Masha Gessen, nella Russia di Putin la democrazia è fallita

La scrittrice e giornalista russa Masha Gessen, autrice del romanzo Il futuro è storia sulla Russia post-sovietica
La scrittrice e giornalista russa Masha Gessen

“Il futuro è storia” di Masha Gessen è un lungo, ambizioso e straziante libro sulla Russia post-sovietica. È un reportage narrativo che si occupa di personaggi realmente esistenti e li segue dal dopo perestrojka ai giorni nostri. In un paese dove, sostiene l’autrice, è stato instaurato un regime totalitario, e che è diventato un modello del pensiero conservatore e di destra negli USA e in Europa. Vincitore del National Book Award 2017.

Lì dove i cronisti e gli storici non si spingono, possono osare gli scrittori. Incalzano la cronaca e la storia, fanno i conti prima, potenzialmente rischiando errori e sbavature, ma sempre con coraggio, una delle caratteristiche della letteratura vera, quella che non resta a guardare, che non può essere inerte.

Masha Gessen, giornalista russa, vittima di minacce di morte nella Russia del piccolo uomo grigio Putin, trapiantata negli Stati Uniti per evitare di far la fine di Anna Politkovskaja, è lontana dal suo Paese ma lo conosce come pochi. Il suo Il futuro è storia (706 pagine, 18 euro), pubblicato dalla casa editrice Sellerio, tradotto da Andrea Grechi, è un volume lungo e accurato, esaltante per chi ama leggere.

Gessen regala un affresco, un arazzo, con non poche divagazioni della Russia post perestrojka, sezionando, attraverso alcuni personaggi realmente esistenti (quattro nati poco prima dell’avvento di Gorbaciov, tre più anziani, fra cui una psicanalista, un sociologo, e solo un sostenitore di Putin, quasi un ideologo, Alexander Dugin), una terra e un popolo che sono prigionieri di dinamiche del passato.

Dinamiche tutt’altro che sepolte. L’imitazione di una democrazia, di uno stato è una delle teorie che emergono dalle pagine di Gessen, che ha parecchie caratteristiche di quelli che sono stati i sanguinari regimi totalitari. Un punto che fa molto discutere e che non trova tutti d’accordo, ma su cui, comunque la si pensi, ragionare non è cosa malvagia.

Figure esemplari e tragico quadro generale

Di sicuro il conservatorismo sociale, la xenofobia e l’intolleranza (ad esempio nei confronti dei gay e Gessen anche per questo è andata via) sono alcune delle facce di un governo che garantisce stabilità, in cambio della limitazione di alcuni diritti, di corruzione e repressione dilaganti.

Le figure che Masha Gessen tratteggia sono esemplari: solo per fare un paio d’esempi, Liosha, omosessuale, che insegna e fugge in America, a Brooklyn, quando gli episodi discriminatori e persecutori si moltiplicano, quasi sostenuti dalla nuova legislazione.

Zhanna, figlia di Boris Nemtsov, funzionario ai tempi di Eltsin, poi feroce avversario di Putin, della cui morte nel 2015 la donna considera responsabile proprio l’attuale presidente russo. Ma al di là dei casi particolari è il quadro totale che gradualmente emerge a essere piuttosto tragico e stupefacente, senza che mai la tenuta complessiva del libro, ambizioso e straziante, venga meno.

Condanna eterna alla tirannia e all'obbedienza

Il futuro della storia sembra una condanna eterna alla tirannia e all’obbedienza, insita nella natura dell’anima russa: in questo senso il vuoto lasciato dal comunismo è stato riempito in fretta, dopo gli immediati anni post-sovietici, le guerre cecene e l’ascesa trionfale di Putin, che coincide, secondo Gessen, con l’instaurazione di un regime totalitario, magari in forme più attenuate della definizione classica, che porta comunque a un sostegno larghissimo. 

Il futuro è storia non lascia scampo. Il suo messaggio è dirompente e non si può ignorare, anche perché tutto il mondo dovrà continuare a fare i conti con la Russia. Se in libreria trovate questo volume in scaffali marginali, tiratelo fuori di lì e mettetelo in bella mostra.

Chi è Masha Gessen

Nata a Mosca nel 1967 in una famiglia di origine ebraica, nel 1981 si trasferisce negli Stati Uniti per poi ritornare a Mosca nel 1991. Lavora come giornalista nella testata storica Vokrug sveta, rivista di divulgazione scientifica. Dal 1993 al 1998 ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione dell'Organizzazione per i diritti LGBT di Mosca.

Nel 2008 scrive un lungo articolo sulla figura di Putin per Vanity Fair. Scrive numerosi articoli per il blog Latitude del New York Times dal 2011 al 2013 sulla violazione dei diritti degli omosessuali in Russia, la repressione della libertà di informazione e temi economici come il deprezzamento del rublo.

Nel settembre 2012 Masha Gessen viene licenziata dalla Vokrug sveta perché si rifiuta di inviare un giornalista a coprire un evento della società geografica russa con il presidente Putin sulla conservazione della natura. Gessen riteneva che Putin potesse strumentalizzare l'evento a fini propagandistici. Nonostante la smentita di Putin la Gessen decide di abbandonare la Russia per ritornare negli Stati Uniti. 

Giovanni Leti