[Il libro] Quei “peccati immortali” che sono il pane quotidiano della nostra politica

In libreria il romanzo che tra fiction, noir e realtà racconta e anticipa gli ultimi anni tra crisi di governo e imprevedibili cambi di leadership

[Il libro] Quei “peccati immortali” che sono il pane quotidiano della nostra politica
di Claudia Fusani

Il primo breve capitolo introduce due personaggi intriganti: un lussurioso cardinale di ascendenze nobili e nome altisonante, Michelangelo Aldrovandi, e l’affascinante suora latinoamericana che l’accudisce, Remedios. Pensi: è un noir piccante sulla Roma che fa da mero sfondo al Vaticano, ai suoi sicuri misteri e ai suoi presunti misfatti. All’inizio del secondo capitolo spunta invece il senatore Ugo Sposetti, che da molti anni custodisce da tesoriere le proprietà postcomuniste, dai DS all’Ulivo, mettendone al sicuro i pezzi migliori: un sanguigno viterbese che tuttora frequenta i palazzi che contano e talvolta anche i talk show. Allora ti chiedi, dubbioso, se Peccati immortali (Mondadori, 264 pp) sia un’opera di fiction o realtà. Poi compaiono in sequenza il leghista Roberto Calderoli, il forzista Paolo Romani, il renziano Francesco Bonifazi e ti fai l’idea che si tratti di un romanzo-realtà sulle vicende politiche più recenti, dalla caduta del governo con M5S e Lega (a seguito però, nella finzione, di un drammatico naufragio di una nave di migranti) alla nascita del partito dell’ex sindaco di Firenze e premier Matteo Renzi (che si chiama “Avanti” anziché “Italia Viva”). Minime differenze dovute alla consegna delle bozze, da parte di Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone, ben prima che si compissero il suicidio governativo di Salvini e l’ultima - in ordine di tempo, per carità - scissione del PD.

Solo quando, cinque pagine più avanti, ti imbatti in Dario Gianese e Andrea Ferro, giovani rampanti in lotta per la leadership del Popolo dell’Onestà, così come nella realtà lo sono da anni Giggino Di Maio e Alessandro Di Battista nel Movimento Cinque Stelle, cominci a intuire che la storia che hai appena cominciato a leggere è pura invenzione ma con infiniti agganci a quanto stiamo vivendo in questi mesi nella politica e nella cronaca italiane. Insomma, la vicenda che i due inviati del Corriere della Sera ci svelano è talmente verosimile da sembrare verissima, incistata com’è nella quotidianità di Roma, dove convivono la magnificenza delle residenze vaticane e lo sfascio delle periferie, la carità verso i più sfortunati e il disprezzo nei confronti di chi è diverso, la speranza di chi crede in qualche residuo valore e la disperazione di chi non crede più a nulla. E forse continueranno a convivere in eterno.

Per un po’ prevale il gioco “indovina chi è?” imbastito con sapienza da Cazzullo e Roncone, le cui prose sono brillantissime anche quando scrivono di politica e politici per il quotidiano di via Solferino. Vorresti azzeccare chi è nella vita reale il cardinale Celestino Giusti (alla cui memoria “Micromega avrebbe dedicato un numero monografico listato a lutto”), che ha una proficua corrispondenza con Enzo Bianchi, priore di Bose, ed è in odore di santità sebbene lo scopriremo cinico arrampicatore ecclesiastico. E chi è il tributarista fiorentino Matteo Grossi, collezionista di capolavori rubati su commissione? Difficile individuare l’alter ego in carne e ossa di Nando Racioppi in arte “Tigellino”, anima nera del Ministero dell’Interno ora retto da Francesco Ambrati (indizi per identificarlo: “È cresciuto nella Federazione giovanile comunista, sempre in abito blu, cravatta blu, i capelli neri tinti”). Forse è più facile da decrittare la reale identità della giornalista meridionale Veronica Grassi, che organizza feste esclusive all’hotel Locarno, ma è meglio lo faccia ogni lettore usando fiuto e acume.

Poi però la trama fa il suo dovere, dipanandosi sulle tracce di un cellulare zeppo di foto compromettenti, scomparso e cercato da un antiquario con un passato da 007, da un killer che piscia sulle sue vittime, da prelati che lo userebbero contro Papa Francesco, da politici che temono che quell’iPhone sia più pericoloso di qualsiasi dossier dell’ex senatore Giulio Nardi, uno che “per tutta la vita è scivolato tra il Quirinale e Il Vaticano, la Confindustria e la Cgil, la Rai e i servizi segreti, garantendo tutti e non scontentando nessuno”. Tutta la vicenda si sviluppa in luoghi simbolo della capitale, segnalati nel titolo di ogni capitolo: la tribuna autorità dell’Olimpico dove Giovanni Malagò, “nuovo presidente della Roma”, chiacchiera con Andrea Agnelli e poi tiene banco tra D’Alema, Boniek e Verdone, mentre la Juve s’accontenta del pareggio; il circolo sul Tevere dove si gioca a tennis con Panatta e si fanno affari con notai maiali e mascalzoni; le cene nel ristorante vipparolo che ha ereditato la clientela orfana dell’Assunta Madre di via Giulia, chiuso tempo fa dalla magistratura per riciclaggio; il campo rom dell’Anagnina, che aveva un re di nome Dragomir e poi avrà una giovane regina; San Luigi dei Francesi, che ospita straordinari capolavori del Caravaggio, il quale visse e dipinse come nessun altro l’anima profonda di Roma.

Un romanzo di vita e morte, di paradisi intuiti e inferni attraversati. Cazzullo e Roncone immaginano un futuro prossimo che in parte s’è già avverato e, descrivendolo, raccontano una storia amara e coinvolgente: leggendola, hai paura d’affezionarti ai personaggi perché sai che potresti scoprirli molto diversi da come appaiono. A volte prevale il timore che il romanzo sappia e possa dire molto più di ciò che può raccontare la cronaca. E arriva lo smarrimento. Mai è stata così inutile e provocatoria la premessa iniziale, messa in bella vista, quasi una dedica, “ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale”. Del resto, Roncone e Cazzullo conoscono e frequentano da anni il back stage della politica in ogni suo angolo da poterne essere gli sceneggiatori. Ed è tutto è così vero che dopo aver “giocato” ad abbinare i nomi della fiction alla realtà della scena politica, ti chiedi dove mai possa essere la salvezza. Inutile dire che Peccati Immortali lo vedremo in tv. O al cinema.