere omologato""

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Spirito e corpo, morte e amore, paura, limiti e spiritualità. O anche semplicemente “Alma”, ovvero “Anima” che queste cose le racchiude un po’ tutte. È il titolo del nuovo disco di Enrico Ruggeri che mai come questa volta ha giocato a carte scoperte con se stesso, mettendosi a nudo e raccontandosi senza fardelli. Salvo poi reindossare il solito aplomb nel raccontarlo, come se niente fosse. Ma si capisce anche a un ascolto distratto che stavolta i conti con se stesso li ha fatti per intero.

In “Punto di rottura”, ad esempio, scrive: “Portare avanti certi amori che non hanno senso/ É rifiutarsi di morire e ribellarsi al tempo, È riscaldare una serata con un fuoco spento Dal vento/ Non so come ci sono arrivato/Non so quand’è che tutto è cambiato /Però ho solamente provato/ A riprendere crediti dati alla vita/ Io ho cercato semplicemente amore/ Quando ti ritrovi con le spalle al muro / Quando ciò che vedi non ti sembra vero/ Quando stai cadendo e non ti sai fermare/E ti manca perfino la solitudine”. Lui smonta quasi subito ogni teoria sentimentale e cede alla razionalità: “Il problema nella vita è che non saprai mai come sarebbe andata in qualche altro modo. E quindi con gli amori che vivi ti scontri con la contingenza e con quelli che non vivi ti scontri con il rimpianto di non averli vissuti”.

Poi ammette che “questo album, pur essendo il 35° della mia vita, è come se fosse il primo perché arriva dopo l’esperienza dei Decibel, a tre anni di distanza dal mio precedente e soprattutto perché vuole essere una linea di demarcazione con il mio passato. In particolare da un punto di vista sonoro. Ci sono tutti i miei grandi amori e i miei grandi fastidi. Perché è un disco fatto anche con la rabbia del dire: “Ecco così non si fanno i dischi”. Non voglio che sia un album con il suono omologato. Non c’è la pre-produzione che è una parola terribile che vuol dire adesso ci metto un po’ di tastiere e un po’ di batteria e via. Questo è un disco suonato veramente”.

La sua anima romantica la lascia all’autore che è in lui, quello che sceglie di dedicare una canzone alla storia d’amore più bella che ci sia, ovvero  in “L’amore ai tempi del colera” raccontata da Marquez, ma poi di distruggerla così: “Un romanzo meraviglioso, è un romanzo sulla rabbia. Lui ha successo nella vita per dimostrare a lei che ce la può fare, per presentarsi a lei da signore qualora fosse arrivato il momento. Quindi la rabbia come motore. E poi l’idealizzazione perché se quella ragazza se la fosse sposata a 20 anni, magari a 25 anni sarebbe stato con gli amici a lamentarsi della moglie. È un amore che dura 50 anni proprio perché non viene consumato”.

In “Alma” c’è la collaborazione con Pico Rama, che poi è pure suo figlio, e con Ermal Meta, “un amico con il quale ho molte analogie, a cominciare dalla sovraproduzione”. E un grande atto d’amore nei confronti di Lou Reed con la canzone che chiude il disco, “Forma 21”: “Laurie Anderson ha descritto gli ultimi istanti di vita di Lou Reed. C’è lei che sorregge lui mentre si eleva verso il cielo e disegna la Forma 21, che è un esercizio del Tai Chi. E lui muore così. Al di là del fatto che per me la morte di Lou Reed e David Bowie sono paragonabili a quelle di due parenti, Laurie Anderson dice una cosa nella quale mi riconosco molto. E cioè che l’ultima espressione prima di andarsene è stata un’espressione di stupore. Anche a me purtroppo è capitato di essere lì mentre una persona moriva e posso testimoniare che è davvero così. La parte positiva di me, allora, mi spinge a pensare che lo stupore sia dovuto al fatto che noi in quel momento di trapasso vediamo finalmente ciò che sarà. E così mi sono avventurato in una canzone molto impegnativa che parla della cosa che più rimuoviamo nella vita. Il tema più grande. Magari per esorcizzarlo un po’”.