A Taranto il '1 maggio alternativo': non solo musica ma anche legalità e giustizia

A Taranto il '1 maggio alternativo': non solo musica ma anche legalità e giustizia
di Emanuele Bigi

Un Primo Maggio alternativo a quello classico di Piazza San Giovanni a Roma che qualcuno dei sindacati, per fare dell’ironia, ha definito “una sagra di paese”. “Una sagra giunta al terzo anno e che ha già messo la freccia per il sorpasso”, commenta l’attore del Il giovane Montalbano Michele Riondino, direttore artistico del Primo Maggio di Taranto (#unomaggiotaranto). Una festa che vuole far luce sui problemi della città pugliese, soffocata dai gas dell’Ilva, simbolo del fallimento di un intero sistema di gestione di sviluppo. Se la politica non interviene, anzi se interviene male, allora si deve far sentire la voce a decibel alti, molto alti. Sarà il Parco Archeologico delle Mura Greche ad accogliere i musicisti, i cantanti, ma anche i cittadini, i giornalisti e gli esponenti di una società che non vuole arrendersi di fronte ai giochi di potere e all’ignoranza, ci tocca dire, di un pezzo d’Italia. “Si continuano a fare decreti salva Ilva, chiamati da noi ‘ammazza Taranto’ – spiega l’attore tarantino - che alimentano una sorta di guerra civile tra operai e cittadini. A Taranto non si vuole morire in un modo o nell’altro, a Taranto si vuole vivere”.

Non solo musica, ma anche legalità e giustizia - Ecco allora che nel Parco Archeologico non sarà protagonista solo musica, si discuterà (in mattinata) di “Legalità; quale giustizia?”, questo è il tema del 2015. “La parola legalità in Italia non è più legata al senso di giustizia – prosegue Riondino, reduce dal recente successo della fiction su Mennea – dietro si nasconde l’interesse di pochi a discapito dei diritti della maggioranza”. A discuterne ci saranno Marco Travaglio, il sindaco di Messina Renato Accorinti, il primo oppositore al progetto ponte sullo Stretto, don Palmiro Prisutto, parroco di frontiera che nella sua Sicilia è in prima linea contro il petrolchimico del “triangolo della morte” (Gela-Ragusa-Siracusa), e molti altri. “Abbiamo invitato anche Matteo Renzi e il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – sottolinea l’attore – non ci aspettiamo nulla, avranno da fare con l’Expo. Gradiremmo almeno una risposta, ma siamo disillusi sulle risposte da parte del Governo”.

Tra gli ospiti anche Subsonica e i Marlene Kuntz -  La scorsa edizione ha visto la partecipazione di 100 mila persone, 150 testate accreditate, 9 milioni di tweet hanno commentato la giornata, mentre 250 milioni di utenti in streaming (collegati a www.jotv.tv) hanno visto l’evento. Un successo. Purtroppo nessuna tv nazionale ha voluto trasmettere la diretta: “Quest’anno eravamo in trattativa con Sky, ma poi ci ha abbandonato”, dichiara amaramente Riondino. Eppure il parterre dei cantanti è da concertone: da Diodato ai Subsonica, dai Marlene Kuntz a Caparezza, dagli Officina Zoè a Bestierare, dai Velvet a Roy Paci & Aretuska. E ne mancano molti all’appello. “Speriamo di avere Nina Zilli e Mannarino – aggiunge il direttore artistico – comunque il nostro programma è in progress. Ci saranno molte sorprese”.

"In Piazza San Giovanni si promuovono solo dischi" - Vi sentite in competizione con il concerto di Roma organizzato dalle sigle sindacali? Chiediamo a Riondino. “Non c’è una gara, ma è innegabile che negli ultimi anni Piazza San Giovanni è diventato un luogo dove gli artisti promuovono i loro dischi e basta. È sparito il dibattito sul lavoro, a parte lo scorso anno dove ho visto un leggero cambiamento, o un ritorno al passato. Forse in questo caso la manifestazione ci ha un pò seguito - prosegue l’attore - I nostri artisti si esibiscono sposando una causa importante. La netta contrapposizione tra noi e loro comunque non è sul piano artistico, ma sul piano delle tematiche politiche, tematiche che le sigle sindacali non hanno mai affrontato”.