Da Arminio a Gorman, un poeta al governo

Da Arminio a Gorman, un poeta al governo
di Ansa

(di Elisabetta Stefanelli) (ANSA) - ROMA, 08 FEB - "Ho provato a spiegare perché ci vorrebbe un artista al governo. Mi sembra più che mai utile nel governo che sta per nascere. In fondo servirebbe a tutte le forze politiche e anche al presidente del Consiglio: si darebbe l'idea che se non sono tempi facili, in politica non bastano più che mai le scelte facili". E' la proposta che avanza Franco Arminio, poeta e paesologo, e che da Facebook arriva nelle piazze dei piccoli borghi che questo artista vuole rivalutare. Fa anche i nomi Arminio, a suggellare il fatto che non si tratta solo di una boutade: "Ecco i miei ministri possibili - scrive - luisa cavaliere; dario brunori; saba anglana; rocco papaleo; donatella di pietrantonio; domenico iannacone; melina mulas; giovanni lindo ferretti". Ma Arminio non è solo e sembra anzi che la poesia, e soprattutto i poeti, stiano riprendendo il loro ruolo di primo piano nella cultura politica. Ne è un esempio importante la giovane poetessa Amanda Gorman, che prima del fischio di inizio del Super Bowl, ha letto i suoi versi Un omaggio agli 'essential workers', ai lavoratori che operano in settori vitali per il Paese. La Gorman ha conquistato velocemente un ruolo di primo piano con la sua poesia letta in occasione dell'insediamento di Biden. Afro-americana di Los Angeles, ha catturato in versi lo storico momento della transizione dalla presidenza di Donald Trump a quella di Joe Biden. Ha incollato alla tv milioni di spettatori ed è diventata una star anche per il mix culturale che esprime: echi di "Hamilton" e suggestioni rap hanno punteggiato la lettura di "The Hill We Climb", la composizione finita dopo le violenze degli ultrà trumpiani del 6 gennaio in Campidoglio. A 22 anni la Gorman è la più giovane poetessa che abbia recitato durante una cerimonia dell'insediamento presidenziale oltre a vantare il titolo di National Youth Poet Laureate, una sorta di Nobel per giovani scrittori americani. Nella poesia la giovane artista ha accennato alla sua personale esperienza di "ragazzina magra afro-americana cresciuta da una mamma single che sognava un giorno di diventare presidente e oggi recita all'insediamento di un presidente". Se lei sogna di diventare presidente Usa, in Italia Arminio - poeta anche lui dalla vastissima platea conquistata attraverso Facebook - pensa che la poesia debba andare al governo. "Il paradosso - scrive Arminio - è che oggi la politica è anche una forma di intrattenimento. Ci governano e ci fanno anche divertire, basti pensare a De Luca, a Sgarbi: i teatri sono chiusi, ma c'è il teatro della politica, pensate al formidabile intervento in Parlamento del deputato al glucosio. In un momento in cui per via della malattia la politica ha legiferato anche su cose molto intime come la morte e la sessualità, è davvero assurdo che il mondo della cultura non lotti per proteggere le sue verità. Nessuno ci deve regalare niente. Se abbiamo bisogno di banchieri, dobbiamo anche aver bisogno di poeti. Se esiste la massoneria, deve esistere anche qualcuno che sia veramente dalla parte dei fragili. Parliamoci chiaro: il ministro artista non lo avremo senza una spinta fortissima dai sensibili all'arte. Non ci sarà mai un partito che lo proporrà, ognuno nei Palazzi propone persone della sua banda. Le tribù libiche sono antropologicamente più interessanti delle tribù della politica". Per questo Arminio propone i suoi sette nomi: "Ovviamente ce ne sono tantissimi altri possibili, magari aggiungeteci i vostri. Li indico in base non solo al loro valore artistico, ma al fatto che ne ho una conoscenza personale e mi fido. Una di queste persone al governo sarebbe un bell'esperimento: la politica senza cultura è dannosa, la cultura senza politica è un orpello inutile". (ANSA).