La via della libertà passa per il carcere nel romanzo Almarina di Valeria Parrella

Il romanzo ha ricevuto subito un’eccezionale accoglienza da parte della critica e di molti scrittori italiani

La scrittrice napoletana Valeria Parrella
Valeria Parrella (foto tratta dal blog Gli amici dei libri)
di

Se c’è una scrittrice che mi legge dentro, questa è Valeria Parrella.

Difficile e intimo, troppo intimo, spiegare le ragioni che la rendono la scrittrice del cuore in senso concreto e pregnante.

Ogni nuovo romanzo di Parrella è per me una sfida, che intraprendo sempre con tanta emozione e un carico di tensione. Finora le ha tutte vinte, a volte con un successo strepitoso di risonanze nel mio animo, come con Lo spazio bianco, Lettera di dimissioni e Tempo di imparare, che sono per me le vette più alte della narrativa di Valeria Parrella.

Anzi lo erano, perché a questo triangolo, si è aggiunto il nuovo romanzo, Almarina sempre per Einaudi, con una copertina di eccezionale nitore, che interpreta pienamente la sensazione perdurante a lettura ultimata dei cerchi concentrici e rifrazioni che continuano a riverberarsi e generarsi nel mio animo a partire dalla protagonista e dall’immagine indelebile che ha lasciato dentro di me.

Copertine dei romanzi Almarina e Troppa importanza all'amore di Valeria Parrella

Personaggi dal fascino scontroso. Unici e universali

I personaggi di Valeria Parrella hanno sempre un fascino spigoloso, che la scrittura precisa e puntuale taglia come uno spiraglio di luce radente e contrastante. L’equilibrio che la scrittrice napoletana trova tra la materia narrata e la scrittura è in Almarina di assoluta perfezione.

Bastano poche parole a chi sa maneggiarle con precisione e naturalezza, e in questo Valeria Parrella è una maestra, perché nel giro delle sue frasi le parole lievitano e si amplificano in una miriade di significati e sensi; l’implicito e l’esplicito della grammatica introspettiva che è alla base della scrittura si innestano profondamente l’uno nell’altro come nella Letteratura con la maiuscola.

I protagonisti dei suoi romanzi sono unici e universali, specchio e “idea” come moderni paradigmi dell’umanità.

Non saprò mai dire se è Napoli o se sono io. Se mi grava addosso tutta assieme perché sono stati giorni plumbei, pieni di paura e dubbi, e sospetto. Oppure se è davvero la vista del palazzaccio dall’altra parte del cancello, l’onda gialla che gonfia, le cupole sotto le nubi, architravi troppo pesanti perché una donna sola possa reggerli.

Il carcere minorile sull'isola di Nisida (foto dal sito nisida.napoli.com)

Il mondo dentro di Almarina. Il mondo fuori di Elisabetta

Poche righe iniziali, colpi assestati con grazia e vigore, ed eccoci a galla, come suggerisce la copertina, nel mondo di Elisabetta Maiorano, insegnante di matematica nel carcere minorile di Nisida. Ma questo lo sapremo dopo.

Inizialmente affrontiamo insieme a lei uno dei giorni rari dell’esistenza, e in un elegante battito di ciglia, l’io si trasforma in noi, perché lo sa bene Valeria Parrella che è bastato quel cielo plumbeo e quelli architravi pesanti a trasformarci tutti in una donna sola, erculea nella situazione che deve affrontare:

se è fatto, la realtà, di terrazzi irraggiungibili, poteri irraggiungibili come li raccontano; oppure siamo solo noi in uno di quei giorni rari in cui, vestiti bene, affrontiamo le scale che ci cambiano la vita.

“Almarina” è questo: scale che si scendono nell’abisso del dolore della perdita (Elisabetta Maiorano ha perso tre anni prima il marito per un infarto dopo aver tentato vanamente con lui la “fatica” dell’adozione); e scale che si salgono, quelle del tribunale dei minori, sotto i pini dei Colli Aminei. Tra una scala e l’altra, tra la morte e la vita: il carcere minorile di Nisida.

Valeria Parrella presenta la sua protagonista con un attraversamento, dal fuori al dentro, dalla città al carcere: un’ascensione terrena, un ossimoro ricco di implicazioni e contraddizioni. Implicito e sottinteso il mondo classico, che struttura il suo pensiero: Ercole, Orfeo e Euridice, un pizzico di Antigone (tanto per citare i personaggi che ha frequentato con le sue opere narrative e teatrali) si fondono in questa donna che tutti ci rappresenta, tanto che di nuovo Valeria Parrella ha la necessità di uno scarto pronominale, dall’io al voi questa volta, per portarci dentro, segnando la distanza:

rinchiusa la sbarra alle spalle, mi sento più libera. Ho avuto il mio lasciapassare di occhi, ho superato il limite invalicabile altrimenti, e per il primo tratto ascolto il sollievo. È un sollievo da ogni cosa. Se voi sapeste cosa significa potersi girare un momento, nella tirata che anticipa il tornante. Fermarsi mentre il corpo continua, scala la marcia, gioca con la frizione, prepara la curva nel volante, mentre il corpo sale: trovarsi dopo la sbarra e prima del carcere, lasciando tutta la città sotto le sue ansie: che sono le mie.

I percorsi non scontati della vita e della narrazione

Dentro c’è una ragazza nuova, segnata dalla vita già a sedici anni: Almarina.

Sempre particolarmente felice nelle mani di Valeria Parrella la relazione tra discente e docente, mai condotta sui binari canonici, ma sempre con qualche devianza, un passo sbilenco, un procedere incerto.

Le classi del serale in Lo spazio bianco, la misura soggettiva del genitore in Tempo di imparare, e i corridoi tortuosi e risonanti del carcere minorile in Almarina. Da questi percorsi non scontati, c’è sempre un germoglio, spinoso e carnoso, che Valeria Parrella coglie e regala al lettore, investendolo della responsabilità di uno sguardo rinnovato.

Il pregio di Valeria Parrella è quello di non edulcorare mai la realtà, ma nello stesso tempo di non cedere mai alla tragicità, pur essendo imbevuta di tragico, che è misura universale delle vicende umane, che non la portano mai a isolarsi dal mondo attuale. La scrittura di Valeria Parrella ha sempre una misura “politica”, nel senso più classico del termine, “che riguarda la polis” la società e la comunità che la abita.

Almarina sarà per Elisabetta, e dunque per tutti noi, la chiave della libertà. Di liberare lo sguardo dai cancelli del passato e farlo andare incontro al futuro. Almarina è il centro gravitazionale, un modo nuovo di guardare le cose per Elisabetta, grazie al fatto di tendere la mano e afferrarne un’altra.

La strada per arrivare a Nisida è lunga e in salita, e tenere tutto assieme è faticoso, e fare tutto bene è impossibile. E così nel quotidiano fare, avevo dimenticato sugli scalini della casa antica, lì dove i ricordi restano in nostra assenza, l’amore delle madri: senza merito, senza reciprocità e senza conquista.

Chi è Valeria Parrella

Nata nel 1974, vive a Napoli. Per Minimum fax ha pubblicato le raccolte di racconti Mosca piú balena (2003, vincitore dei premi Campiello Opera Prima, Procida e Amelia Rosselli) e Per grazia ricevuta (2005, finalista al premio Strega 2005 e vincitrice dei premi Renato Fucini e Zerilli-Merimò). Per Einaudi ha pubblicato i romanzi Lo spazio bianco (2008), da cui Francesca Comencini ha tratto l'omonimo film, Lettera di dimissioni (2011) e Tempo di imparare (2014). Per Rizzoli ha pubblicato Ma quale amore (2010), ripubblicato da Einaudi nei Super ET nel 2014.

Autrice dei testi teatrali Il verdetto (Bompiani 2007), Tre terzi (Einaudi 2009, insieme a Diego De Silva e Antonio Pascale), Ciao maschio (Bompiani 2009) e Antigone (Einaudi 2012).

Per Ricordi, in apertura della stagione sinfonica al Teatro San Carlo, ha firmato nel 2011 il libretto Terra su musica di Luca Francesconi. Ha inoltre curato la riedizione italiana de Il Fiume di Rumer Godden (Bompiani 2012).

Da anni si occupa della rubrica dei libri di Grazia.

Altre recensioni di GiudittaLegge su Valeria Parrella

Lettera di dimissioni

Tempo di imparare