Francesco Baccini, la rabbia contro il Governo e la disperazione: "Devo fare una rapina?"

“Cosa faccio? E cosa vuole che faccia? Sono a casa disoccupato”. Il cantautore genovese è un leone ferito e chiuso in gabbia. Il video di “Paranoia in Lombardia by night” racconta la quarantena forzata e lui denuncia: "A noi artisti il Governo non pensa. Dei 25 miliardi per i lavoratori autonomi come me non c'è nulla"

“Cosa faccio? E cosa vuole che faccia? Sono a casa disoccupato”. Francesco Baccini è un leone ferito e chiuso in gabbia. In questi giorni, proprio per mettere in qualche modo a frutto la quarantena forzata, ha pubblicato il videoclip di “Paranoia in Lombardia by night”, pezzo irriverente come nel suo stile scritto in tempi non sospetti ma capace di raccontare una giornata tipo ai tempi del Coronavirus. Ma , certo, è poca cosa rispetto a ciò che denuncia in questa intervista il cantautore genovese, divenuto famoso negli anni Novanta con album di culto come “Cartoons” e “Il pianoforte non è il mio forte” e con duetti eccellenti (come dimenticare “Genova Blues” con Fabrizio De André?).

Baccini, perché è così arrabbiato?
“Ho visto il decreto del Governo. Io non prenderò nemmeno un euro di questi 25 miliardi. E nel frattempo ho dovuto cancellare ben 8 concerti. Lo sa cosa ha previsto il Governo per i lavoratori autonomi e le partite Iva, insomma per quelli come me? Un rimborso di 600 euro una tantum nel caso in cui i tuoi redditi siano sotto i 10 mila euro all’anno. Il che vuol dire che devi essere un morto di fame per prenderli e che continuerai a esserlo. Io sono un lavoratore autonomo che lavora a partita Iva come tanti altri artisti. Lavoro a cottimo, Se lavoro, guadagno. Se non lavoro, non guadagno nulla. In giro è pieno di gente convinta che se fai il musicista sei un miliardario. O che se vai ospite in tv guadagni chissaché. Ma la gente lo sa che quando vai in tv non sei pagato? I soldi in tv li guadagnano i conduttori come Fabio Fazio, non certo chi fa musica. Oltre al fatto che ormai la tv è occupata h24 da personaggi inesistenti che non si capisce bene a quale titolo occupino i palinsesti”.

Com’è la situazione di chi fa musica nel nostro Paese?
“Non c’è nessuna considerazione o rispetto. In generale le persone credono che chi fa il musicista non lavori mica. Oppure tutti si improvvisano cantanti. Siamo un Paese che canta. Complimenti”.

Lei quindi si trova in difficoltà economiche?
“Certo. Il fatto è che continuo a pagare ciò che devo ma non incasso nulla. Sono nella mia casa in Brianza per la quale sto pagando un mutuo da non so più quanti anni. Con gli interessi che ho pagato ne avrei comprato un’altra… E devo mantenere anche un figlio”.

Ma i mutui verranno sospesi.
“Questo ancora lo devo capire bene. Non è molto chiaro chi effettivamente non pagherà. Di certo ho sbagliato Paese nel quale nascere. In Francia non funziona così. Io sono una partita Iva il che significa che ho un socio che non fa niente ma che mi prende almeno il 40% dei guadagni. Quando faccio un concerto sono costretto a versare anche la quota di contributi Empals, anche se magari non vedrò mai la pensione, anche se non voglio. E poi di quale pensione stiamo parlando? Magari mi arriveranno 200 euro… Ma in Italia non puoi decidere di rinunciarci. Devi pagare lo stesso. E in anticipo. E questa è una situazione comune nella musica, nella cultura e nell’arte in generale”.

Francesco Baccini con Sergio Caputo. I due Swing Brothers hanno fatto un tour e un disco disco insieme, "Chewingum Blues".

Lei in passato ha avuto molto successo. Come mai si ritrova senza una riserva da parte?
“Il fatto è che ci sono anche i manager che truffano gli artisti e io ho avuto la sfortuna di incontrarne qualcuno”

Come sta vivendo queste giornate?
“Mi sento un eremita. Sono qui in mezzo alla natura con i miei tre cani. L’unica persona che incrocio una volta alla settimana è la signora che fa le pulizie. Per il resto mi invento cose da fare. Leggo, suono, guardo film. È come essere in una sala d’attesa. Tra l’altro, l’ipocondria va a mille. Appena al tg descrivono qualche nuovo sintomo, io puntualmente me lo scovo addosso”.

Il videoclip di “Paranoia in Lombardia by night” è nato qui.
“Sì. Vivo in Lombardia da tanti anni. Prima stavo a Milano, ora in Brianza. A Milano ho conosciuto un sacco di gente ma solo per lavoro. È tutto sempre basato sul lavoro. Milano è un gigantesco posto di lavoro, non un posto di aggregazione sociale”.

Come vedi il futuro?
“Dopo il virus ci sarà la miseria. D’altra parte è da quando sono nato che sento dire che il nostro Paese sta attraversando una periodo di crisi. Figurati ora. Io da tre anni mi gestisco da solo. Avevo dei concerti programmati ed ero contento perché riuscivo a vivere onestamente. Ora tutto questo non esiste più e chissà quanto tempo ci vorrà prima che le persone possano di nuovo stare una accanto all'altra davanti a uno show dal vivo. Cosa devo fare? Andare a fare una rapina?”.