Eros in agonia di Byung-Chul Han

Eros in agonia di Byung-Chul Han

L’amore è in via d’estinzione come le tigri e gli elefanti. L’uomo contemporaneo ha ucciso il desiderio. Questo sostiene il filosofo coreano Byung-Chul Han che “scortica le patologie del presente con rinfrescante originalità” e dice che l’eros è in agonia.

. Da cosa è minacciato? Dall’individualismo tanto per cominciare. L’ossessione dell’iperproduzione, del potere e della ricchezza, il fatto di “contabilizzare” ogni esperienza, sono antitetici all’amore che, per sua natura, è ribelle alle regole, soprattutto a quelle del profitto.

L’amore non è un affare ma è l’esperienza radicale dell’Altro. E’ l’esperienza assoluta dell’alterità. Oggi però fare l’esperienza dell’Altro è impossibile perché l’uomo contemporaneo è troppo autoreferenziale e narcisista.

E’ “preoccupato unicamente di trovare consenso e di conseguire una soddisfazione narcisistica”. Questo “soffoca la possibilità dell’Eros”.

Può amare Siri, la schiava digitale che cerca sempre di accontentarlo (vedi il film Her), ma non vede l’Altro che funge solo da specchio al suo narcisismo.

Non pare proprio che le cose vadano bene dal punto di vista dell’eros, almeno in Occidente. Ci sono difficoltà insormontabili, c’è insoddisfazione, c’è molta solitudine. Sembra si sia persa la formula magica per amarsi e stare insieme.

In un folgorante libricino di 96 pagine – non sempre facile ma forse imprescindibile – intitolatato Eros in agonia, Byung-Chul Han ci spiega l’agonia dell’eros che proverò a raccontare in questo articolo, considerando che “parlare d’amore è come ballare sull’architettura”.

Eros in agonia

L’Eros è una relazione asimmetrica con l’Altro che rompe la relazione utilitaristica di scambio. Non è possibile contabilizzare l’alterità. E non è una differenza consumabile.

Come dice Sartre, il desiderio introduce nell’essere il verme della mancanza. Il narcisista invece ha già tutto in casa, non ha bisogno dell’Altro. Gli basta la sua immagine riflessa.

Nell’amore addomesticato si resta uguali a sé e si cerca nell’altro soltanto una conferma di se stessi. La relazione diventa una forma di consumo priva di rischio, pericolo e sofferenza, che vengono rimpiazzati da eccitazione e sentimenti piacevoli senza conseguenze.

Se l’altro è privato della sua alterità si degrada a specchio del soggetto. Non c’è Eros, c’è sesso. Il corpo non può essere amato, ma solo consumato.

“Il vero amore è solo quello che accetta la necessità di annullarsi affinché l’Altro possa giungere”… “Occorre il coraggio di un annientamento di sé ai fini della scoperta dell’altro”.

L’esperienza amorosa, dice Byng-Chul Han, è fatta di impotenza, che è prezzo da pagare per una rivelazione dell’Altro. La rinuncia in amore è necessaria perché avvenga la scomparsa di sé nell’altro.

Ma oggi ogni forma di negatività è bandita e l’amore “deve produrre soprattutto sentimenti piacevoli. Non è più una trama, una narrazione, un dramma, bensì emozione ed eccitazione prive di conseguenze”. Cadere innamorati sarebbe già troppo negativo.

In Cinquanta sfumature di grigio il rapporto fra i due si profila come una “proposta di lavoro” piena di “condizioni” in cui tutto deve essere “delizioso” (nel libro si fa un uso smodato di questo aggettivo) e vige l’imperativo della positività. In questo mondo positivo è ammesso solo quello che è consumabile.

Il ratto di Proserpina, Gian Lorenzo Bernini

Viviamo in una società che diventa sempre più narcisistica. Nell’era del selfie non c’è neanche più bisogno di qualcuno che ci fotografi. L’amore è chiamato ad essere soltanto calore, intimità e piacevole eccitazione. Così il sesso si trasforma in porno.

L’universo contemporaneo è l’inferno dell’Uguale.

Nell’inferno dell’Uguale tutti sono intercambiabili e si diventa vittime anche dell’illimitata possibilità di scelta, dell’espansione della tecnologia della scelta.

Il desiderio dell’Altro lascia il posto al confort dell’Uguale.

Così il soggetto narcisistico, concentrato sul proprio ombelico, sprofonda nella depressione e nell’inferno dell’Uguale. Incapace di riconoscere e di accettare l’Altro, sprofonda in se stesso sino ad annegare.

Questa esagerata autorefenzialità porta alla depressione che è una patologia narcisistica. Eros e depressione sono contrapposti: l’Eros strappa il soggetto da se stesso e lo volge verso l’Altro. La depressione al contrario lo precipita in se stesso.

“L’Eros rende possibile l’esperienza dell’Altro nella sua alterità che strappa il soggetto dal suo inferno narcisistico. L’Eros mette in moto una volontaria autonegazione, un volontario autosvuotamento”… “Ma si tratta di un negativo dal quale deriva un effetto curativo, catartico.

L’Eros sconfigge la depressione che è impossibilità dell’amore.

Viva la differenza!

La differenza è indispensabile, ma noi vogliamo livellare tutto e tutti in una asfissiante pretesa di identità universale.

Costitutiva dell’amore è un’asimmetria e una differenza che però sparisce nell’universo dell’Uguale in cui viviamo. Per questo nella società contemporanea non c’è alcuna esperienza erotica.

“Il principio della prestazione, che oggi domina ogni ambito della vita, coinvolge anche l’amore e la sessualità”… “Ma il principio della prestazione non si accorda con la negatività dell’eccesso e della trasgressione” che l’amore comporta (vedi a questo proposito L’erotismo di Bataille).

Perché esista l’Altro deve esserci una distanza. Solo in questo modo si può rispettarlo. L’amore è fatto della negatività, del mettersi in gioco, del dolore e della passione.

L’Eros è uscire da sé e interruzione del solipsismo. E’ rompere il ritmo ripetitivo dell’Uguale. L’amore è conciliazione e ritorno che passa attraverso il sacrificio e la perdita del sé.

Sì sente l’uomo che ha vissuto dietro al pensatore Byung-Chul Han il quale sostiene che l’annichilimento dell’eros comporta la paralisi del pensiero. Quindi conclude con un’ultima perla:

“Si deve essere stati amici e amanti per poter pensare”.

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