Colto e romantico, ottocentesco e attuale: perfetto Neuman

Colto e romantico, ottocentesco e attuale: perfetto Neuman

Torna in edizione tascabile “Il viaggiatore del secolo”, meraviglioso romanzo di Andrés Neuman, argentino imbevuto di cultura europea. Tra le pagine ricostruzioni e vite ottocentesche, ma personaggi disorientati e in crisi d’identità. Protagonista, fra citazioni e azioni, il misterioso Hans e il suo amore tormentato per Sophie, oltre a una pletora di figure indimenticabili.

Wandernburgo è una bizzarra cittadina tedesca, un luogo immaginario tra Sassonia e Prussia, ondivaga tra realtà e sogno, avamposto cattolico in terra luterana, dove le strade cambiano posizione e da dove nessuno è mai riuscito ad andar via. Hans, che per vivere traduce opere letterarie ed è un instancabile girovago, arriva lì da Berlino una notte. Prende una camera nella locanda della famiglia Zeit e si ripromette d’andar via il giorno dopo, ma...

Riferimenti temporali stranianti, fluttuanti

È la prima metà dell’Ottocento, la vicenda si svolge in poco meno di un anno, ma i riferimenti temporali sono stranianti, fluttuanti come le vie di Wandernburgo: il tempo è relativizzato, l’epoca è post-napoleonica, in piena Restaurazione, anche se a volte sembra che il congresso di Vienna (tra la fine del 1814 e la metà del 1815) non si sia svolto, altre che si sia già nel secondo decennio del XIX secolo.

L’esistenza di Hans, giovane colto e misterioso ma non benestante o di nobili natali, s’intreccia con quelle di Sophie Gottlieb (con cui vivrà un amore tormentato, una passione travolgente) e della sua cameriera Elsa, di un saggio suonatore di strada, del vedovo Àlvaro, imprenditore tessile spagnolo, della famiglia Zeit (soprattutto della figlia Lisa), di Rudi Wilderhaus, il rampollo locale promesso sposo di Sophie, del curato Pigherzog (che scrive al vescovo dello stato delle anime e delle donazioni), e di una misteriosa scia di delitti a opera di un uomo mascherato.

Tra un salotto, una caverna e le taverne

Gran parte dell’azione si svolge tra il salotto letterario del venerdì a casa Gottlieb, la caverna dove vive il suonatore, le taverne della cittadina e la locanda, tra appassionanti discussioni letterarie, filosofiche, politiche e sociali, molte delle quali attualissime, sulla condizione della donna o su quella della classe operaia nelle fabbriche, sui progressi tecnologici e sui nazionalismi.

Le vite dei personaggi sono prettamente ottocentesche (puntualissime le ricostruzioni d’ambiente, dietro le quali c’è un grande lavoro di documentazione), ma il loro sentire è vicinissimo a quello d’oggi: sono disorientati e nomadi, in crisi d’identità, non sanno quale è il loro posto nel mondo.

Algido e appassionante, erudito ma mai noioso

È una splendida notizia il ritorno in libreria, nei tascabili della casa editrice Einaudi, del romanzo Il viaggiatore del secolo (528 pagine, 15 euro) di Andrés Neuman, tradotto da Silvia Sichel, che nel 2011 era stato con una grande intuizione pubblicato da Ponte alle Grazie, seconda casa editrice italiana a puntare su questo autore argentino, dopo Bompiani e prima di Sur, che ha anche proposto qualche titolo.

L’opera di Neuman racconta la storia di Hans e Sophie e tante altre e, subito dopo la pubblicazione, in Spagna ha mietuto successi e premi letterari. È un capolavoro nella misura in cui racconta storie vecchie come il mondo facendole sembrare nuove, nel suo sapere essere contemporaneamente un romanzo cerebrale – a tratti algido – e appassionante, erudito ma mai noioso (nemmeno quando si disserta di filosofia o di traduzioni).

Nella capacità di mancare, con le sue idee e con i suoi personaggi, al lettore quando arriva all’ultima pagina, al compimento dei destini degli anticonvenzionali Hans e Sophie, che si sono amati di nascosto da tutti (o quasi) e assieme hanno tradotto i versi più amati e progettato un’antologia di poeti europei.

Promesse mantenute e letteratura cosmopolita

Negli ultimi anni, in Italia, sono stati pubblicati pochi romanzi ambiziosi e affascinanti come questo, che mantiene ogni promessa a livello stilistico (e si concede il gusto delle parentesi nei dialoghi) e narrativo, non è classificabile in un solo genere, dialoga con la grande tradizione dell’Ottocento, senza perdere di vista lo sguardo contemporaneo, nella consapevolezza che nella bellezza come negli errori del passato risieda una lezione fondamentale per il presente.

Come se non bastasse tutto ciò, Il viaggiatore del secolo è stato scritto dieci anni fa da un autore che aveva appena trentadue anni, ma già all’attivo romanzi e raccolte di racconti, versi e aforismi.

Nato in Argentina, dove ha trascorso l’infanzia, Neuman (come il suo mentore Roberto Bolaño, che spese parole d’ammirazione per Bariloche, il suo primo romanzo, ripubblicato da Ponte alle Grazie con il titolo Frammenti nella notte) ha lasciato il Sud America per stabilirsi in Spagna, a Granada, dove vive e insegna.

Latinoamericano di nascita, Neumann è imbevuto della grande cultura europea, a cui attinge a piene mani per le citazioni (Novalis, Leopardi, Goethe, Cervantes, Heine e Calderon de La Barca) che punteggiano Il viaggiatore del secolo, ed è cosmopolita nella sua idea di letteratura, un ponte tra Garcia Marquez, Calvino, Kafka, Borges e Joyce, dei quali è avvertito discepolo, non sterile epigono.

Salvatore Lo Iacono