Alessandra Amoroso si commuove: "Che battaglia dolorosa con la mia peggior nemica"

"Mi sono sempre giudicata e criticata da morire. In una maniera così brutale e cattiva che mi viene da chiedermi: “Ma a me chi me l’ha fatto fare?”. Quello che posso dare io a me stessa non lo potrò mai avere da nessuno. È questa la mia scoperta più grande"

di Cinzia Marongiu

Punto e a capo. Ci sono momenti nella vita in cui è inevitabile tracciare una demarcazione profonda tra il prima e il dopo. Momenti in cui si va al di là del sorriso d’ordinanza, dell’immagine vincente di chi passa da un successo all’altro, di chi è sempre circondato da tante persone ma poi deve fare i conti con la solitudine più atroce, quella di non trovare più sé stessi. Alessandra Amoroso, al di là dell’apparenza che la vuole sempre allegra e positiva, è passata attraverso questa sofferenza, l’ha affrontata e alla fine è riuscita anche a metterla da parte. “Ho scoperto che ero io  la peggior nemica di me stessa, ti rendi conto?”. Un cammino difficile che in questa videointervista concessa a Tiscali.it Alessandra ripercorre senza remore e senza filtri, arrivando a commuoversi, a parlare con gli occhi gonfi di lacrime.

In quel pianto c’è la gioia per avercela fatta, il sollievo per essere di nuovo in contatto con la sua parte più intima, la serenità di riuscire finalmente a perdonarsi per non essere perfetta. Un percorso interiore di cui “Tutto accade”, il suo nuovo album in uscita il 22 ottobre, è completamente disseminato: 14 brani che compongono un ritratto inedito e pieno di sfaccettature di quella ragazza che da quando si è imposta ad “Amici” non si è mai fermata. Ora la attendono gli instore e soprattutto il prossimo 13 luglio lo stadio di San Siro. E lei, come ci racconta in questa intervista così emozionante, ora è davvero pronta a portare a spasso “Ale Show” e “Sandrina”, le sue due anime che finalmente hanno imparato a non farsi la guerra e ad andare a braccetto.

“Nella copertina del disco ci sono tante mie facce e sul retro ci sono queste due mie anime, una vestita tutta elegante in maniera che io chiamo “Ale show” e l'altra è "Sandrina di tutti i giorni". In questa foto si incontrano perché finalmente ho capito che una non esclude l’altra. Fondamentalmente sono sempre stata forte e sensibile allo stesso tempo. Ed ero sempre io nonostante non avessi mai avuto la possibilità di comprendere dove finiva l’una e iniziava l’altra perché in realtà non ce ne sono mai state due".

Hai detto che hai fatto un duro lavoro. In cosa è consistito questo lavoro? E quale è stata la scintilla per dirlo con “Tutto accade”?

"Ho fatto un percorso per riuscire a ritagliarmi dieci minuti al giorno che all’inizio erano di più e anche molto più faticosi. Spogliarsi di ogni cosa per raccontarsi è complicato: apri dei cassetti della tua vita che per un motivo o per un altro non hai mai voluto aprire O non ci sei mai riuscita. Questo percorso così complicato mi ha portato a una nuova consapevolezza su me stessa, su quello che voglio oggi e su chi sono. Mi spiace non essere riuscita a vedere prima tante cose. Questa mancanza che c’è stata da parte mia nei miei confronti non mi ha fatto godere appieno di tanti momenti felici. Oggi mi sono perdonata ma la verità è che di alcune cose passate non ho neanche il ricordo. Il fatto è che mi sono resa conto di essere il limite di me stessa. Mi sono sempre giudicata e criticata da morire. In una maniera così brutale e cattiva che mi viene da chiedermi: “Ma a me chi me l’ha fatto fare?”. Comunque se mi guardo allo specchio, vedo che queste due anime alla fine si sono incontrate e sono pronte a viversi e a godere di tutto quello che hanno fatto. Forse doveva andare così”.

Il tuo  disco è pieno di energia e fa venire voglia di vivere. Ci sono alcuni brani che sono molto trascinanti, compreso “Tutte le volte” nel quale canti: “Tutte le volte che mi sono aspettata qualcosa da qualcuno, che mi sono sentita persa, che mi sono fidata degli altri e non di me stessa”. Dietro l’immagine dell'Alessandra che vediamo ballare scatenata, con vestiti scintillanti e sorriso aperto, c’è una grande presa di coscienza. Aver avuto un successo così folgorantesubito dopo “Amici” ha fatto sì che tu non ti sia mai fermata. Hai sempre fatto centro. Eppure le crisi interiori non sono mancate. Mi racconti un momento difficile in cui ti sei fidata e hai aspettato qualcosa dagli altri, salvo poi capire che quell’aiuto non poteva che arrivare dall’interno? Forse è una consapevolezza un po’ triste, ma quanto prima uno ci arriva tanto prima riesce a uscirne davvero e andare avanti.

“Ho sempre pensato che soltanto con qualcun altro accanto potevo riuscire ad arrivare dove volevo arrivare, nella musica, nella vita. Ma oggi ho capito che mi basto da sola, che ce la posso fare da sola. Tutto il resto è un valore aggiunto nella mia vita. Perché poi fondamentalmente chi ci ha sempre messo la faccia sono stata io. Chi sceglieva i brani, chi li cantava. Eppure questa mia insicurezza, questi miei limiti hanno fatto sì che io mi mettessi da parte. Ma oggi da parte non ci voglio stare più perché so chi sono, so quanto valgo e so cosa voglio adesso. Questo periodo di difficoltà, che credo di aver superato, mi ha fatto rendere conto che io ho bisogno di me. Quello che posso dare io a me stessa non lo potrò mai avere da nessuno. È questa la cosa meravigliosa, è questa la mia scoperta più grande”.

Sai, nella mia visione forse un po’ romantica e idealizzata degli altri, non riesco a non percepire una certa tristezza in questa consapevolezza di dovercela fare da soli. C’è una canzone nel disco, per me la più bella, che si intitola “Un’impressione" e che io trovo che ti abiti alla perfezione. Lì si parla proprio di un’assenza, di una mancanza.

“È un invito a far caso alle impressioni, a dare spazio al sesto senso, all’intuito. Dare ascolto a se stessi è importante. Perché non può essere un’impressione stare male. Bisogna farci caso e dare la giusta intenzione alle cose in modo che possano cambiare: questo fondamentalmente è “Tutto accade”.

Racconti molto bene anche il senso di solitudine. Vorrei sapere se in questo successo che è la tua vita, la tua compagna, oltre alla te stessa ritrovata, è la solitudine. Perché poi, lo sappiamo, correre dietro alla vita fa sì che intorno a te ci siano tante persone e magari poca “ciccia”. È così?

“Il segreto è non correrle dietro e nel caos trovare i dieci minuti per stare soli con se stessi. Dieci minuti in 24 ore non sono niente. Deve essere proprio un momento che tu hai per te. Su una sedia a guardarti e a dirti che cosa vuoi nel più profondo. Sono sempre stata molto fortunata perché ho sempre ascoltato l'intuito: ho fatto le scelte di cuore, di pancia. A guidarmi la mia pelle d’oca che arriva quando da dentro si muove qualcosa di più profondo”.

Nei ringraziamenti scrivi “il mio essere fuori coro”. In che senso lo sei?

“Mi sento di appartenere al mondo della musica ma anche no. La mia priorità non è mai stata quella di fare successo, fare i dischi per ottenere certificazioni. No. Per me fare musica è sempre stato un modo per raccontarmi, per stare vicino alla gente, per potermi far capire. E il fatto di aver sempre avuto questo entusiasmo mi ha protetta. E mi ha reso diversa”.