Andrea Di Giovanni e la libertà di essere se stessi: "Transgender, queer, pansessuale: la mia guida per chiarirsi le idee"

Ha partecipato ad "Amici" di Maria De Filippi poi è volato a Londra dove è diventato un attivista LGBTQ+ e dove ha trovato la sua strada nella musica: "In Italia si confonde sessualità con identità sessuale"

Lo smalto fosforescente, una pelliccia nera indossata direttamente sul dorso nudo, i baffetti a sottolineare la bocca con il rossetto: il primo album di Andrea Di Giovanni si intitola “Rebel” e non c’è dubbio che l’immagine di questo ragazzo romano trapiantato a Londra da otto anni, poco dopo la fine della sua esperienza in “Amici di Maria De Filippi”, sia quella di un ribelle difficilmente incasellabile in regole e paradigmi che ci governano, a cominciare da quelli sessuali.

Attivista di spicco della scena londinese della comunità LGBTQ+ , Andrea nella videointervista che ha concesso a Tiscali.it oltre a raccontare di sé e della propria musica, ha accettato volentieri di farci una sorta di tutorial dei generi sessuali, ovvero di spiegarci esattamente cosa significhino alcuni termini usati spesso a sproposito e se siano o meno offensivi e perché.

Nel suo account Instagram, dopo il suo nome, ha scritto “He, She, They”, ovvero “Lui, Lei Loro” “perché per quanto riguarda la mia identità sono gender fluid ovvero uomo, donna e tutto quello che può esserci in mezzo, mentre sessualmente mi identifico come pansessuale, ovvero posso innamorarmi di un uomo, di una donna ma anche di una persona gender fluid come me. La cosa importante è definire l’identità e la sessualità, che sono due cose ben distinte. La sessualità, detto in soldoni, definisce con chi mi piace andare a letto. L’identità invece riguarda chi sono io, come mi sento dentro. E in molti casi ha poco a che vedere con l’esterno, è il mio mondo interiore. In quanto al termine queer, che in Inghilterra durante il governo Tatcher veniva utilizzato in modo negativo, oggi è un termine ombrello che rappresenta un po’ tutta la comunità LGBTQ+, riesce a raggruppare più identità sessuali. Sotto i Queer, ci  sono due grandi gruppi: i cisgender, ovvero chi si identifica con il genere che gli è stato assegnato alla nascita, e i transgender che significa che non ci si identifica con il gender che ti ha assegnato la nascita. Sotto l’ombrello transgender, poi, ci sono due ramificazioni: c’è quella dell’uomo transgender e quello della donna transgender e poi tutte le altre identità che sono no bannery, gender fluid, agender. In Italia però c’è tanta confusione. Ad esempio, va chiarito che il transessuale è una persona transgender che ha fatto operazioni chirurgiche come falloplastica, vaginoplastica, mastoplastica. Poi c’è il travestito che nella maggior parte dei casi è un uomo cisgender che ama vestirsi come una donna. La maggior parte dei travestiti sono eterosessuali che hanno famiglia, figli, mogli e che semplicemente hanno questa passione. Infine c’è la drag queen che è un uomo cisgender o transgender che usa questa trasformazione in una sorta di superdonna, con una femminilità esagerata, ma ha un aspetto performativo. Tutti questi termini significano cose ben diverse tra di loro ma in Italia si fa gran confusione perché non c’è mai stato nessuno che ha detto: “Fermi tutti, partiamo dall’Abc”.

E se tutta questa classificazione può sembrare un po’ complessa, ciò che invece è estremamente semplice e immediato in Andrea Di Giovanni è la sua musica, un cocktail di generi che abbraccia il gospel e l’rb&b, il soul, il pop e il rock. I suoi numi tutelari sono Michael Jackson, Witney Houston, i Queen.  Poi c’è la sua voce, davvero notevole e graffiante. Dopo il grande successo ottenuto con la sincronizzazione del brano “Shame resurrection” (1 milione di stream) nella serie di Netflix “Tiny pretty things”, “Rebel” è un viaggio in 9 tracce tra le sue emozioni più profonde. Quelle che racconta in questa videointervista senza nessuna remora, a cominciare dagli anni difficili vissuti a Roma, nel quartiere della Balduina dove viveva e frequentava le scuole. Anche Andrea ha avuto a che fare con discriminazione e atti di bullismo, ma non pensiate di trovarvi di fronte un ragazzo che si lecca le ferite. Le sue ferite, Andrea le ha ricoperte di lustrini, sorrisi e voglia di vivere.