Nuvole barocche di Paolacci & Ronco

Nuvole barocche di Paolacci & Ronco

Nel vasto ma non molto variegato panorama del “giallo” italiano di oggi, è facile trovare buoni romanzi ma difficile trovare romanzi davvero originali. Una singolare eccezione a questa regola è rappresentata da Nuvole barocche di Antonio Paolacci e Paola Ronco, che tenta alcune riflessioni sulla condizione umana, non appesantite da inutili pretestuosità. Lo fa prendendo spunto da una particolare situazione investigativa: quella di un poliziotto gay che indaga su un delitto in cui la vittima è un ragazzo gay.

La situazione, a dire il vero, non è nuovissima. Dal 1970 al 1991, lo scrittore americano gay Joseph Hansen (1923-2004) ha portato avanti una serie di successo di dodici romanzi, parzialmente giunta anche in Italia, prima con tre volumi presentati nel Giallo Mondadori negli anni ’80 e recentemente riproposta da Elliot (gli stessi tre volumi più altri due). La serie vede come protagonista Dave Brandstetter, detective gay che lavora per una compagnia assicurativa, affrontando nelle sue vicende tra il mystery e il thriller, temi molto importanti del periodo, come i primi Gay Pride o l’impatto dell’Aids sulla comunità omosessuale americana.

Altri autori hanno toccato più marginalmente queste tematiche. Un altro esempio che si può leggere in Italiano è Duffy di Dan Kavanagh, pseudonimo di Julian Barnes, uscito molto tempo fa per Mondadori e recentemente riproposto da Einaudi. Tuttavia, in questo caso, si tratta di un detective bisessuale, un ex agente sbattuto fuori dalla polizia dopo essere stato sorpreso in intimità con un ragazzo, che però ogni tanto si permette anche una distrazione con qualche donna. Il romanzo di Paolacci e Ronco però, a quanto mi risulta, è innanzitutto il primo a farlo con ambientazione tutta italiana e poi anche il primo a mettere in scena, non un semplice investigatore gay, ma un vero poliziotto, inquadrato come vicequestore aggiunto nelle forze dell’ordine, tra colleghi che sanno tutto di lui.

Si tratta dunque di un poliziesco in senso stretto e dobbiamo riconoscere che si presenta un po’ diverso dalla media, anche a livello tematico, dato che mette in scena delle figure di poliziotti piuttosto dimesse. Sono poliziotti che, forse solo per caso (nella nota finale che accompagna il libro ci sono alcuni riferimenti dichiarati ma questo manca), assomigliano molto ai grigi e umani agenti della vecchia e gloriosa serie tv Qui squadra mobile, andata in onda dal 1973 al 1976 sul Primo Canale Rai. Da quella – forse i lettori più esperti lo ricorderanno – gli sceneggiatori Massimo Felisatti e Fabio Pittorru trassero una serie di cinque eccellenti libri, pubblicati tutti nel 1978 dalla Garzanti-Vallardi.

Ecco, i poliziotti di Nuvole barocche ricordano davvero i poliziotti di quei libri e anche lo schema narrativo sembra richiamarsi a quel modello, a partire dalla prima scena, quella della scoperta del cadavere da parte di un passante che fa jogging nella zona del Porto Antico di Genova, in un’alba invernale livida e piovosa.

Ambientato a Genova, tra le Nuvole barocche di Fabrizio d’André, porta il titolo di una sua canzone del 1961 e del suo secondo album, del 1969

Siamo nel 2016. Uno studente universitario di origini facoltose ma con una contorta storia familiare alle spalle, viene ucciso a botte nella notte mentre torna a casa da una festa gay che celebra l’approvazione della legge sulle unioni civili. Dalla scoperta del cadavere – in realtà il ragazzo è ancora vivo ma cessa di vivere prima che arrivino i soccorsi – partono le indagini coordinate e spesso compiute in prima persona dal vicequestore aggiunto Paolo Nigra, un torinese esperto di arti marziali e tormentato da una vita sentimentale gratificante e stressante al tempo stesso. E’ felicemente legato a un attore (il cui ruolo di maggior successo è proprio quello di un poliziotto in tv), non può però rendere pubblico questo legame, perché la carriera del suo compagno ne risentirebbe negativamente.

Nigra, tra i colleghi è molto considerato e può permettersi di guardare dall’alto in basso i pochi omofobi che si azzardano a fare battute alle sue spalle, grazie alla lungimiranza del suo diretto superiore, Fabio Virdis, un tipo rude ed essenziale nei modi ma distante da ogni pregiudizio. Può inoltre fidarsi ciecamente di alcuni umili e operosi sottoposti – l’ispettrice Santamaria e l’ispettore Caccialepori – ma non del commissario Musso che è dotato di molta buona volontà e pochissime capacità.

Uno strano rapporto lo lega al sostituto procuratore Evangelisti (c’è una donna di mezzo, migliore amica di uno e amante dell’altro): un magistrato che è anche un intellettuale tanto raffinato e snob che a volte sembra capirsi unicamente da solo mentre getta qua e là una citazione dotta dietro l’altra. Anche se poi alcune di queste citazioni – specialmente da Dürrenmatt – germoglieranno come semi nella mente molto ricettiva di Nigra.

La scena del crimine presenta pochissimi indizi utili, dunque l’indagine deve procedere quasi alla cieca fra le tre possibilità che, in prima battuta, sembrano alla base del delitto: l’aggressione omofoba, la vicenda familiare e il giro delle amicizie.

Il fatto che le possibilità siano soltanto tre, fa sì che quando quella che a un certo punto appare la più probabile si rivelerà un buco nell’acqua, sarà relativamente facile intuire in quale delle altre due direzioni si debba andare a cercare il colpevole. Ma, in realtà, a quel punto, la vicenda non si esaurisce, perché capita che le indagini su qualcosa di recente portino alla luce anche elementi su qualcosa di molto più antico.

Il romanzo di Paolacci & Ronco è scritto davvero bene, ha il giusto equilibrio tra i dialoghi e l’azione, rende perfettamente l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi senza appesantire nessuna delle due. Ha qualche limite nel fatto che un indizio decisivo salta fuori praticamente per caso – può succedere, per carità, ma ormai nei romanzi sta diventando un espediente abusato – e in una confessione che arriva con troppa prontezza per essere credibile. Ma, nel complesso, risulta una lettura agevole e piacevole, utile anche ad aprire una finestra su tante cose che di solito abbiamo davanti agli occhi ma facciamo finta di non vedere.

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