Just Kids di Patti Smith

Just Kids di Patti Smith

La copertina di Just Kids di Patti Smith

Questo libro è un’autobiografia e un atto d’amore. Inteso come amicizia. In realtà qui non si fanno troppe distinzioni tra amore e amicizia. Forse perché sono trattati entrambi come qualcosa di grande, che dura per sempre, che solo alcune persone ricche di saggezza possono riuscire a vivere. Patti Smith è una di queste. E l’atto d’amore è verso Robert Mapplethorpe.

L’amico conosciuto una notte d’estate del 1967 in un parco di New York, mentre una giovanissima Patti vagava per la città senza casa, senza soldi, senza cibo, ma con in testa l’idea e la vocazione di una vita da artista. Insieme la costruirono. Insieme sperimentarono il loro irrefrenabile ma ancor vago talento artistico, nuotando nel grande mare della poesia, della pittura e infine, l’uno della fotografia, l’altra della musica. Ma fu un lungo viaggio d’esplorazione, con passaggi, tappe e molta lentezza.

Robert Mapplethrope, Autoritratto

Nessuna differenza tra arte e vita

Avvengono molti incontri durante questa esplorazione, ognuno di essi rappresenta un tassello importante, una svolta, un superare l’ostacolo, la difficoltà. C’è molta povertà economica, ma anche molta ricchezza, topaie e grandi loft vuoti con qua e là oggetti rari e bellissimi. Ci sono molti fogli su cui scrivere e dipingere che si lasciano per terra e si dimenticano. Sopravvivere è difficile, avere i soldi per un panino all’inizio della loro convivenza è un’impresa. Per un periodo sono costretti a vivere in un orribile hotel pieno di drogati e spacciatori.

Quei giorni segnarono il punto più basso della nostra vita insieme… L’Allerton era un posto orribile, tetro e malconcio… la stanza puzzava di piscio e disinfettanti… Il cuscino bitorzoluto brulicava di pidocchi.

Qui Patti fa la conoscenza con un ballerino, diventato tossicodipendente, che rimpiangeva la sua carriera fallita e danzava lungo i corridoi del fetido hotel. In quei giorni Robert era malato, febbre alta e ascesso alle gengive. Patti deve prendersi cura di lui, decide quindi di traslocare al mitico Chelsea Hotel anche se non sa ancora come potrà pagarlo. Lì comincia la vera vita artistica di Patti Smith e Robert Mapplethorpe. Il Chelsea infatti è pieno di artisti, registi, attori. C’è anche un medico che cura Robert gratuitamente. Scrive Patti:

Il Chelsea era una casa di bambole ai Confini della realtà con un centinaio di stanze, ciascuna un piccolo universo. Io passeggiavo per i corridoi in cerca di spettri vivi o morti… Qui Dylan Thomas sommerso da poesie e alcol, aveva trascorso le sue ultime ore… Bob Dylan aveva composto Sad-Eyed Lady of the Lowlands… e si diceva ch Edie Sedgwick sotto l’effetto dello speed avesse dato fuoco alla camera.

In “Chelsea Hotel” Leonard Cohen racconta un incontro con Janis Joplin avvenuto lì nel 1968

Nelle vicinanze del Chelsea ci sono i locali dove tutti si ritrovano, artisti conosciuti e sconosciuti. Robert e Patti cominciano a frequentarli, ma sono timidi, non conoscono l’ambiente e tutto sommato preferiscono stare nella loro camera a dipingere e scrivere, o mangiare con qualche amico a una tavola calda. E’ in una di queste avviene uno dei tanti incontri di Patti, quello con Allen Ginsberg, quando lui le offrì i dieci centesimi che le mancavano per comprare un panino.

“Sei una ragazza?”, mi chiese. “Già”, dissi, “E’ un problema?” “Mi spiace. Ti avevo scambiato per un ragazzo carino”. “Be’, devo ridarti il sandwich?”

Patti Smith e Sam Shepard al Chelsea Hotel

Sperimentare è trovare

Dopo un po’ di tempo che vivevano al Chelsea, Robert sente il bisogno di avere un posto più grande dove lavorare alle sue installazioni. Così lui e Patti si trasferiscono in un loft che mettono a posto secondo le loro esigenze. In seguito riusciranno ad avere anche quello accanto molto più grande. Nel primo si sistema Patti, in quello più grande Robert. Da quel momento in poi le cose cominciano a cambiare tra loro. Inevitabilmente, vivendo in posti separati ancorché vicini, sia Patti che Robert cominciano a vivere situazioni indipendenti l’uno dall’altra. Robert si innamora di un ragazzo, Patti lì per lì ci rimane male ma accetta la situazione anche perché Robert continua a starle vicino, a consigliarla, a leggere le sue poesie. Lei d’altra parte si innamora di Sam Shepard. Lui è sposato e ha un figlio, ma si sistema per qualche tempo al Chelsea e diventa l’amante di Patti. Insieme scrivono una commedia che però non avrà fortuna.

“Oath” by Patti Smith, 1973 reading

Il primo reading di Patti

Quando finisce la relazione con Sam Shepard, Patti Smith continua a scrivere poesie, ma alcune diventano canzoni. Robert riesce a organizzarle un reading. E’ il primo e si svolge il 10 Febbraio del 1971 nella chiesa di St. Mark. Lei è accompagnata dalla chitarra elettrica di Lenny Kaye. Il reading ha successo e le apre diverse porte. Alcune sue poesie vengono pubblicate, ma lei non si monta la testa e continua la sua vita di scrittura, frequentazione di locali e nuove amicizie.

Ecco che spunta una polaroid

Dopo anni di vita all’insegna della precarietà (cercata, voluta, vissuta con allegria) ecco che spunta una polaroid e di malavoglia Robert Mapplethorpe comincia a fotografare, ma poco, non ha soldi per fare troppe foto, deve limitarsi. Così continua con i suoi collages. Intanto Patti per caso incontra dei musicisti e le viene un’idea: perché non trasformare le poesie in canzoni? E così ecco nascere la Patti Smith che conosciamo, quella che diventa famosa con Horses nel 1975. Contemporaneamente Mapplethorpe diventa un famoso fotografo. Tutto però sembra accadere con calma e per caso, grazie a incontri nei locali e alle feste. E Patti Smith diventa la prima modella per le fotografie di Robert Mapplethorpe. Scrive:

Il credo che sviluppammo come artista e modella era semplice: ho fiducia in te, ho fiducia in me stesso.

Le cose dal quel momento accelerano per entrambi, sia nell’arte che nella vita personale. Patti si lega sentimentalmente al musicista Allen Lanier, Robert a Sam Wagstaff, un ricco gallerista e mecenate che gli regalò una fotocamera Hasselblad. Scrive Patti Smith:

La nuova fotocamera non gli insegnò nulla, gli permise soltanto di ottenere esattamente ciò che cercava.

Grazie ai loro due nuovi amori, Patti e Robert lasciano i loro loft e vanno a vivere con i rispettivi compagni. Con Allen Patti va d’accordo, ma si vedono poco perché lui è sempre in turné con la sua band. Vicino alla perfezione è il rapporto tra Robert Mapplethorpe e Sam Wagstaff. Il primo era convinto che il secondo fosse l’unico a capirlo davvero:

Sam Wagstaff e Robert Mapplethorpe

Sam amava l’opera di Robert, la amava come nessun altro… Robert e Sam erano più prossimi ad un legame di sangue di quanto due uomini avrebbero mai potuto essere… Erano una creatura sola, se così si può dire. Avevano bisogno l’uno dell’altro. Il mecenate di essere magnificato dalla creazione, l’artista di creare.

La svolta musicale di Patti Smith: “tre accordi fusi al potere della parola”

La trasformazione di Patti da poetessa a cantante avvenne grazie alla collaborazione con Allen Lanier e altri musicisti. Con loro riuscì a incidere un singolo di Hey Joe in omaggio a Jimi Hendrix e a fare un tour a Los Angeles e San Francisco. Infine registrò il celebre album Horses. Come sappiamo fu Robert Mapplethorpe a scattare la fotografia della copertina del disco. L’abbigliamento di Patti per quella fotografia fa parte della mitologia.

Andai all’Esercito della Salvezza sulla Bowery e comprai una pila di camicie bianche… Quella che più mi piacque aveva delle iniziali sotto il taschino… Tagliai via i polsini per indossarla sotto la giacca nera… Pantaloni neri col risvolto, calze bianche filo di Scozia… L’ultimo tocco fu il mio cravattino preferito.

Io avevo in mente il mio aspetto, lui aveva in mente la luce

“Ti toglieresti la giacca?”… “Eccola…” “Ce l’ho”. “Come fai a saperlo?” “Lo so e basta”. Quel giorno scattò dodici fotografie in tutto. Dopo qualche giorno mi mostrò i provini. “Questa ha la magia, disse. Ancora oggi, quando la guardo, non vedo me stessa. Vedo noi.

Just Kids di Patti Smith si legge come un romanzo. Una miriade di individui si muovono in una New York che sembra un grande paesone abitato da personaggi come Sam Shepard e Janice Joplins, da Jimi Hendrix e William Burroughs, sfiorando Allen Ginsberg, Andy Wharol, Gregory Corso. In mezzo ad essi Patti Smith e Robert Mapplethorpe si muovono continuamente per incontrarli, preparando ogni volta l’abbigliamento adatto alla singola occasione. Allo spontaneo dispiegarsi dei rapporti corrisponde una accuratissima scelta dell’immagine di sé da comunicare; non accattivante, non bella, neanche trasgressiva, ma vera rispetto allo stato d’animo di quel momento. La scrittura di Patti Smith è semplice, elementare quasi, eppure più che leggere sembra di vedere un film. L’unica scrittura possibile per una persona di genio, o anche solo di talento, è la semplicità: è scrivere facendosi guidare dallo spirito, come diceva Ginsberg. Lo spirito è il contrario del complesso, delle complicazioni dell’intelletto. Lo spirito “è” e basta. Si tratta solo di ascoltare le sue parole e scriverle. Ed è quello che fa Patti Smith in questo libro.

Prima di Just Kits sono stati tradotti in italiano altri due libri di Patti Smith: l’ultimo è Devotion, preceduto da M train. Questi presentano entrambi una scrittura diversa da Just Kids, più lenta, più poetica. Raccontano momenti di vita quotidiana di una Patti diventata una donna di una certa età, ma sempre amante della scrittura e del confronto col pubblico. Pur impegnata in concerti e viaggi, Patti Smith non li affronta più con la frenesia della gioventù, forse perché non deve più dimostrare quanto è brava. Può persino permettersi qualche errore, come è accaduto durante la cerimonia per il premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan.

Un’ultima considerazione. Anche allora – e tutto il libro ne parla – quello che contava per un artista erano i contatti. Quelli che ti creano le occasioni. Negli anni ’70 in cui è ambientato il libro, erano tutti contatti fisici, fatti di occhi negli occhi, bocche di fronte a bocche e sigarette, cibo offerto e accettato. Con baci e abbracci fisici, vestiti prestati e regalati. Sorrisi e facce serie, una di fronte all’altra. Da tutta questa fisicità nasceva l’arte, che naturalmente è sempre virtuale.

Oggi che ci parliamo come fossimo tutti puri spiriti, siamo meno spirituali di quando erano i nostri corpi a parlare in nome del nostro spirito. Anche quando capita di incontrarci faccia a faccia a parlare del nostro scrivere, è come se la patina astratta dei rapporti virtuali ci fosse rimasta attaccata. E abbiamo quel fare distaccato, impersonale, non coinvolto. Non ci vogliamo abbastanza bene per stimarci davvero.

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Patti Smith legge una lettera per Robert Mapplethorpe scritta poco prima che lui morisse

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